Perchè il decreto sul femminicidio salva le Province. La beffa dell'emendamento Bressa

Cosa hanno in comune il decreto sul femminicidio e la riforma delle Province? Apparentemente nulla, ma se andiamo ad approfondire le due questioni sembrano avere uno stretto legame. Andiamo a vederci chiaro.

Daniele Sforza

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Sembra che il titolo che abbiamo scelto per questo articolo non nasconda un paradosso o un non-sense, come sarebbe lecito credere, ma rappresenta invece la realtà. La riforma delle Province (quella voluta dal Governo Monti per intenderci) non s’ha da fare per colpa di un emendamento inserito nel decreto sul femminicidio, che oggi sarà convertito in legge. Ciò che sta per accadere è stato infatti denunciato dal M5S (per voce di Danilo Toninelli) e Sel (per voce di Nazzareno Pilozzi) al Fatto Quotidiano, ma la notizia non ha avuto il risalto mediatico che merita. Sostanzialmente, dunque, ci poniamo una domanda: cosa hanno in comune il decreto sul femminicidio e la riforma delle Province?   LEGGI ANCHE Le province diventano dei fantasmi senza poteri. Un passo verso l’abolizione?    

Femminicidio e Province: lo strano legame

C’era una volta il governo Monti, che stabilì un decreto che prevedeva il commissariamento dei consigli provinciali in scadenza nel 2012; venne poi un secondo decreto, che prorogò il commissariamento nel 2013. Venne infine l’articolo 12 del decreto legge 14 agosto 2013, che propagò ulteriormente tale regime fino a giugno 2014. Ma questa non è la conclusione della storia: un nuovo emendamento, firmato da Gianclaudio Bressa (PD) vanifica l’ultima proroga, bloccandola al 31 dicembre 2013. Per Toninelli “questo è il via libera alle prossime elezioni dei consigli provinciali, a partire da gennaio 2014“. Vale a dire che “in assenza di una riforma con legge ordinaria, approvata entro fine anno, si andrà al voto normalmente, senza modifiche di alcun genere, senza riduzione di funzioni e numero di consiglieri”. In parole povere, “tra poco più di due mesi la riforma voluta dal governo Monti rischia di essere totalmente vanificata“. Per Pilozzi, invece, quello che accadrà è qualcosa di inaudito: usare il femminicidio per far passare la proroga sulle Province risulta una questione assai controversa, inserita nell’ultimo articolo di un’altra delicata questione, ovvero la legge sulla prevenzione e contrasto alla violenza di genere, o meglio: “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle Province”. Come stabilito dalla Corte Costituzionale, la riforma delle Province deve seguire l’iter parlamentare: della questione se ne occupa il ministro Graziano Delrio, ma il suo ddl non ha suscitato grandi entusiasmi. Ciò significa che il processo di suddetta riforma risulterà molto complicato, soprattutto se dovrà essere approvato entro Natale. A tal proposito, Renato Balduzzi (Scelta Civica) tiene a precisare: “Per evitare il ricostituirsi delle Province a gennaio, abbiamo solo due strade. O approvare il disegno di legge Delrio entro Natale, oppure intervenire con la legge di stabilità”. “Continuare con un decreto”, ha concluso l’ex ministro della Salute “comporta gli stessi problemi che abbiamo avuto con il Salva Italia, che io stesso ho concorso ad adottare, e che la Corte ha dichiarato incostituzionale”. Di diverso avviso un altro sostenitore dell’emendamento, Francesco Paolo Sisto (PDL): “Oggi convertiremo in legge solo un provvedimento conservativo che, sostanzialmente, fino a dicembre 2013, non modifica la situazione esistente”. Per Sisto, insomma, “non ci saranno più elezioni provinciali”.  

Entro fine ottobre un appello per il mantenimento delle Province?

Ma la questione non finisce certo qui: infatti, come fa sapere il presidente dell’UPI (Unione delle Province d’Italia) Antonio Saitta, “entro la fine di ottobre una trentina di costituzionalisti, e tra questi il professore Valerio Onida, presenterà un appello per il mantenimento delle Province“. Saitta, infatti, spera che “si possa convincere il Parlamento che le Province di secondo grado in mano alle città capoluogo rappresentano solo un vulnus alla democrazia”.  Per Saitta il governo “è vittima di un’opinione diffusa in base alla quale i nostri enti non servono a nulla e anche in questo caso è bene dire che si mette a rischio la democrazia sui territori”.   APPROFONDISCI Abolizione Province: la Consulta blocca tutto. Le ragioni della Corte Costituzionale   Alla base di quanto riportato sopra, dunque, sembra proprio che la riforma delle Province sia molto più lontana di quanto vogliono farci sembrare.

  1. Zsezse Zse 4 ottobre 2013

    Ma perchè scandalizzarsi ora?
    E’ proprio il decreto sul femminicidio che avava introdotto il commissariamento delle province.
    Coerenza vorrebbe che l’argomento province non fosse trattato fin dall’inizio in quanto del tutto avulso dal contesto.
    Scandalizzarsi ora è un po’ ipocrita.

  2. Giovanni Moretti 7 ottobre 2013

    I motori di ricerca hanno un meccanismo semplice per sgamare i tag a documenti non corrispondenti al loro contenuto. Ottenere il consenso popolare per approvare tutt’altro di quel che si dice è prerogativa di chi inganna i propri elettori, che per tutta risposta sono felici di essere ingannati.

  3. Elios Tamburrano 10 ottobre 2013

    Nella tua teoria c’è una fetecchia filosofica: ragioni rendendo una stortura il tuo punto di riferimento. Te la faccio più semplice: una ipocrisia al quadrato non può fare o essere uguale a coerenza; è matematicamente impossibile.

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