'Perché per il bene dell'economia mondiale dobbiamo tifare il principe saudita

Perché per il bene dell’economia mondiale dobbiamo tifare il principe saudita

Le tensioni saudite rischiano di provocare una crisi dell'economia mondiale come nel 1979. Dobbiamo fare il tifo per il Principe Mohammed bin Salman, se fallisse ci aspetterebbero tempi duri.

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Le tensioni saudite rischiano di provocare una crisi dell'economia mondiale come nel 1979. Dobbiamo fare il tifo per il Principe Mohammed bin Salman, se fallisse ci aspetterebbero tempi duri.

Principe Miteb bin Adbullah, niente di meno che figlio del precedente sovrano saudita deceduto nel 2015, avrebbe pagato oltre un miliardo di dollari alle autorità nazionali per ottenere la libertà e non affrontare un processo per corruzione. Almeno altri tre magnati avrebbero fatto lo stesso. Lo riportano alla stampa estera funzionari di Riad, che hanno chiaramente voluto rimanere anonimi. Secondo il Principe ereditario Mohammed bin Salman (MBS), numero due del regno e di fatto ormai detentore del potere, grazie agli arresti di circa 200 illustri personalità dell’economia, della stessa monarchia e degli apparati burocratici, l’Arabia Saudita potrebbe incassare fino a 100 miliardi di dollari. Incarcerati nell’albergo Carlton a 5 stelle della capitale, pare che agli arrestati venga offerta la libertà in cambio di fino il 70% delle somme che si presume siano state accumulate con la corruzione. Un modo di fare cassa poco convenzionale, ma che starebbe funzionando. (Leggi anche: Arresti sauditi puntano ad espropri per $800 miliardi?)

I metodi di MBS potrebbero sembrarci poco ortodossi e persino troppo autoritari, ma per il bene dell’economia mondiale, ovvero anche di quella europea e italiana, dovremmo tifare perché egli riesca a raggiungere gli obiettivi che si è prefisso, altrimenti l’alternativa sarebbe davvero pesante e ci riporterebbe forse indietro con le lancette all’infausto 1979, anno in cui esplose la crisi energetica globale – la seconda, dopo quella del 1973 – sempre a causa delle tensioni geopolitiche nell’area, in particolare, a quelle tra Arabia Saudita e Iran, quest’ultimo fresco della Rivoluzione Islamica dell’ayatollah Khomeini, la quale abbatté lo stato pur moderno dello shah di Persia.

Il 32-enne MBS è fautore di una modernizzazione dell’economia saudita con le riforme elencate un anno e mezzo fa attraverso la sua “Vision 2030”, tese a sganciare il regno dalla dipendenza verso il petrolio.

Di barili qui ne vengono estratti quasi 10 milioni al giorno, corrispondenti a poco meno del 10% dell’offerta mondiale, secondi per quantità solo a quelli russi, ma primi per esportazioni con circa 7,5 milioni al giorno. Grazie agli ingenti introiti ottenuti dalla vendita della materia prima, Riad ha accumulato fino al 2014 riserve per 743 miliardi di dollari, che risultano scese a 475 miliardi in appena tre anni, a causa del crollo accusato dalle quotazioni del greggio.

MBS punta a diversificare l’economia saudita

Per questo, MBS vorrebbe rivitalizzare il settore privato, spingendo anche le donne al lavoro, in modo da rendere i sudditi più autonomi economicamente e meno dipendenti dalla finora generosa assistenza statale. In questo senso vanno lette le aperture recenti della monarchia per migliorare la condizione femminile, come l’annuncio storico della libertà di guidare dal giugno dell’anno prossimo. Più in generale, il giovane principe si è detto intenzionato a riportare l’Islam alle origini, a quello che sarebbe stato prima del 1979, anno in cui, a suo avviso, l’Iran degli ayatollah sciiti iniziò ad estremizzarlo. Per questo, MBS ha promesso lotta totale e immediata contro l’estremismo islamista e apertura alle altre religioni.Vedremo quanto di questi propositi verranno attuati, ma sin d’ora non possiamo che sperare che egli riesca.

