Perché il prestito ad Alitalia fu aiuto di stato e gli italiani perderanno altri 900 milioni

Alitalia sarà costretta a rimborsare i 900 milioni del prestito-ponte allo stato, ma il governo ci ha rifilato già un nuovo trucco

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Alitalia e il prestito-ponte bocciato dall'Europa

Come sappiamo, venerdì scorso l’Unione Europea ha annunciato formalmente che il prestito-ponte da 900 milioni di euro concesso dal governo italiano ad Alitalia nel 2017 è stato considerato aiuto di stato. Pertanto, andrà restituito. Per tutta risposta, il Consiglio dei ministri si è riunito ancora prima dell’ufficializzazione, al fine di evitare problemi in fase di transizione verso ITA. In effetti, Alitalia chiuderà i battenti il 14 ottobre prossimo, data degli ultimi voli. Dal giorno successivo volerà Italia Trasporto Aereo. Sarà un erede molto più piccolo e con una comprovata discontinuità aziendale, almeno agli occhi di Bruxelles.

Su quest’ultimo fronte, le notizie sono positive. Il commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ritiene che la discontinuità sia stata garantita dallo stato italiano. Promossa anche l’iniezione di capitali per 1,35 miliardi nella nuova compagnia. Ma sul prestito-ponte non c’è stato nulla da fare. E del resto, la difesa appariva grottesca. Secondo la Commissione, infatti, all’epoca dell’erogazione lo stato non si accertò che Alitalia avrebbe avuto modo di restituire i soldi ricevuti con gli interessi. Non agì come avrebbe fatto un investitore privato, condizione necessaria per escludere che un’operazione si configuri come aiuto di stato.

Alitalia non restituirà il prestito, italiani fregati ancora una volta

Ma la restituzione resterà lettera morta. Alitalia non ha liquidità in cassa, se non quella strettamente necessaria a garantirsi l’operatività aziendale fino a metà ottobre. E con il cdm di giovedì scorso, il governo Draghi ha accelerato l’iter di trasferimento degli asset verso ITA, così da evitare che questi finiscano “congelati” da qui a qualche settimana per effetto della decisione europea. Parliamoci chiaro: sottrarre massa attiva da una società già, peraltro, soggetta ad amministrazione controllata si configurerebbe come reato di frode nel caso in cui a farlo fosse un privato.

Ma tant’è.

I contribuenti italiani non vedranno il becco di un quattrino dei 900 milioni da restituire allo stato. Il creditore ha fatto quel che doveva per rinunciare alla somma. Il conto è salatissimo: 10 miliardi dalla nascita ad oggi. L’unica speranza è che ITA non faccia la stessa fine. A tale proposito, il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, ha avuto parole chiare e dure allo stesso tempo: “fallirà”.

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