Il petrolio saudita sbarca in borsa, ecco come cambierà il mondo

L'annuncio "storico" che sta per essere reso al mondo avvierà un progressivo mutamento delle relazioni geopolitiche, economiche e finanziarie. Non sarà una semplice operazione finanziaria, ma l'affare del secolo.

di , pubblicato il
L'annuncio

Mancherebbero solamente pochissimi giorni all’annuncio che tutto il mondo si aspetta da anni e che finalmente starebbe per essere dato. Domenica 3 novembre, l’Arabia Saudita dovrebbe comunicare tempi e modalità dell’IPO di Aramco, la compagnia petrolifera statale più grande al mondo.

Secondo alcuni funzionari vicini al dossier e che hanno voluto mantenere l’anonimato con la stampa estera, la quotazione al Tawadul di Riad avverrà per solamente l’1-2% del capitale e con l’obiettivo di far introitare allo stato non meno di 20 miliardi di dollari. Sarebbe lo sbarco in borsa più grande di sempre, perché la società capitalizzerebbe in tutto 2.000 miliardi, quasi il doppio di Apple, che al momento valorizza a Wall Street sopra i 1.100 miliardi ed è la più grande azienda quotata al mondo di tutti i tempi.

E stando a una flash news di Al-Arabiya, le sottoscrizioni partirebbero il prossimo 4 dicembre, mentre la quotazione avverrebbe giorno 11 dicembre. Una rivoluzione, che porrebbe fine ad anni di rinvii, dubbi e incertezze e creerebbe le condizioni per uno stravolgimento, pur graduale, delle relazioni geopolitiche, economiche e finanziarie nel pianeta. Aramco non è una compagnia petrolifera qualunque, ma la compagnia per eccellenza con una produzione giornaliera che prima degli attacchi iraniani di metà settembre continuava a sfiorare i 10 milioni di barili al giorno, pur con l’auto-restrizione all’offerta decisa dal regno, in accordo con il resto dell’OPEC e la Russia. In sostanza, controlla il 10% dell’offerta mondiale.

Vanta una capacità massima fino a 12 milioni di barili al giorno e dispone di riserve per 264 miliardi di barili. Nel 2018, ha chiuso con un utile netto di oltre 111 miliardi, il più alto al mondo, a fronte di un fatturato di 356 miliardi. Gestita con estrema efficienza, è la gallina dalle uova d’oro per Riad, perché il suo gettito fiscale contribuisce ancora per oltre metà delle entrate statali. E i proventi dell’IPO saranno destinati alla diversificazione dell’economia domestica, secondo le linee guida svelate dal Principe Mohammed bin Salman nell’aprile del 2016 con la famosa “Saudi Vision 2030”, tesa a sganciare il regno dalla dipendenza verso il petrolio entro la fine del prossimo decennio.

Ecco i numeri impressionanti dell’IPO di Aramco

IPO Aramco, fine dell’OPEC?

Inizialmente, l’IPO puntava a quotare in borsa il 5% del capitale, fruttando allo stato sui 100 miliardi. Il ridimensionamento dei piani, non della capitalizzazione attesa, si deve alle difficoltà incontrate nell’assorbire una quantità di capitali così cospicua, oltre tutto legata all’acquisto di una quota estremamente minoritaria della compagnia, la quale resterebbe di gran lunga controllata dallo stato. Ad ogni modo, lo sbarco in borsa significa anche che Aramco dovrà rendere conto ai privati delle sue decisioni sulla produzione e la fissazione dei prezzi, sganciandole man mano da ragionamenti geopolitici.

In sostanza, Aramco dovrà sempre più rispondere al mercato e sempre meno agli alleati dell’OPEC sui livelli dell’offerta, un fatto che rischia di travolgere il cartello petrolifero e di renderlo inutile, essendo nato circa mezzo secolo fa proprio con l’obiettivo di coordinare le azioni degli stati membri sul mercato del greggio. I sauditi segnalano con l’IPO due cose: che puntano a diversificare la produzione interna e le stesse fonti per le entrate statali, ottenendo con la parziale privatizzazione ingenti risorse allo scopo; che saranno più “market oriented” nelle loro decisioni, cioè potranno e dovranno tenere sempre meno conto delle richieste dei partner, specie quelli maggiormente in difficoltà finanziarie, come Venezuela, Nigeria, l’odiato Iran e Libia.

L’IPO di Aramco segnerà la fine dell’OPEC, ecco perché

Chi entrerà nel capitale Aramco? Si parla del fondo sovrano russo per gli investimenti diretti, anzitutto. E questa in sé rappresenta una notizia a sua volta sconvolgente per gli equilibri geopolitici, perché i sauditi sono stretti alleati degli USA, che di certo non vedono di buon occhio l’alleanza di questi con i russi, specie in un settore così influente come quello energetico. Si vedano al riguardo le rimostranze via Twitter di Donald Trump nei mesi passati, con tanto di minacce esplicite alla monarchia dei Saud di abbandonarla militarmente al suo destino.

Nulla sarà come prima dopo l’IPO. E non è un’esagerazione, quanto la presa d’atto di un cambiamento epocale. A settembre, è bastato un attacco iraniano via drone contro il sito estrattivo saudita di Abqaiq per provocare un’impennata, pur momentanea, delle quotazioni petrolifere internazionali del 20%.

[email protected] 

Argomenti: , ,