Perché i grillini votano per il centro-destra?

Gli elettori del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e quelli di centro-destra votano gli stessi candidati alle elezioni amministrative. E' solo un fatto transitorio o c'è dietro altro?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli elettori del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e quelli di centro-destra votano gli stessi candidati alle elezioni amministrative. E' solo un fatto transitorio o c'è dietro altro?

La novità di questa tornata delle amministrative non è tanto la sconfitta incassata dal PD – con buona pace del suo segretario Matteo Renzi, che su Twitter si affanna a pubblicare grafici rassicuranti al limite del ridicolo – bensì il fatto che per la prima volta e in maniera piuttosto evidente, il centro-sinistra si mostri debole ai ballottaggi, anzi persino svantaggiato. Era approdato al secondo turno in 77 comuni con più di 15.000 abitanti, ma ne ha vinti solo 29. Il centro-destra, invece, su 74 ne ha conquistati 40. Il tasso di successo della coalizione renziana, quindi, si ferma a meno del 38%, notevolmente inferiore al 54% dello schieramento avversario.

Che cosa significa? Che la bassa affluenza avrebbe colpito stavolta preponderantemente i candidati del centro-sinistra, i quali possono tradizionalmente godere di un elettorato più solido, risultando avvantaggiati quando la partecipazione ai seggi è bassa o per i secondi turni delle elezioni locali. Con ogni evidenza, non è più così, avendo perso la coalizione di Renzi ogni connotato di riconoscibilità “ideologica”, ancora detenuto fino a quando segretario del PD era Pierluigi Bersani. (Leggi anche: Disastro a 5 stelle nei comuni al voto: risorge il centro-destra)

Elettori 5 stelle votano centro-destra

E c’è un elemento conclamatosi in queste urne, ma che già si era palesato un anno fa: gli elettori del Movimento 5 Stelle, posti dinnanzi alla scelta tra votare il centro-destra e il PD, optano per il primo. E il favore verrebbe ricambiato dagli elettori di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e anche di Silvio Berlusconi (ché ne pensi l’ex premier), perché anche i candidati grillini tendono a prevalere contro quelli del PD, grazie al loro sostegno, come dimostra tra l’altro il caso di Federico Pizzarotti a Parma, in scia a Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino nel 2016.

Dunque, ai ballottaggi sarebbe alleanza di fatto tra grillini e centro-destra contro il PD. Come mai? Fa impressione a pensare che il movimento di Beppe Grillo nacque una decina di anni fa proprio per contrapporsi con veemenza ai governi berlusconiani, offrendo agli elettori un’alternativa più radicale di quella del centro-sinistra, specie su temi come giustizia, ambiente, equità sociale, etc.

Cos’è successo da allora? La prima risposta valida potrebbe essere la seguente: essendo il PD al governo, è contro di esso che le truppe grilline devono mobilitarsi per mantenere e ampliare il consenso, a costo di sostenere nel segreto dell’urna candidati altrimenti detestati non certo di meno di quelli del centro-sinistra. Verità parziale, perché non esiste un ordine di scuderia pentastellato, per cui andrebbero votati i candidati di Salvini e Berlusconi contro quelli di Renzi. (Leggi anche: Governo Grillo-Salvini? Ecco lo scenario)

L’evoluzione grillina

Ai seggi, accade più naturalmente che gli elettori 5 stelle si sentano un po’ in sintonia con quelli di centro-destra, ma il PD al governo spiega parzialmente il perché. I democratici vengono percepiti nel paese come il partito delle istituzioni o anche dell'”establishment”, quelli che da decenni sotto le insegne democristiane e, in parte, comuniste hanno governato l’Italia. L’immagine del PD è associata a quella della UE, delle banche, della finanza speculativa, dei grandi imprenditori con le mani tese verso lo stato, alla giustizia, ai grandi mezzi di informazione.

Naturale per un movimento anti-establishment non nutrire alcuna simpatia per una formazione siffatta, trovare nel centro-destra un alleato di comodo per rovesciare lo status quo. In più, ricordiamoci che l’ascesa dell’M5S tra il 2012 e il 2013 avvenne ai danni dei due principali schieramenti di allora, ma contrariamente a quanto era avvenuto sin dalla sua nascita, con le scorse elezioni politiche i grillini hanno iniziato a pescare parecchi consensi a destra, aumentandoli in contrapposizione ai governi Letta-Renzi-Gentiloni, offrendo un’alternativa più nitida al centro-sinistra.

