Perché i mercati ieri hanno festeggiato i risultati delle elezioni americane e Trump esulta?

La vittoria a metà di Trump alle elezioni di metà mandato in America è stata salutata con favore dai mercati. Ecco perché gli investitori festeggiano e cosa accadrà forse all'economia USA.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La vittoria a metà di Trump alle elezioni di metà mandato in America è stata salutata con favore dai mercati. Ecco perché gli investitori festeggiano e cosa accadrà forse all'economia USA.

Quando ancora i risultati delle elezioni americane di medio termine non sono stati ufficializzati nello loro interezza, emerge nitido che i democratici tornano ad essere maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo 8 anni e che i repubblicani incrementano la loro forza numerica al Senato, mantenendo la maggioranza uscente. La cosiddetta “onda blu” temuta dal GOP è stata sventata, anzi i successi democratici appaiono abbastanza contenuti, considerando che questo tipo di elezione generalmente punisce il partito che esprime il presidente. E Donald Trump ha potuto esultare già nella nottata di ieri, parlando di “spaventoso successo” per i repubblicani, anche se nei fatti si tratta più che altro di un risultato in linea con le attese e che rimarca come la Casa Bianca resti in sintonia con larga parte dell’America, benché ne dicano sondaggi e stampa mainstream. Di fatto, ha perso solo 26 deputati contro i 63 di Barack Obama nel 2010. La reazione dei mercati è stata complessivamente molto positivo: Dow Jones e S&P hanno archiviato la seduta con rialzi ciascuno del 2,1%, mentre il dollaro si è un po’ indebolito contro le altre principali divise, risalendo nelle ultime ore a livelli di poco inferiori a quelli pre-elettorali. Giù i Treasuries, con i decennali a rendere 3 punti base in più, ossia il 3,22%.

Elezioni mid-term USA: democratici si riprendono la Camera, ma Trump va bene. Cosa significa per i mercati?

Cosa ci spiega questo andamento? Gli investitori sono contenti. Da JP Morgan fanno sapere che l’esito elettorale americano è stato il migliore possibile. Già, perché? Nessun vero vincitore, nessuno sconfitto. Patta e pace! Questo implica che non si registreranno scossoni in politica economica e commerciale, quella che conta per chi investe sui mercati, ma anche che i tratti più erratici e rudi dell’amministrazione Trump verranno verosimilmente smussati da una Camera in mano all’opposizione. Per essere più chiari, il sostegno a banche, imprese e finanza dovrebbe proseguire, così come la linea muscolare della Casa Bianca con la Cina e le altre potenze sul piano commerciale. Tuttavia, le minacce più temute contro l’ordine economico mondiale si attenueranno per la necessità di Trump di mediare con i democratici, anche se va detto che proprio i successi riscossi da questi ultimi nella “Rust Belt” operaia – quella che due anni fa votò in massa per i repubblicani – consegna all’opposizione un mandato di non ostilità apparente alla “guerra” dei dazi ventilata e, in parte, attuata dal governo americano nell’ultimo anno.

Ad ogni modo, le misure pro-crescita non verranno meno. Anzi, il piano di potenziamento delle infrastrutture ne uscirebbe rafforzato con i democratici in maggioranza in uno dei due rami del Congresso, mentre di problemi Trump ne avrà quasi certamente sui suoi propositi di tagliare nuovamente le tasse, anche se stavolta solo in favore del ceto medio. La quasi certa prossima speaker Nancy Pelosi non vorrà agevolare la rielezione di Trump nel 2020, avallandone misure popolari. Vero è, però, che l’economia americana sembra andare molto bene e da qui a breve non si dovrebbero rendere necessari provvedimenti di sostegno alla crescita, che negli ultimi due trimestri si è attestata mediamente intorno al 4% su base annua. E questo segnala che probabilmente a salire di meno sarà il deficit, a beneficio sia del rapporto debito/pil, sia delle quotazioni dei Treasuries, le quali potrebbero contrarsi nei prossimi mesi meno delle attese, essendo necessarie minori emissioni per finanziare misure fiscali in deficit.

Perché per Trump è andata bene

Trump può esultare per la mezza vittoria democratica per due ragioni. La prima è che da ora in avanti le opposizioni condivideranno in parte le responsabilità del governo. Se l’economia dovesse contrarsi da qui alle prossime presidenziali (sarebbe naturale dopo un’espansione in corso sin dagli inizi del 2009), la Casa Bianca additerebbe proprio i dem quali responsabili della crisi, avendo bloccato al Congresso le misure necessarie per il benessere degli americani. Secondariamente, il pendolo della politica monetaria si sposta in favore delle “colombe”. La politica americana, come nel resto del mondo, è caratterizzata al momento da un paradosso: i repubblicani controllano la Fed con un board a maggioranza retto da “falchi” a loro vicini, ma proprio il governo repubblicano vorrebbe che la banca centrale si comportasse da colomba, ossia che smettesse di alzare i tassi, così da attenuare l’aumento del costo del denaro, consentendo alle imprese di continuare ad investire, alle famiglie di consumare e allo stato federale di spendere in deficit senza grossi patemi d’animo. Con un’inflazione calante negli ultimi mesi, pur sopra il target del 2%, le ragioni di Trump si rafforzerebbero specie con una Camera a maggioranza democratica, essendo la sinistra storicamente sostenitrice della linea accomodante in fatto di tassi.

Certo, la politica monetaria non la decide il Congresso, ma pensate per caso che le decisioni sui tassi siano in sé non politiche? Paradossalmente, adesso che i repubblicani del presidente non controllano del tutto il Congresso, proprio la Casa Bianca avrà maggiore supporto nell’ottenere dal governatore Jerome Powell una pausa sulla stretta. Anche per questo i mercati ieri hanno festeggiato, sebbene i Treasuries non abbiano ancora captato tale novità, forse scontando notizie rassicuranti sul fronte dell’economia, per quanto detto sopra. Per adesso, ad averci rimesso le penne è stato solo Jeff Sessions, il ministro della Giustizia licenziato per dissidi con il presidente, specie sulla gestione del “Russiagate”. I democratici vorranno tenere alta la pressione sui rapporti tra Russia e famiglia Trump nel corso della campagna presidenziale scorsa, per questo serve che a seguire il caso per il governo sia un uomo più fidato e meno cedevole verso gli avversari. Per il resto, sembra che poco cambi per l’economia a stelle e strisce. Il denaro facile non avrà vita breve e dopo il maxi-taglio delle tasse, la crescita verrà probabilmente sostenuta a colpi di investimenti pubblici, con una benedizione bipartisan.

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Argomenti: Economia USA, Fed, Presidenza Trump, super-dollaro, tassi USA