Perché l’euro è sempre più debole con il taglio alle forniture di gas russo

L'euro debole è una diretta conseguenza della crisi energetica, specie del taglio alle forniture di gas minacciato dalla Russia

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Euro debole con il taglio del gas © Licenza Creative Commons

La Russia è passata dalle minacce ai fatti. Dopo che i paesi del G7 hanno approvato il tetto al prezzo del petrolio russo, Mosca ha annunciato ritorsioni gravi e immediate. Il colosso energetico Gazprom ha interrotto le forniture di gas all’Europa, facendo esplodere nuovamente i prezzi e avvertendo che potrebbe chiuderci i rubinetti del tutto. L’euro, già molto debole, ne ha risentito immediatamente. Il cambio contro il dollaro è sceso fin sotto 0,99 a inizio seduta di lunedì, aggiornando i minimi dal 2002. Proprio in questi giorni i ministri dell’Energia dell’Unione Europea sono chiamati a decidere se imporre il tetto al prezzo del gas. I rischi sono altissimi, ovvero che il Cremlino infligga la punizione più pesante, vale a dire quella di lasciarci al freddo con l’arrivo dell’inverno.

E cosa c’entra questo scenario da film horror con l’euro debole? Il legame è diretto più di quanto crediamo.

Il mercato percepisce l’Eurozona come epicentro di una gravissima crisi energetica. A corto di materie prime, il Vecchio Continente sta rimanendo in balia delle ritorsioni russe. Mosca pretende la revoca delle sanzioni in cambio di una normalizzazione delle forniture di gas.

Poiché la carenza di energia sta già impattando sulla produzione industriale, oltre che sul caro bollette delle famiglie, il timore è che essa porti presto a una recessione economica. Tra consumi che scendono per via del minore potere di acquisto e che rischiano di essere razionati dai governi, nonché per effetto della chiusura di molti impianti e attività di varia natura per l’impossibilità di continuare a produrre ed erogare servizi a costi così alti, l’economia europea starebbe per accusare uno shock di portata storica.

Rialzo tassi BCE contro euro debole

Domani, la BCE è chiamata ad alzare i tassi d’interesse, probabilmente dello 0,75%. Lo farà per questa entità al solo fine di difendere l’euro debole contro il “super” dollaro. Ma il problema è che non c’è convinzione in questa mossa. L’istituto sta aumentando il costo del denaro proprio mentre l’Eurozona scivola verso la crisi. Non può fare altrimenti con un’inflazione salita al 9,1% ad agosto. Praticamente, siamo già in quella che gli economisti definiscono “stagflazione”, un mix di crisi dell’economia e di corsa dei prezzi al consumo.

Quanto durerà la stretta sui tassi BCE in queste condizioni? E’ la domanda che si pongono tutti sui mercati. Al di là della retorica ufficiale, tutti fiutano che, se crisi sarà, cesserebbero di esistere le condizioni per continuare ad alzare i tassi. Nel frattempo, questi saranno saliti ancora più in alto negli USA. In soldoni, le distanze con l’Eurozona si allargherebbero. E ciò non fa che rendere l’euro debole. I capitali prendono la via dei mercati dove i tassi sono più alti e, quindi, possono essere impiegati in modo più fruttifero.

Tuttavia, se la BCE smette di alzare i tassi, l’Eurozona rischia di scivolare verso un’inflazione incontrollata. Vladimir Putin lo sa e gioca allo sfascio. Un Occidente indebolito, con un’Europa impossibilitata a mantenere attive le sanzioni alla Russia, contrariamente al Nord America, finirebbe per rafforzarlo con riferimento all’invasione dell’Ucraina. Siamo dinnanzi a una guerra divenuta geopolitica e in cui le parti iniziano a giocarsi le carte ritenute vincenti. Ma nessuno intravede la fine del gioco e, soprattutto, nessuno immagina che sarà un gioco a somma zero. L’anello debole in questa guerra è diventata l’Europa.

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