La svolta con la fine del berlusconismo

La comunanza di voto ai ballottaggi tra grillini e variegato mondo post-berlusconiano non è ideologica, bensì pragmatica. La domanda è: se il centro-destra tornasse al governo, questo semi-idillio finirebbe? Risposta: se il centro-destra vincerà le prossime politiche, probabilmente ciò avverrà per il ritorno a casa di molti elettori astenutisi negli ultimi anni o che hanno votato l’M5S. Dunque, un centro-destra al governo coinciderebbe con una potenziale riduzione dell’elettorato grillino, il quale automaticamente sarebbe costretto a spostarsi più a sinistra per recuperare il consenso perso (a destra).

Attenzione, però, a sottovalutare un dato sul fenomeno grillino: l’M5S esplose con la caduta dell’ultimo governo Berlusconi. In teoria, quello sarebbe dovuto diventare un momento di festa per il mondo anti-berlusconiano, non ci sarebbe dovuta essere più alcuna ragione per creare nuove alternative alla coalizione dell’ex premier, avendo questa subito una caduta apparentemente rovinosa e dagli esiti irreparabili. Invece, è proprio con la fine del berlusconismo che in Italia inizia il caos. Perché?

La caduta di Berlusconi con la crisi dello spread e gli attacchi concentrici di magistratura e UE provoca negli italiani che avevano votato per il centro-destra dal 1994 un moto di ribellione, di frustrazione ed esasperazione, che li spinge a cercare alternative più radicali al “sistema”. Parte di questo fortissimo malumore si ritorce contro lo stesso centro-destra, accusato di inconsistenza, di tradimento dei propositi sbandierati per due decenni, di incapacità di migliorare le condizioni materiali del nostro paese. Tutto questo, mentre già a sinistra avveniva lo smottamento di quanti vedevano nel PD una non alternativa all’ideologia berlusconiana. (Leggi anche: Ai ballottaggi Salvini sceglie Grillo)

Grillo erede di Berlusconi?

Senza Berlusconi, Grillo in politica non sarebbe esistito, ma non in quanto sua nemesi, bensì in qualità di suo “successore” per capacità di captare l’esasperazione di milioni di cittadini, che detestano profondamente le istituzioni locali e nazionali, che vedono in esse la rappresentazione di ogni male esistente nel nostro paese, sentimento imperante certamente a destra e non a sinistra, visto che quest’ultima tende, al contrario, a identificarsi con il mito della Repubblica anti-fascista sorta nel 1946. Lo ha compreso bene proprio Grillo, che negli ultimi anni ha virato a destra su temi come l’immigrazione, la sicurezza, l’Europa e l’economia, capendo di avere un elettorato “berlusconiano”.

L’M5S è stato il raccoglitore non ideologico in cui si è riversato lo sdegno degli italiani verso l’inettitudine della politica italiana dopo la fine politica di Berlusconi. Anche quest’ultimo aveva pescato trasversalmente nei consensi, votato persino da chi nella Prima Repubblica si definiva di sinistra, ma certamente la sua collocazione nel centro-destra, alleato dei post-fascisti e dei leghisti, lo aveva confinato a una dimensione politica più ordinaria, alla quale il mondo grillino sfugge, perché punta chiaramente a veicolare la protesta di tutti contro le istituzioni, indipendentemente dalle ideologie personali, come ha ben chiarito in un’intervista di qualche giorno fa Luigi Di Maio.

Se l’M5S sopravviverà a un’eventuale prossima sconfitta alle politiche e se il centro-destra tornasse al governo, i grillini perderebbero la loro identità di partito anti-establishment, non perché Forza Italia-Lega-FdI non siano parte di tale establishment, ma perché non vi si identificano del tutto. Il fenomeno grillino sarebbe forse a un bivio: vincere o rischiare di morire per il ritorno all’ovile dei delusi del centro-destra. (Leggi anche: Perché Renzi ha già perso e il ceto medio voterà Grillo e Berlusconi)

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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