Perché i 750 miliardi di prestiti alle imprese sono solo fumo venduto dal governo

Il Decreto "Liquidità" del governo punta a sostenere i prestiti delle banche alle imprese italiane fino a 750 miliardi, attraverso le garanzie statali. Ecco come funziona e perché non dobbiamo illuderci sugli effetti.

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Il Decreto

Il governo Conte ha varato nei giorni scorsi il cosiddetto Decreto “Liquidità”, con il quale rafforza il “Cura Italia”, mettendo a disposizione dell’economia italiana altri 400 miliardi di euro, portando a 750 miliardi l’ammontare massimo delle garanzie offerte dallo stato sui prestiti delle banche alle imprese italiane. Il premier Giuseppe Conte ha parlato di “liquidità” immediata; del resto il termine dà il nome allo stesso decreto, facendo intendere che gli imprenditori italiani abbiano a loro disposizione denaro prontamente fornito dallo stato. In molti hanno scoperto sin da subito che la notizia fosse troppo bella per essere vera. E, infatti, le cose stanno diversamente. La politica, come sempre capita e senza alcun bisogno di scandalizzarsi, ha cercato di gonfiare la portata delle misure varate, attraverso un marketing della comunicazione assai spicciolo, per quanto diversissimo dalla realtà.

Il Decreto ‘Cura Italia’ non cura un bel niente

Come stanno davvero le cose? Le piccole e medie imprese fino a 500 dipendenti potranno richiedere prestiti alla banca fino al 25% del loro fatturato nel 2019 del tutto garantiti dallo stato. Per cifre fino a 25.000 euro, è stata predisposta una procedura abbreviata per consentire erogazioni veloci. Sopra i 25.000 euro e fino a 800.000 euro, l’istruttoria vi sarà, ma se il finanziamento richiesto giace nei limiti del suddetto 25%, la garanzia rimane al 100%. Sopra gli 800.000 euro, la garanzia scende al 90%, ma se i prestiti vengono assistiti da Confidi, essa potrebbe restare al 100%. Infine, per le imprese da almeno 500 dipendenti e con fatturato fino a 1,5 miliardi, la garanzia statale sarà decrescente con l’aumentare proprio del fatturato e su una cifra richiesta fino al 25% del giro d’affari nel 2019.

Cosa faranno le banche

Avrete già capito che, per quanto di forte sostegno, non stiamo parlando di liquidità, bensì di garanzie su prestiti, così che le banche non debbano temere di finanziare le imprese, perché nel caso in cui tali prestiti non venissero loro interamente rimborsati, ci penserà lo stato.

Tuttavia, diffidate da quanti vi raccontino che grazie a questo meccanismo saranno erogate centinaia di miliardi di euro. Purtroppo, non sarà così. Anzitutto, le stesse banche si mostrano diffidenti e per una buona ragione: lo stato garantisce cifre enormi, ma sarebbe davvero in grado di mantenere la promessa, nel caso in cui elevati volumi di crediti erogati si deteriorassero?

Decreto Liquidità, come una piccola impresa può richiedere

Negli anni successivi alla crisi del 2008, i cosiddetti NPL esplosero fino al 20% del totale toccato nel 2016. Su 750 miliardi di prestiti massimi coperti, lo stato dovrebbe rispondere con 150 miliardi di tasca propria – pardon, dei contribuenti – qualora tale andamento negativo venisse replicato. Chi crede che sarebbe in grado di sborsare una simile cifra, quando a tutt’oggi deve saldare debiti per oltre 50 miliardi a favore delle imprese che hanno fornito beni e servizi alla Pubblica Amministrazione? In pratica, lo stato è il primo inadempiente nella catena dei pagamenti, il meno credibile tra tutti gli attori economici. Normale che le banche non vi facciano affidamento.

Secondariamente, le banche temono che per poter escutere la garanzia sia indispensabile attendere che il credito vada in malora per un determinato periodo e che solo successivamente al disbrigo delle necessarie incombenze burocratiche si possa presentare formale richiesta. Al meglio, passerebbero mesi, se non qualche anno, per tornare in possesso della liquidità erogata, anche se formalmente i bilanci resterebbero puliti.

Cosa faranno le imprese

Passando dal lato delle imprese, le erogazioni non saranno così veloci come si tende a far credere. Nel migliore dei casi, cioè per i prestiti fino a 25.000 euro, saranno necessarie settimane. Nessuno può illudersi di entrare in banca e, pur in assenza di istruttoria, ottenere 10-20-25.000 euro come se si comprassero caramelle.

E questo denaro per fare cosa? Molti imprenditori si mostrano indisposti all’idea di dover prendere a prestito denaro, pur a tassi d’interesse molto bassi (grazie alla garanzia statale), per pagare tasse e costi altrimenti insostenibili per la decisione del governo di imporre loro il fermo delle attività. Perché mai, si chiedono, dovrebbero pagare le banche per farsi prestare il denaro con cui adempiere alle scadenze fiscali future e/o agli altri costi aziendali, divenuti proibitivi non per colpa loro?

In teoria, questi prestiti servirebbero anche per investire. Già, ma quanti pensate che siano gli imprenditori che in questa fase stiano progettando di allargare un capannone o acquistare un macchinario o ancora ad ampliarsi sul mercato, quando per la stragrande maggioranza di loro è diventato difficile capire se e come sopravvivranno alla tremenda crisi in corso? Infine, davvero pensate che basti un prestito garantito da altri, lo stato nello specifico, per recarsi in banca a cuor leggero, se poi la “fedina” creditizia rischia di macchiarsi nel caso in cui le cose non andassero come previsto? Le Pmi vanno avanti per credibilità, senza la quale non riceverebbero un fido bancario, uno scoperto di conto corrente, un finanziamento a breve con cui gestire l’attività ordinaria. E nessuna impresa che ambisca a tenere buoni rapporti con le banche chiederà loro soldi in una fase in cui nemmeno riesce a capire cosa stia accadendo e quanto durerà la crisi.

Decreto Liquidità: IVA, contributi e ritenute rinviati

Per concludere, il governo ha varato misure teoricamente di forte sostegno all’economia. E’ senz’altro un bene che tali misure vi siano, perché almeno sostengono il morale delle banche in un momento delicatissimo per i rapporti con il mondo delle imprese. Ma pensare che lo stato direttamente o indirettamente riuscirà a finanziare queste ultime per decine e decine di punti di pil appare un esercizio utopistico, per non dire da fessi. E tra qualche mese tireremo le prime somme, scoprendo che – ahi noi! – lo scetticismo fosse fondato.

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