Perché il caso Cottarelli è un allarme? Ecco cosa si gioca l’Italia nei prossimi mesi

Il caso Cottarelli non va minimizzato, perché il premier Matteo Renzi - già isolato - rischia di sbattere contro la sfiducia dei mercati finanziari. Se salta anche la poltrona del ministro dell'Economia, le cose andrebbero di male in peggio.

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Il premier Matteo Renzi ha liquidato con una battuta, la settimana scorsa, il caso Cottarelli, dopo che il commissario nominato dal governo Letta nel novembre del 2013 alla cosiddetta spending review aveva  criticato il modo in cui il governo utilizza i risparmi futuri di spesa, impegnandoli per altre spese e non per abbattere il deficit o per abbassare le tasse sul lavoro. Dalla direzione del PD, Renzi aveva risposto che la spending review potrà farsi anche senza i tecnici, tradendo una certa irritazione non solo per le critiche ricevute dal commissario, ma anche per la linea di condotta fin qui tenuta anche dall’altro tecnico al governo, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Dalle parole del premier si è potuta scorgere una sorta di congedo per Cottarelli, che non ha ancora, tuttavia, presentato formalmente le sue dimissioni.   APPROFONDISCI – La denuncia di Cottarelli imbarazza il governo Renzi: io taglio e voi spendete  

Perché Cottarelli vale più di una battuta

Vale la pena soffermarsi sull’accaduto, perché se davvero il commissario farà le valigie, l’episodio sarà tutt’altro che marginale per il futuro politico, economico e finanziario dell’Italia. Carlo Cottarelli è un economista del Fondo Monetario Internazionale, che l’ex premier Letta volle a sovraintendere ai tagli alla spesa pubblica per due ragioni fondamentali: avere una figura esterna alla politica, che si occupasse di valutare con obiettività le sacche di sprechi e di possibili risparmi nella giungla della spesa pubblica italiana; mandare un messaggio rassicurante all’Europa e ai mercati sulla volontà del governo italiano di aggredire la spesa. Il nome di Cottarelli non uscì per caso. In qualità di esponente dell’FMI, l’uomo avrebbe funto da cerniera con gli organismi internazionali, allarmati dalla china che sta prendendo l’economia italiana da troppo tempo. Se Cottarelli venisse licenziato o sbattesse la porta, aldilà dell’effettiva necessità del suo lavoro (abbastanza scarsa), sarebbe il segnale che il governo Renzi soffre i controlli esterni, che non avrebbe intenzione di seguire alcune delle indicazioni più importanti del burocrate, come la cessione delle partecipate locali, vero affare della politica e fonte di creazione di clientelismo a tutti i livelli. Non solo. Cottarelli rappresenta idealmente e fattivamente la spalla su cui si regge anche l’azione del ministro Padoan. Un suo siluro sarebbe avvertito come una sorta di isolamento del Tesoro, che ad oggi ha tenuto a bada le velleità di Palazzo Chigi e ha cercato di mettere avanti le ragioni dei conti pubblici su quelle del consenso politico. Padoan è l’ex capo economista dell’Ocse, altro organismo internazionale di estremo rilievo per la finanza globale, stimato e apprezzato in tutta Europa (e non solo) per il lavoro svolto a capo dell’istituto di Parigi. Indebolirlo, dopo averlo nominato ministro, equivarrebbe a sfidare i mercati finanziari, lancerebbe loro un messaggio sbagliato, ossia che prevarrà in futuro la linea della flessibilità sul deficit, che le riforme potranno attendere, mentre la crescita sarebbe ricercata, nel frattempo, con stimoli fiscali. La posizione di Padoan è, invece, delicatissima da qui alla fine dell’anno. Entro la metà di ottobre dovrà essere varata la legge di stabilità per l’anno 2015, che si preannuncia di circa 25 miliardi di euro, al fine di centrare l’obiettivo del deficit all’1,8% del pil. In realtà, essa potrebbe essere preceduta da una manovra correttiva nell’ordine di 10-20 miliardi per l’anno in corso, ma che Renzi continua a smentire, nonostante sia stata prevista praticamente da tutti gli analisti. Mettere in dubbio la figura del ministro dell’Economia in questi mesi sarebbe un suicidio di credibilità per Palazzo Chigi. E per quanto il lavoro effettivo di Cottareli sia di dubbia necessità, abbondando già il Tesoro di tecnici, liquidarlo per avere inveito contro la politica dello “spandi e spendi” sarebbe un errore di immagine.   APPROFONDISCI – Renzi sfida i numeri: niente manovra correttiva. Ma Scalfari: meglio che arrivi la Troika  

Rischio mercati

Da tempo di parla dell’arrivo della Troika (UE, BCE e FMI), ossia di un commissariamento dell’Italia, rea di non avere intrapreso il cammino delle riforme e di non avere tagliato la spesa pubblica, come le era stato richiesta dall’Europa. Gli attacchi continui del Corriere della Sera all’indirizzo del premier dovrebbero allarmare quest’ultimo, perché arrivano da un quotidiano certamente non ostile nei mesi scorsi al suo governo. Lo spread  BTp-Bund si attesta ormai a 150-160 punti base per la scadenza a 10 anni e i rendimenti dei nostri titoli di stato viaggiano sui minimi storici da settimane. Avremmo ragione di festeggiare, ma è l’eccessiva liquidità pompata dalla BCE a mantenere bassissimi i livelli dei tassi. Quelli spagnoli sono persino più bassi, a conferma che Madrid riscuote più fiducia dei mercati di Roma. Se il divario tra Bonos e BTp si allargasse nei prossimi mesi, sarebbe l’indizio di quell’attacco finanziario contro l’Italia di cui si parla a bassa voce nei salotti buoni italiani ed europei della finanza.   APPROFONDISCI – Prelievo forzoso, manovra da 20 miliardi e arrivo della Troika. E’ un incubo o la verità? Draghi attacca ancora Renzi sul Patto di stabilità e avverte: più riforme con la Troika  

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