Perché i contagi da Covid ora crescono più al sud e cosa significa per l’economia italiana

La seconda ondata dei contagi sta colpendo perlopiù le regioni meridionali, che erano state grosso modo risparmiate fino all'estate. Vediamo le possibili cause e quali contraccolpi avrà per l'economia italiana.

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La seconda ondata dei contagi sta colpendo perlopiù le regioni meridionali, che erano state grosso modo risparmiate fino all'estate. Vediamo le possibili cause e quali contraccolpi avrà per l'economia italiana.

Ieri, nella top 5 delle regioni italiane con il maggiore incremento dei contagi giornalieri da Covid ce n’erano ben 3 del centro-sud. Nell’ordine, trovavamo Campania, Lazio, Lombardia, Sicilia e Piemonte. Se consideriamo che la Lombardia ha oltre 10 milioni di abitanti, il doppio della Sicilia, tanto per fare un raffronto, capiamo come le proporzioni di quella che impropriamente stiamo definendo seconda ondata dei contagi si siano quasi ribaltate a favore del nord.

E’ inopportuno parlare di seconda ondata, tecnicamente parlando, perché la prima non si era ancora sopita. Dalla metà di settembre a ieri, la Campania ha registrato 3.391 nuovi casi, il Lazio 3.032, la Sicilia 1.735, la Sardegna 935. E la Lombardia? 3.087, in proporzione al numero dei residenti, la meno di tutte tra quelle indicate.

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Guardando alle rispettive curve, ci accorgiamo che praticamente ovunque nelle regioni del centro-sud l’impennata inizia a metà agosto. In Sicilia, a dire il vero, già dalla fine di luglio si ha un forte incremento percentuale e non sarebbe un caso. La stagione estiva coincide con l’arrivo dei turisti. Quest’anno di stranieri ce ne sono stati pochissimi, mentre gli italiani pullulavano dappertutto, impossibilitati o non intenti a viaggiare all’estero. La maggiore mobilità e la vivacizzazione delle attività economiche avrebbero contribuito in misura determinante a riequilibrare le distanze tra nord e sud sul piano dei contagi. Se fino a luglio l’emergenza sembrava riguardare quasi esclusivamente il Settentrione, nelle ultime settimane la percezione è cambiata e anche il Lazio e il Meridione iniziano ad avere paura.

La riapertura delle scuole ha riportato in circolazione circa 12 milioni tra alunni, insegnanti, personale ATA, presidi e genitori.

Un quinto della popolazione si muove quotidianamente per andare a lezione o accompagnare i figli. L’impatto inizia a vedersi laddove i contagi erano rimasti limitati, frutto sia del “lockdown” e sia della relativamente bassa attività economica che caratterizza le regioni sotto il Po. In termini assoluti, i numeri non sono affatto preoccupanti, in nessun caso. Pensate che Spagna e Francia tendono a registrare ormai fino a 10 volte i casi dell’Italia. Insieme alla Germania, siamo tra i grandi paesi al mondo meglio messi.

L’allarme che inizia a scattare al sud

Ma non facciamoci illusioni. Se i numeri dovessero peggiorare, piomberemmo in nuove restrizioni, magari imposte localmente. La Sicilia ha già decretato un nuovo divieto di assembramento e l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. In Campania, somministrazione di bevande consentita fino alle ore 22 e feste limitate a 20 persone al massimo. Del resto, in Sicilia ci sono stati 160 ricoveri per Covid dal 15 settembre (+4 in terapia intensiva), in Campania 119 (+21 in terapia intensiva), nel Lazio 206 (+29) e in Lombardia 43 (+3). Gli ospedali del sud non possono permettersi anche solo lontanamente di sostenere la pressione subita dal nord da marzo fino a maggio, in particolare. Sappiamo che la sanità in quest’area dell’Italia non resisterebbe, rischiando il collasso.

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Cinicamente parlando, si potrebbe pensare che il Covid faccia minori danni al sud, dove di certo non si concentra il grosso dell’industria e dell’economia domestiche. E’ vero solo a metà. Proprio per la minore capacità di resistenza ai colpi di coda della pandemia, le restrizioni locali sarebbero tanto più dure e diffuse, quanto più saranno coinvolti i territori meridionali. E difficilmente non si avrebbero ripercussioni anche al nord, tra interruzioni possibili della catena produttiva, minore mobilità e calo dei consumi. Pensate solo per un attimo a uno dei problemi che ci si sta ponendo in questi giorni, ovvero come far giocare le partite di calcio nelle città a rischio.

Le trasferte di Serie A diverrebbero sempre più difficoltose, alcune gare salterebbero e forse la Lega sarebbe costretta a un nuovo stop del campionato. Insomma, nord e sud sono legati da un destino comune. Se uno piange, l’altro non può ridere.

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