Perché i minibot di Borghi sarebbero un taglio mascherato dei crediti delle imprese

I minibot proposti dall'economista e deputato della Lega, Claudio Borghi, finirebbero per imporre perdite alle imprese che vantano crediti verso la Pubblica Amministrazione. Ecco perché.

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I minibot proposti dall'economista e deputato della Lega, Claudio Borghi, finirebbero per imporre perdite alle imprese che vantano crediti verso la Pubblica Amministrazione. Ecco perché.

I minibot appaiono una soluzione archiviata dopo la presa di posizione contraria del ministro Giovanni Tria, responsabile del Tesoro, l’ente chiamato eventualmente ad emetterli. Lo stesso Matteo Salvini si è detto pronto a valutare soluzioni alternative, sebbene sia un suo deputato, l’economista Claudio Borghi, a capo della Commissione Bilancio della Camera, a desiderarli più di tutti per ottemperare agli obblighi della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese e immettere miliardi di liquidità aggiuntiva in circolazione, stimolando l’economia italiana.

I minibot del governo aumentano il debito pubblico? Perché sarebbero carta straccia?

Questi titoli possono analizzarsi da più punti di vista. In questo articolo, cercheremo di affrontare le possibili conseguenze negative che un’impresa subirebbe nel caso in cui il suo credito fosse saldato con minibot. Una volta ricevuti, essa avrebbe a disposizione diverse strade: utilizzarli subito per pagare le imposte allo stato o ad altri enti pubblici; scambiarli con altri privati o portarli allo sconto in banca; attendere l’eventuale scadenza per monetizzarli.

Quanto al primo punto, non è detto che l’impresa abbia un debito fiscale imminente e da saldare per l’intero importo ricevuto con minibot. Dunque, l’ipotesi più probabile sarebbe che, almeno per una parte, tali titoli resterebbero inutilizzabili nell’immediato. A meno che l’impresa non opti per il punto due, cioè per monetizzarli subito. Come? Pagando un altro privato (fornitore, creditore, etc.) attraverso i minibot o portandoli in banca per farseli scambiare contro euro. Tuttavia, questo sarebbe possibile solo se la controparte accettasse di riceverli in pagamento, non sussistendo alcun obbligo in tal senso. E dato che si tratterebbe di uno strumento nuovo, con ogni probabilità accolto dagli italiani tra lo scetticismo generale, se non con il timore che possa portare a conseguenze negative per l’economia, sembra facile prevedere che chiunque li accettasse in pagamento, pretenderebbe un congruo sconto per ripagarsi dal rischio di non poterli a sua volta cedere a terzi subito.

Le perdite a carico di chi si vorrebbe aiutare

Ad esempio, se posseggo minibot per un valore totale nominale di 1.000 euro e li cedo a un mio fornitore per saldare l’acquisto di merce per un pari importo, questi potrebbe chiedermi uno sconto del 10%, cioè li accetterebbe come se valessero realmente 900 euro.

I restanti 100 euro dovrei pagarli cash. Lo stesso accadrebbe se mi presentassi in banca a chiedere di scambiarli con denaro liquido. L’istituto mi applicherebbe un tasso di sconto correlato al rischio (e all’eventuale scadenza) e incasserei certamente meno del valore nominale indicato sui pezzi di carta ricevuti dallo stato.

Perché i minibot sarebbero una moneta parallela e rischiano di farci uscire dall’euro

In soldoni, le imprese creditrici sarebbe come se venissero pagate per un importo inferiore rispetto al valore dei crediti nominali vantati verso la P.A. E ciò accadrebbe, in fin dei conti, anche nel caso in cui, volendo evitare di subire tali perdite, esse attendessero la scadenza dei titoli, ammesso che questi ne avessero una (nel quale caso, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha avvertito che sarebbero assimilabili a titoli di stato, cioè a debito pubblico). Perché? Attendere 2-3 anni o più per riscuotere un credito equivale a perdere potere d’acquisto, in misura dipendente dai tassi d’inflazione. In sostanza, lo stato mi starebbe ripagando con titoli dal valore reale decurtato per via dell’aumento generale dei prezzi.

L’unica opzione che consentirebbe alle imprese di non subire perdite, quindi, sarebbe quella di compensare nell’immediato e per l’intero importo un debito fiscale. Ma quante verserebbero effettivamente in queste condizioni tra gli attuali creditori commerciali dello stato? Certo, anche lo stallo di questi anni infligge perdite, con imprese spesso in attesa per parecchi mesi prima di vedersi riconosciuti i pagamenti a cui hanno diritto per servizi erogati o beni forniti alla P.A. E questo dimostra che la soluzione vera ed efficace passa solamente per una più oculata gestione della liquidità e dei conti pubblici a ogni livello amministrativo.

giuseppe.

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