Perché il reddito di cittadinanza rischia di condannare i giovani del sud alla disoccupazione

Il reddito di cittadinanza rischia di tenere lontani dal mercato del lavoro i giovani meridionali, che sono già colpiti dal fenomeno dell'alta disoccupazione.

di , pubblicato il
Il reddito di cittadinanza rischia di tenere lontani dal mercato del lavoro i giovani meridionali, che sono già colpiti dal fenomeno dell'alta disoccupazione.

Per il secondo mese consecutivo, circa mezzo milione di beneficiari ha da poco ricevuto dall’Inps l’accredito sulla carta gialla, pari all’importo previsto in loro favore per il reddito di cittadinanza. L’importo di base per un nullatenente single sprovvisto di entrate è di 780 euro al mese, ma può arrivare fino a un massimo di 1.330 euro nel caso di una famiglia di 5 componenti, di cui 3 adulti e 2 under 14. Le cifre sono effettivamente consistenti, specie se si considerano i livelli medi degli stipendi netti italiani, che non vanno molto oltre i massimi sopra indicati. Ora, in economia il reddito di cittadinanza sarebbe definito “salario di riserva”, vale a dire il reddito a cui un individuo può attingere senza lavorare.

Il reddito di cittadinanza è stato un pessimo investimento per Di Maio

Il salario di riserva distorce il mercato del lavoro, perché azzera tendenzialmente l’offerta di lavoro al di sotto di esso. In che senso? Se posso confidare in un’entrata mensile di 800 euro senza fare nulla, perché mai dovrei accettare di lavorare per una cifra inferiore? Infatti, lo stesso governo Conte ha riconosciuto informalmente il problema, tant’è che ha concesso ai beneficiari di poter rinunciare fino a 2 offerte di lavoro senza perdere il sussidio, ma alla terza questo decade, a meno che il salario mensile offerto risulti inferiore a 850 euro al mese, circa il 10% in più dell’importo di base erogato con il reddito di cittadinanza.

I contraccolpi sul mercato del lavoro

Sul piano economico, non fa una grinza. Per lavorare, dovrei spostarmi da casa, cioè affrontare un minimo di costi di trasporto (benzina, abbonamento autobus e/o metro e/o treno, etc.

), per cui la mia convenienza ad accettare un’offerta di lavoro scatterebbe da un livello salariale di un tot superiore al salario di riserva. Ma mediamente un giovane del Sud Italia percepisce come primo stipendio non più di 800 euro, per cui sarebbe come dire che non dovrebbe mai entrare nel mercato del lavoro. E sappiamo quanto le esperienze lavorative, pur secondarie, poco qualificate e passeggere, giochino spesso un ruolo positivo per aspirare ad essere assunti.

Mettetevi nei panni di un’impresa, che in risposta ad un annuncio di ricerca di un lavoratore si ritrova la casella di posta elettronica (in passato, la scrivania) intasata di email con CV allegati e tanto di lettere di presentazione. Centinaia, se non migliaia di persone in cerca di assunzione. Quale scegliere? Quello apparentemente più competente, ma privo di esperienza, oppure quello con studi/conoscenze meno attinenti o insufficienti e che, però, si è già fatto le ossa lavorando, magari in posizioni simili a quella che andrebbe ad occupare? Nella stragrande maggioranza dei casi, le piccole imprese puntano sul secondo, mentre una grande impresa può permettersi di scommettere sul primo, dedicandovi risorse e tempo per la formazione.

Reddito di cittadinanza e allarme Confindustria: gli stipendi bassi sono il problema

Giovani del sud disincentivati a cercare lavoro

Ma l’Italia è un’economia di piccole e medie imprese, le quali nel complesso occupano il 99,9% dei lavoratori del settore privato. Dunque, per entrare nel mercato del lavoro serve presentarsi con esperienze professionali anche poco significanti, ma che segnalino la propria buona volontà. Non fa una buona impressione un trentenne che esibisca un curriculum bianco alla voce “esperienze di lavoro” e che magari può vantare una laurea specialistica e un master. Agli occhi di un imprenditore si mostra come uno che ha perso troppo tempo a studiare e che non ha fatto alcunché di concreto. E poiché i famosi lavoretti sono anche quelli per i quali si riceve una retribuzione bassa, il rischio che il reddito di cittadinanza spinga centinaia di migliaia di giovani meridionali ad entrare in un circolo vizioso di inoccupazione-sussidio-inoccupazione appare alto.

Certo, per fortuna a mitigarlo ci sarebbe il fattore dignità. La narrativa dei meridionali tutti intenti a godersi sole e mare senza voler lavorare è falsa come una banconota di 3 euro. Di sicuro, moltissimi giovani usciti dalle scuole superiori e dagli atenei nemmeno prenderanno in considerazione l’ipotesi di fare domanda per ricevere il reddito di cittadinanza, preferendo cercarsi un lavoro con cui costruirsi un futuro e una prospettiva dignitosa per sé e la propria (futura) famiglia.

Reddito di cittadinanza aumenterà la disoccupazione: monito di Bruxelles

Ma sembra altrettanto indubbio che lo stato non stia incentivando l’occupazione con questi espedienti, a meno di non credere che improvvisamente i Centri per l’impiego e i suoi navigator facciano il miracolo di trovare ai disoccupati un lavoro che non c’è e che quand’anche vi fosse, raramente passa per i vecchi uffici di collocamento, che sarebbe stato bene consegnare definitivamente alla storia. E chissà, però, che sfiduciato per le opportunità scarse o inesistenti e con il bisogno di sopravvivere senza la paghetta dei genitori, qualche giovane del sud dalle pur buone intenzioni non finisca per cadere nella trappola dell’assistenzialismo.

[email protected] 

Argomenti: ,