Perché Ester, il nuovo tasso BCE a breve, non colpisce (per ora) il mercato dei mutui

I tassi nell'Eurozona cambiano. La BCE ha lanciato Ester, che debutterà nell'ottobre dell'anno prossimo. Vediamo perché non avrà effetti sui mutui, almeno per ora.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I tassi nell'Eurozona cambiano. La BCE ha lanciato Ester, che debutterà nell'ottobre dell'anno prossimo. Vediamo perché non avrà effetti sui mutui, almeno per ora.

Il sito della BCE ha pubblicato oggi la metodologia applicata per il calcolo di Ester, acronimo che sta per “Euro short term rate” (tasso euro a breve), ovvero il nuovo tasso overnight per l’Eurozona, che debutterà a partire dall’ottobre dell’anno prossimo. Una novità dirompente, visto che i tassi adottati ufficialmente dall’istituto con monitoraggio quotidiano fungono da riferimento per il mercato monetario dell’area e, quindi, per la fissazione degli interessi legati all’erogazione dei prestiti. Ester sarà un tasso determinato dalle transazioni effettivamente realizzate tra banche e controparti finanziarie, relative a prestiti di durata massima pari a un giorno e “unsecured”, ovvero non garantiti. In ciò si distinguono dall’Euribor, che sono i tassi emersi dal sondaggio quotidianamente condotto dalla BCE tra le principali banche e con riferimento ai prestiti interbancari con scadenze di 1 fino a 12 mesi.

L’Euribor cambia, mutui a tasso variabile a rischio?

Perché la BCE intende lanciare un nuovo tasso per il mercato monetario dell’Eurozona? Principalmente, per ragioni di trasparenza. Negli anni passati, sono esplosi diversi scandali che hanno riguardato le modalità opache di fissazione dei tassi Libor ed Euribor. Il primo (London Interbank offered rate) è il tasso da 1 giorno a 12 mesi, che emerge dal sondaggio realizzato quotidianamente tra le grandi banche attive a Londra. Esso funge da riferimento per il mercato dei mutui e dei prestiti, così come dei derivati.

La differenza con Libor ed Euribor

Dunque, abbiamo una prima differenza tra Libor/Euribor da un lato ed Ester dall’altro. Cerchiamo di capire con quali possibili ripercussioni, visto che alle scadenze dell’Euribor sono legati i mutui a tasso variabile erogati nell’Eurozona. Anzitutto, dicevamo che i primi emergono da un sondaggio, mentre il tasso a breve lanciato dall’anno prossimo sarà il frutto di operazioni effettive. Questo implica un rischio, ovvero che i tassi risultino notevolmente diversi da quelli sinora emersi. In teoria, poiché il mercato europeo resta molto liquido, anzi è caratterizzato da liquidità eccessiva, una banca o altra istituzione finanziaria non avrebbe alcuna convenienza a richiedere denaro all’altra, se non nei casi di urgenza o qualora i tassi applicati siano notevolmente bassi.

Potrebbero aversi, quindi, due conseguenze diametralmente opposte tra di loro, ovvero che sulla determinazione di Ester incidano di seduta in seduta operazioni straordinarie, realizzate in emergenza, su un numero di transazioni non elevato, finendo per fare lievitare i tassi esitati e per renderli molto volatili. Potrebbe avvenire l’esatto contrario, cioè che le transazioni registrate siano quelle che avvengono a condizioni molto favorevoli, per cui i tassi esitati risultino inferiori a quelli Eonia odierni. Tuttavia, il primo rischio potrebbe venir meno proprio con la metodologia applicata per la fissazione di Ester, ovvero scartando i tassi estremi e confidando in un numero relativamente ampio di transazioni.

Mutui a tasso variabile, quanto inciderà sulle famiglie il rialzo dei tassi?

Quali effetti sui mutui?

C’è chi parla di impatto potenzialmente devastante per il mercato dei mutui nell’unione monetaria, ma si tratta delle solite esagerazioni di certa stampa poco accorta. Si consideri che i prestiti alle famiglie nell’area valgono circa la metà del pil, per cui la BCE sarebbe suicida, se s’inventasse un sistema per destabilizzare il sistema finanziario su cui poggia la nostra economia. E, poi, non è affatto vero che Ester inciderà sui mutui a tassi variabili, visto che trattasi di un overnight, non di scadenze da 1 a 12 mesi, quelle a cui si agganciano i prestiti legati all’acquisto di un immobile. Pertanto, se vi saranno conseguenze, in un senso o nell’altro, esse si riverseranno essenzialmente sulle banche per le loro operazioni di brevissima durata, anche se è vero che, una volta debuttato e collaudato, Francoforte potrebbe spingersi a soppiantare progressivamente l’Euribor con un Ester in versione ampliata.

Del resto, già lo scorso anno l’European Money Market Institute (EMMI) si era posto l’obiettivo di mandare in soffitto l’Euribor con un tasso più affidabile, trasparente e maggiormente volatile. Già, perché gli interessi monitorati nell’ultimo anno e mezzo, praticamente fermi ai minimi storici, ci offrono un quadro sin troppo statico, non in grado di captare il reale andamento del mercato, se non abbastanza lentamente. Detto così, è evidente come a Francoforte siano preoccupati perlopiù per lo stato di salute delle banche europee, colpite da tassi troppo bassi e che rischiano di provocare una perdita di appetito verso l’erogazione di nuovi prestiti a famiglie e imprese. Paradosso vuole che sia proprio la BCE a tenere i tassi nell’area a livelli infimi.

Anzi, oggi è trapelata dall’istituto un’indiscrezione clamorosa, seppure non confermata ufficialmente, ossia il possibile spostamento degli acquisti dei bond sulla parte medio-lunga delle scadenze, quando il “quantitative easing” sarà cessato. I proventi derivanti dal reinvestimento dei titoli in scadenza verrebbero impiegati in misura maggiore per acquistare nuovi titoli dalle scadenze lunghe, in modo da appiattire la curva dei rendimenti, evitando che questi salgano eccessivamente con il ritiro graduale degli stimoli monetari. Tuttavia, la misura avrebbe effetti controproducenti proprio per le banche, che si ritroverebbero ad avere margini d’interesse piuttosto limitati anche nei prossimi anni.

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Argomenti: Banche italiane, Bce, Economia Europa

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