Perché con lo spread a 300 punti i BTp si sono mangiati 15 anni contro i Bonos della Spagna

I BTp crollano da maggio e i Bonos non li seguono, con la conseguenza che in appena 5 mesi abbiamo perso 15 anni in termini di rendimenti sovrani rispetto alla Spagna.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I BTp crollano da maggio e i Bonos non li seguono, con la conseguenza che in appena 5 mesi abbiamo perso 15 anni in termini di rendimenti sovrani rispetto alla Spagna.

Spread BTp-Bund tornato sopra quota 300 punti base sulle scadenza a 10 anni, mentre ieri mattina era sceso fin sotto i 290 bp sul declassamento “morbido” del debito sovrano italiano ad opera di Moody’s. I rendimenti decennali si aggirano in area 3,55%, più che doppiando quelli spagnoli, che continuano a sostare sotto l’1,70%. Il differenziale con i Bonos sulla medesima scadenza si è ormai allargato piuttosto stabilmente intorno o poco meno i 200 punti, un record negativo per la storia dei nostri bond. Il tracollo delle quotazioni è iniziato nella metà del maggio scorso, quando sono iniziate formalmente le trattative tra Movimento 5 Stelle e Lega per formare il nuovo governo d’impronta euro-scettica. Fu subito “sell-off” con la notizia che nel contratto di governo fosse stata inserita la proposta di richiesta alla BCE di cancellazione del debito pubblico italiano nelle sue mani per circa 350 miliardi di euro. Per quanto tale proposta sia stata prontamente accantonata e mai più rispolverata, il mercato ha captato il segnale che l’Italia sotto il governo giallo-verde spingerebbe per creare frizioni con Bruxelles, al fine di tornare alla lira. E dopo un’estate relativamente serena sul fronte finanziario, la scrittura della manovra ha rinvigorito i dubbi e fatto impennare lo spread ai massimi dal 2013, a ben prima che fosse varato e anche solo studiato il “quantitative easing” della BCE.

E se lo spread d’ora in poi crollasse? Ecco perché i BTp, tutto sommato, non sono da buttare

Dalla metà di maggio, i BTp a 2 anni risultano avere perso il 4,2%, mentre i quinquennali segnano un rosso del 9,5%. Peggio hanno fatto i decennali con un pesante -10,5%, perdite che salgono ulteriormente al 16,4% per i titoli con durata ventennale, abbassandosi di poco al 15,4% sulla scadenza a 30 anni e scendendo ulteriormente al 12,2% per quella a 50 anni. La curva dei rendimenti è rimasta praticamente stabile e ripida per la parte medio-breve, con i decennali a rendere circa il 2% in più all’anno rispetto ai biennali. Tuttavia, il 15 maggio scorso per un BTp a 2 anni si otteneva ancora un rendimento negativo dello 0,07%, mentre oggi già si gode dell’1,55%. Per un investimento a 10 anni, invece, allora si otteneva l’1,95%, oggi il 3,55%. Diverso il discorso sulle scadenze più longeve. Al di sopra dei 20 anni, la curva si è un po’ appiattita e leggermente invertita sul tratto più lungo, se si considera che il BTp 2067 rende il 4,06% contro il 4,13% offerto dal bond in scadenza nel 2048.

Persi 15 anni con la Spagna in 5 mesi

Queste cifre ci spiegherebbero che il mercato non nutrirebbe alcun timore reale per un evento negativo come il default dell’Italia o la sua uscita dall’euro, tant’è che continua a pretendere rendimenti a breve nettamente inferiori a quelli più longevi. Lo spread 10/2 anni resta inchiodato in area 180-200 bp, similmente alla Spagna, dove per un biennale, però, si continua a spuntare un rendimento sottozero, pari al -0,13%. In effetti, Madrid non ha seguito sinora la strada di Roma verso l’esplosione dei rendimenti sovrani, registrando solo aumenti contenuti. Ancora oggi, un trentennale spagnolo rende il 2,8%, praticamente quanto un quinquennale italiano. A metà maggio, il primo si attestava su percentuali di poco inferiori al nostro ventennale. In sostanza, l’Italia ha perso terreno non solo nei confronti dei bond “core” emessi dalla Germania, bensì pure rispetto al resto della periferia, il che appare ancora più grave, perché segnala che i nostri BTp stiano diventando una sorta di paria nel mondo dei titoli sovrani.

Quanto accaduto negli ultimi 5 mesi si può riassumere così: prima della nascita del governo giallo-verde, i rendimenti a 50 anni si attestavano su percentuali che oggi vengono già raggiunte per scadenze inferiori ai 10 anni. In sostanza, in 150 giorni ci siamo “mangiati” 40 anni. La Spagna, invece, oggi emette Bonos a 30 anni a un rendimento pari alla media tra i ventennali e i trentennali alla metà del maggio scorso, ovvero ha perso nel frattempo solamente circa 5 anni. Dunque, Roma è arretrata rispetto a Madrid 7 volte tanto e si trova costretta a offrire rendimenti più alti di 25 anni rispetto alla capitale iberica per attirare capitali, circa 15 anni in più rispetto a maggio.

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Argomenti: bond sovrani, rendimenti bond, Spread