Dall’anno prossimo, punta a quotare il 5% di Aramco, la compagnia petrolifera statale, al fine di incassare qualcosa come 100 miliardi e guadagnare tempo prezioso per mandare avanti le riforme senza soccombere alla crisi fiscale scatenata dalle entrate carenti del petrolio più a buon mercato. Per ravvivarne le quotazioni, domani Riad siglerà con i partners dell’OPEC (e si spera anche con la Russia e altri produttori esterni al cartello) a Vienna un accordo per estendere a tutto l’anno prossimo il taglio della produzione. Tutto per MBS è finalizzato a diversificare l’economia saudita. Gli stessi arresti, avvenuti dopo pochi giorni da una importante conferenza finanziaria a Riad, sono percepiti come un messaggio agli investitori stranieri, che suonerebbe pressappoco così: “portate pure i vostri capitali nel regno; non dovrete più preoccuparvi della corruzione, la stiamo sradicando”.

(Leggi anche: Mega-città quotata in borsa per superare il petrolio)

Se fallisse, le ripercussioni sarebbero potenzialmente esplosive per l’economia mondiale. Anzitutto, perché risultano altissimi i rischi che il principe si sta assumendo con la caccia agli sceicchi, la quale strizza l’occhio all’opinione pubblica più giovane del regno. Se, ad esempio, MBS non riuscisse ad ascendere al trono e fosse scavalcato da qualche altro familiare di una linea dinastica differente, non assisteremmo a una semplice diatriba tra teste coronate, bensì a una guerra civile vera e propria, che vedrebbe coinvolti clero, potentati economici e alti funzionari, tutti intenzionati a rivalersi contro colui che ha osato finanche a umiliare ultra-ricconi del calibro di Alwaleed bin Talal, accreditato di una fortuna tra i 18 e i 32 miliardi di dollari e azionista di Citigroup, Twitter e Twenty Century Fox, tanto per citare alcuni colossi da questi partecipati.

Tensioni geopolitiche un alto rischio per l’economia mondiale

Se già oggi si temono ripercussioni forti sul mercato del petrolio dalla veemenza anti-iraniana esternata da MBS, figuratevi cosa significherebbe l’eventuale confronto bellico interno al regno, che vale un decimo della produzione mondiale e che vedrebbe esplodere probabilmente tutta l’area. Dallo stretto di Bab el-Mandeb nello Yemen, stato che risente delle lotte intestine tra filo-sauditi e filo-iraniani, transitano quotidianamente 3,8 milioni di barili, mentre l’Iran ne produce altrettanti. Il mondo assisterebbe impotente, almeno nel breve periodo, all’impennata delle quotazioni del greggio, che in quel 1979 a cui accenna lo stesso principe ha provocato una rovinosa stagflazione tra le economie avanzate importatrici, con la crescita dei prezzi a doppia cifra e quella del pil azzerata. Ora, le banche centrali di USA, Europa e Giappone desiderano certamente che l’inflazione acceleri un po’, ma certo non che si passi dalla bassa all’alta inflazione, anche perché le loro economie registrano già una crescita poco entusiasmante nel complesso e la gestione di un surriscaldamento repentino e forte dei prezzi sarebbe impossibile, senza provocare violenti recessioni.

L’era dei tassi zero verrebbe sostituita in poco tempo da strette monetarie veloci e tali da fare saltare i conti di famiglie, imprese e stati, a meno che le banche centrali non si rassegnassero a subire passivamente gli alti tassi di inflazione, con tutte le ripercussioni del caso sulle economie e la loro stabilità sociale. Lo scenario potrebbe sembrare eccessivo, apocalittico, ma forse è stato descritto persino con moderazione, considerando che se saltasse la monarchia dei Saud e se si sprigionassero quelle tensioni inter-statali represse in decenni di diplomazia obbligata, il confronto durerebbe non poco e colpirebbe anche gli USA, il cui presidente Donald Trump ha pubblicamente elogiato le azioni di MBS, probabilmente legando indissolubilmente le sorti dell’influenza americana (e del sistema dei petrodollari) a quelle del giovane principe. Ecco perché dovremmo tifare per quest’ultimo, piaccia o meno. Le alternative rischiano di essere devastanti per la nostra economia. (Leggi anche: Sogno americano si trasformerà in incubo con fine dei petrodollari)

 

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