Perché il governo Salvini-Di Maio finirà per essere più amico della Merkel che di Macron

Il governo Lega-Stelle sull'Europa troverebbe qualche convergenza più probabile con la Germania della cancelliera Merkel che non con la Francia del presidente Macron. Ecco spiegato il paradosso.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo Lega-Stelle sull'Europa troverebbe qualche convergenza più probabile con la Germania della cancelliera Merkel che non con la Francia del presidente Macron. Ecco spiegato il paradosso.

Non sappiamo ancora con assoluta certezza se nascerà e chi lo guiderà, ma possiamo ben affermare che l’Italia sarebbe in procinto di formare il nuovo governo, retto dall’alleanza inedita tra due formazioni politiche non centriste e nemmeno appartenenti alle due principali famiglie partitiche europee (Popolari e Socialdemocratici). Lega e Movimento 5 Stelle stanno per dar vita a un esecutivo cosiddetto giallo-verde e già questo appare una svolta storica per il nostro Paese, indipendentemente dal giudizio che daremo ad esso. Le sfide che il prossimo premier e i suoi ministri dovranno affrontare, chiunque essi siano, appaiono notevoli. Bisogna scrivere subito il Documento di economia e finanza, un papello contabile che traccia le linee di politica economica per il triennio in corso. Quello redatto dal governo uscente e specificamente dalla persona del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, contiene solo cifre a legislazione vigente. La “ciccia” politica è stata giustamente lasciata al successore.

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Superato il primissimo scoglio, apparentemente solo formale, ma che in concreto segnala alla Commissione europea e ai mercati la direzione che il nuovo esecutivo intende intraprendere sui conti pubblici e la gestione dell’economia, arriverà la prima mazzata dalla UE: la manovra correttiva. Rumors di alcune settimane addietro parlavano di una richiesta di 5 miliardi, decisamente superiore ai 3,4 miliardi attesi. Soldi, va precisato, che vanno recuperati per l’esercizio in corso. Subito dopo vi sarà la legge di Stabilità, quella maxi-cornice legislativa che dovrà affrontare almeno alcune delle promesse elettorali di Lega e 5 Stelle, ovvero flat tax, reddito di cittadinanza e riforma della legge Fornero, i punti salienti dell’intesa di queste ore.

Ora, restiamo un attimo lucidi: non ci sarà alcuna flat tax al 15% o al 23%, nessun reddito di cittadinanza per tutti gli inattivi al lavoro e nemmeno una cancellazione della riforma delle pensioni di fine 2011. Tuttavia, qualcosa Salvini e Di Maio dovranno pure venderla agli elettori, ovvero una sforbiciata alle imposte, un potenziamento degli ammortizzatori sociali e un minimo di maggiore flessibilità in uscita dal lavoro. Per tutto questo serviranno miliardi di euro, che dovranno aggiungersi ai 12,5 necessari solo per evitare che dal gennaio 2019 le aliquote IVA aumentino dal 22% al 24% e dal 10% all’11,5%. Di quanto parliamo in tutto? 20-30 miliardi? Comunque, cifre elevate.

Le posizioni paradossalmente comuni tra populisti italiani e Germania

Ma senza nemmeno guardare lontano, a giugno l’Italia dovrà confrontarsi con un importante Consiglio europeo, chiamato a discutere sulle riforme dell’Eurozona, nonché sulla gestione del capitolo immigrazione e l’approvazione del nuovo bilancio comunitario settennale. Tutti argomenti dirompenti, specie per i due partiti al governo, riguardando le loro visioni sulla società e il rapporto con l’Europa. A quel punto, il nostro premier dovrà finalmente schierarsi: o con il presidente francese Emmanuel Macron, che propugna bilancio comune e ministro unico delle Finanze nell’Eurozona, oppure con la cancelliera Angela Merkel, dubbiosa su tali misure, nonché contraria a rendere l’ESM, il fondo di salvataggio permanente, un ente sottoposto al controllo dei commissari e sottratto alla sfera d’influenza dei governi.

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Con chi si schiererà il premier “populista” o, comunque, espressione dei due populismi? Risposta difficilissima. In teoria, Macron offrirebbe soluzioni solidali, ovvero integrerebbe ulteriormente le economie dell’area, rendendole meno esposte a shock esterni e alle tensioni finanziarie. L’Italia avrebbe convenienza a mettere al riparo il proprio super-debito da 2.300 miliardi, ma i pasti gratis – lo abbiamo scritto tante volte – non esistono. Il sostegno dell’ESM per i casi di richiesta di assistenza, nonché la maggiore solidarietà tra gli stati ambita da Parigi, sarebbero la contropartita di una ulteriore cessione di sovranità da Roma a Bruxelles, la rinuncia a quei pochi margini di manovra fiscale di cui disponiamo. Insomma, l’esatto contrario di quanto propinato da leghisti e grillini in campagna elettorale.

Dunque, l’Italia si schiererà con la Germania, facendo propendere la bilancia dalla parte di Berlino contro Parigi? Sarebbe una posizione apparentemente sorprendente, ma non inverosimile. I tedeschi hanno posizioni, che a casa nostra definiremmo “euro-scettiche”, a riprova di come questo termine stia significando ormai poco e nulla. I conservatori tedeschi, a differenza di quasi tutto l’arco politico italiano, chiedono rigore fiscale e automatismi nel sanzionare chi devia dai target di bilancio, ma allo stesso tempo, come Lega e 5 Stelle, si mostrano contrari a tutto ciò che implichi ulteriore spossessamento dei poteri nazionali e mutualizzazione dei rischi sovrani e bancari. Trattasi di ambiguità, che in effetti hanno reso la Germania di questi anni un leader senza bussola per l’Eurozona.

Merkel e Salvini troverebbero qualche compromesso?

E allora, possibili convergenze per grandi linee tra un’Italia giallo-verde e la cancelliera Merkel arriverebbero dalla comune avversione contro la cessione di ulteriori quote di sovranità, essendo legata a una maggiore condivisione di rischi. Per contro, Berlino e Roma litigherebbero come se non vi fosse un domani sul rispetto dei vincoli fiscali da un lato e la necessità di mettere in sicurezza i bilanci bancari con annessa pulizia dei crediti deteriorati dall’altro. Sul capitolo immigrazione stesso, poi, Salvini da eventuale ministro dell’Interno non troverebbe orecchie da mercante a Berlino, quanto a Parigi. E’ la Francia di Macron ad opporsi nei fatti a una gestione collegiale del fenomeno, mentre i tedeschi hanno dimostrato con i fatti di essere disposti persino a sanzionare quei governi che non corrono in aiuto di Italia e Grecia, ovvero Polonia e Ungheria, anzitutto, paradossalmente molto amici proprio del leader leghista, condividendone le posizioni sovraniste.

Questo non significa affatto che i populisti italiani saranno pappa e ciccia con Frau Merkel. Semplicemente, le convergenze tra le due parti potranno avvenire sin dal prossimo mese su questioni concrete, pur nella totale discordanza delle rispettive visioni sull’Europa e, in generale, sui fenomeni globali. Infine, nemmeno a Berlino sono molto popolari ultimamente i commissari. Se non fosse per quel piccolo problema della divergenza profonda sulla gestione dei conti pubblici, Salvini e la cancelliera Merkel sarebbero destinati a diventare più amici di quanto non si pensi.

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