Perché ai mercati non può piacere Roberto Fico in autobus

Rimbrotti tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio sul prossimo governo. I mercati e l'Europa stanno a guardare e il presidente della Camera, Roberto Fico, ci ricorda in autobus la natura del Movimento 5 Stelle.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rimbrotti tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio sul prossimo governo. I mercati e l'Europa stanno a guardare e il presidente della Camera, Roberto Fico, ci ricorda in autobus la natura del Movimento 5 Stelle.

Matteo Salvini ha chiarito i termini di un eventuale accordo con Luigi Di Maio per formare il prossimo governo e ha evidenziato che non anteporrà la sua persona dinnanzi all’interesse più generale di raccogliere una maggioranza attorno a un esecutivo stabile con quel suo “non è che o Salvini o la morte”. E ha inviato al giovane di Pomigliano d’Arco un secondo messaggio: niente preclusioni verso Forza Italia. Il leader della Lega intende presentarsi alle trattative con il Movimento 5 Stelle come espressione di tutto il centro-destra. E non potrebbe essere altrimenti, visto che l’alternativa sarebbe pesare il proprio 17% contro il 32% dei grillini. Insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia, invece, Salvini avrebbe dietro di sé il 37% dei consensi e quasi il 43% dei seggi in Parlamento da fare valere.

Ma dalle parti pentastellate è stato risposto quasi picche. Di Maio ha detto che la sua candidatura a premier non si tocca, perché sarebbe tradire per l’ennesima volta la volontà popolare. In realtà, la chiusura del 31-enne leader dell’M5S a trattare su chi andrà a Palazzo Chigi dovrebbe essere interpretata come il tentativo di mettere sé stesso al riparo da possibili appetiti interni al movimento, tra quanti magari sperano di poter giocare la carta di quella figura “terza” per andare a fare il premier al posto di Di Maio.

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La vicenda continua ad apparire ingarbugliata, ma alle consultazioni, pur con delegazioni separate, il centro-destra indicherà compatto Salvini come premier al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale in cuor suo vorrebbe essere da qualche altra parte dopo Pasqua. Se è vero che Silvio Berlusconi stia ancora tentando di raccogliere tra gli eletti del PD consensi per un governo di centro-destra, confidando anche in possibili defezioni persino tra gli stessi grillini, ad oggi non sembra che vi siano numeri sufficienti per i quali il leader leghista possa aspirare credibilmente a fare il premier. Certo, qualche movimento sarebbe da scrutare: quel Pierferdinando Casini, che appena eletto senatore in quota PD va a iscriversi al gruppo misto segnalerebbe un certo margine di manovra per la coalizione che ha vinto le elezioni, pur mancando la maggioranza assoluta dei seggi.

Mercati e UE stanno a guardare

Intanto, l’Italia è e resta sorvegliata speciale, pur senza il clamore mediatico che si saremmo attesi per quello che a tutti gli effetti rappresenta lo scenario meno gradito dai mercati finanziari e dalla UE. Dal Fondo Monetario Internazionale si lanciano appelli sui conti pubblici, affinché non vengano compromessi da ricette lassiste, mentre dalla BCE si ricorda come le pensioni potrebbero avere bisogno, addirittura, di una nuova stretta, con la legge Fornero rivelatasi nelle proiezioni di lungo periodo insufficiente a garantire la tenuta della nostra previdenza, a causa delle dinamiche demografiche sfavorevoli. Dalla Commissione europea, pur con tutta la cautela del caso, il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, ci ricorda che abbiamo un gigantesco debito pubblico e che non si contrasta con più deficit.

Con pacatezza, gli organismi internazionali cercando di far capire a Lega e Movimento 5 Stelle che dovranno comportarsi con molta prudenza, una volta andati al governo. I proclami di disfacimento della Fornero, sulla flat tax e i miliardi necessari per introdurre un meccanismo assistenziale come il reddito di cittadinanza fanno paura a investitori e cancellerie europee, anche se finora i timori non si sono tradotti in alcuna fuga dei capitali dall’Italia: lo spread BTp-Bund a 10 anni viaggia sotto i livelli pre-elettorali a 129 punti base oggi, con i nostri decennali a rendere l’1,78%, oltre una ventina di punti in meno rispetto alla seduta precedente all’apertura dei seggi. E piuttosto stabile si mostra anche Piazza Affari, il cui trend appare del tutto in linea con il contesto internazionale.

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Ora serve realismo sui conti pubblici

Tutto bene, allora? Non esattamente. Fino al prossimo settembre siamo riparati dall’ombrello della BCE, che acquistando titoli di stato ne comprime i rendimenti, tenendo elevata la domanda. Quando il “quantitative easing” non sarà più in vigore, faremo i conti con gli umori “nudi e crudi” degli investitori, che non gradiranno granché i Roberto Fico in autobus. Ha fatto il giro del mondo l’immagine del neo-presidente della Camera su un bus romano per recarsi a Montecitorio il suo primo giorno di lavoro. Aldilà delle polemiche sulla bontà del gesto, è indubbio come esso segnali agli italiani la volontà di ricoprire la terza carica dello stato all’insegna della sobrietà e di quel taglio ai costi della politica, che è diventato una bandiera dei grillini, ragione principale per cui sono stati votati così in massa. Anche nel suo discorso di insediamento, Fico ha posto l’accento proprio su vitalizi e sprechi della politica, confermando la sua vocazione “movimentista”.

Perché un gesto apparentemente così positivo indisporrebbe i mercati alla lunga? Diciamo che agirebbe psicologicamente su chi investe convincendoli della natura anti-sistema dell’M5S, il quale segnalerebbe di ridurre la sua azione politica ad atti simbolici, non occupandosi della sostanza. Il taglio dei costi della politica è in sé doveroso, se si pensa che la sola Camera costi ogni anno ai contribuenti un miliardo di euro. Da qui a pensare, però, che siano questi sprechi a incidere sul bilancio statale ve ne passa. Se anche si azzerassero tutti tali spese, che in minima parte restano essenziali per la stessa esistenza delle istituzioni democratiche, si arriverebbe a risparmiare un paio di decimali di punto di pil. Con queste cifre non ci fai il reddito di cittadinanza, non puoi allentare la stretta sulle pensioni e nemmeno tagliare le tasse.

Che deputati e senatori andassero tutti in autobus a sgobbare in Parlamento, ma sul piano della realtà dei conti pubblici non è nemmeno questo il problema, anche se è innegabile che le sacche di spreco che si annidano nella politica siano arrivate a livelli inaccettabili, specie per un’economia così malconcia come la nostra. Il punto è che la sobrietà non sarà sufficiente a rimpinguare le casse dello stato e che se i grillini arrivassero al governo tra poche settimane, non potranno più sostenere, dati alla mano, che l’unica riforma necessaria per attuare il loro programma sia il taglio dei vitalizi. Con quello ci imbastisci una campagna elettorale dai toni pauperisti, ma è nelle pieghe di circa 800 miliardi di euro di spesa pubblica all’anno che bisogna guardare per risanare i conti e compiere scelte, queste sì, di natura politica.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Politica, Politica italiana

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