Perchè il crac di Cipro fa paura all’Europa

Il ciclone Grecia rischia di travolgere la piccola isola di Cipro. A Nicosia sarebbero necessari aiuti per 17,5 miliardi ma con l'Europa è scontro sul protocollo di intesa

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il ciclone Grecia rischia di travolgere la piccola isola di Cipro. A Nicosia sarebbero necessari aiuti per 17,5 miliardi ma con l'Europa è scontro sul protocollo di intesa

Una nuova piccola Grecia si affaccia all’opinione pubblica europea: Cipro. L’isola nel Sud Europa pesa solo per lo 0,2% del pil dell’Eurozona. Un nonnulla, se raffrontato con casi ben più grandi come la stessa Grecia, che vale intorno al 3% della ricchezza annua prodotta in tutta l’area.  

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Tuttavia, nessuno sta sottovalutando i segnali preoccupanti che arrivano da Nicosia, perché non si vuole ripetere l’errore commesso tre anni fa proprio con Atene. E le difficoltà finanziarie dell’isola hanno a che fare proprio con il crac ellenico, dato che nessun’altra economia come quella cipriota è così esposta al sistema bancario greco e nessun’altra ne è così integrata anche a livello commerciale. Con la conseguenza che quando la recessione ha iniziato a mordere violenta ad Atene dal 2008 in poi, Cipro si è trovata in crisi di esportazioni e con gli istituti Bank of Cyprus e Cyprus Popular Bank, che da soli risultavano a metà 2012 esposti verso debitori greci per oltre il 100% del pil dell’isola, ossia intorno a 17,5 miliardi di euro. Normale che sia precipitata nel frattempo la credibilità del sistema finanziario cipriota e delle stesse finanze pubbliche, tanto che i titoli di stato hanno rating CCC+ per Standard & Poor’s, B3 per Moody’s e BB- per Fitch (Il debito di Cipro è sempre più junk, S&P lo porta a CCC). Insomma, ridotti a titoli spazzatura, il Paese non ha più accesso ai mercati finanziari dall’aprile del 2011, tanto che a dicembre del 2012 ha dovuto fare ricorso a un prestito di 2,5 miliardi erogato dal governo russo al tasso del 4,5% (Fonte: Zerohedge).  

Economia Cipro: da cosa nasce il recente deterioramento cipro europa

I conti pubblici non sono così drammatici come si potrebbe pensare: il deficit a fine 2011 risultava al 6,5%, mentre il debito è salito al 71,5%, dieci punti in più del 2010. Ma preoccupano due dati: la forte connessione commerciale e finanziaria con la Grecia, resa più grave con l'”haircut” sui bond ellenici di quasi un anno fa e lo scontro politico tra Nicosia e Bruxelles. Infatti, il presidente Demetris Christofias rifiuta anche solo di discutere il Memorandum d’intesa che la Troika (UE, BCE e FMI) imporrebbe in cambio degli aiuti. E il capo di stato cipriota ha dalla sua l’arma del ricatto politico, visto che il suo rapporto con Mosca è molto stretto e che il governo russo ha erogato il prestito di un mese fa senza alcuna condizione.  

La partita geopolitica della Russia

Una strategia geo-politica, quella di Mosca, tesa a penetrare politicamente e finanziariamente l’isola, approfittando dei contrasti tra questa e Bruxelles. Anche per questo, la UE non vorrebbe calcare la mano con il Memorandum, volendo evitare di consegnare Cipro agli appetiti dei russi, quando già l’isola vive la questione turca, con parte del suo territorio nelle mani di un’amministrazione filo-Ankara. Ma può Bruxelles rinunciare a imporre regole e condizioni in cambio degli aiuti necessari ad evitare il default? La risposta è controversa. Da una parte, aiuti facili sarebbero avvertiti negativamente sia dai mercati finanziari che dalle popolazioni europee, anche in vista dell’importante appuntamento elettorale di settembre in Germania. E senza pensare cosa accadrebbe in Grecia, qualora si scoprisse che Cipro abbia ottenuto un trattamento di favore, mentre Atene ha dovuto accettare un piano lacrime e sangue durissimo da digerire. Dall’altra parte, però, tirare la corda potrebbe fare male a tutti. A Cipro, che in mancanza di aiuti rischia il fallimento; all’Europa, che potrebbe trovarsi dinnanzi a un nuovo caso Grecia, quando il peggio sembra essere passato. E con il rischio ulteriore di vedere allontanare politicamente l’isola dalla sua sfera d’influenza. In ogni caso, prima delle nuove elezioni, il cui primo turno è stato indetto per il 17 febbraio, non ci si attende alcuna novità concreta. Nemmeno dall’Eurogruppo di oggi a Bruxelles, che non dovrebbe sciogliere alcuna riserva, in attesa di conoscere tra qualche settimana la nuova controparte. E il presidente uscente non corre, quindi, tutto è possibile.

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Argomenti: Economie Europa