Per salvare la BCE (e l’euro) servono subito le dimissioni di Madame Lagarde

Crisi di credibilità senza precedenti per la BCE. Il governatore Christine Lagarde non si è dimostrata all'altezza del compito e senza le sue dimissioni a rischio vi è l'euro stesso.

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Crisi di credibilità senza precedenti per la BCE. Il governatore Christine Lagarde non si è dimostrata all'altezza del compito e senza le sue dimissioni a rischio vi è l'euro stesso.

E’ notte fonda a Francoforte. La sua principale istituzione versa in crisi di credibilità come mai nella sua pur breve e tormentata vita. I mercati finanziari hanno messo alla prova la BCE dopo le affermazioni rese dal governatore Christine Lagarde in conferenza stampa, secondo le quali non sia compito dell’istituto restringere gli spread. Ineccepibile sul piano formale, ma demenziali all’atto pratico. Tutti sapevamo che sia così, semplicemente nessuno voleva sentirselo ribadire con tanto di ufficialità, non certo i possessori di BTp, Bonos, titoli portoghesi e, per un certo verso, persino degli Oat francesi. In molti hanno iniziato a vendere come se non ci fosse un domani, i rendimenti sono schizzati e i problemi dei governi, che già non erano pochi con l’emergenza Coronavirus, pure.

Il tragico errore della BCE di Lagarde che sacrifica l’Italia alla speculazione sui mercati

E’ saltata la “copertura” che l’ex governatore Mario Draghi aveva garantito sulle emissioni nazionali sin da quel 26 luglio del 2012, quando pronunciando tre semplici parole – “whatever it takes” – aveva spento l’incendio che stava devastando il sud dell’Eurozona, mettendo in salvo l’euro. Adesso, Lagarde si è accorta di avere fatto una gaffe e sta cercando di rimediare. Non solo ha smentito sé stessa qualche ora più tardi, una settimana fa, dichiarando che la BCE farà di tutto per ridurre la frammentazione dei mercati, ma ha mandato allo scoperto il capo-economista Philip Lane, il quale ha garantito sull’esistenza di sufficiente flessibilità tra gli strumenti posseduti per contrastare la speculazione.

Altri membri del board sono passati dal chiudere a nuovi stimoli monetari al segnalare che il limite non sia stato ancora raggiunto.

Lo fatto, ad esempio, il governatore austriaco Robert Holzmann, il quale ha contribuito a creare più confusione di quanta non ve ne fosse già e, soprattutto, a generare tra gli investitori l’idea che alla BCE non vi sia più una guida ferma e autorevole. Il problema più grave per una banca centrale è la carenza di credibilità di chi la guida. E la BCE oggi ha questo problema, perché Lagarde, al di là della gaffe del 12 marzo scorso, non sembra possedere abilità di leadership, comunicative e conoscenze e che si richiedono più che mai a un banchiere centrale.

Euro a rischio

Ieri, quando lo spread BTp-Bund a 10 anni è arrivato a 330 punti base, la BCE è intervenuta per abbassarlo. Ci è riuscita per poco e in parte. Né potrebbe fare subito di più, perché altrimenti i fatti smentirebbero le parole del governatore e i mercati ne dedurrebbero che questi non sia per niente credibile, che i suoi discorsi non abbiano un significato concreto. Ma per l’efficacia della politica monetaria, serve che la banca centrale sia ritenuta credibile, altrimenti i comportamenti di investitori, imprese, consumatori, lavoratori e risparmiatori seguiranno un percorso proprio.

Italia sotto attacco finanziario, spread a 330 punti

Perché Lagarde oggi rappresenta una minaccia alla sopravvivenza dell’euro? Avendo incoraggiato le vendite di BTp, così come di altri titoli del Sud Europa, ha depresso i loro valori iscritti nei bilanci delle banche che li detengono, finendo per infliggere loro perdite virtuali. Queste si traducono in crolli azionari da un lato e nella necessità per gli istituti di accantonare un maggiore capitale per fronteggiare le minusvalenze nel caso di cessione anticipata, con il risultato di sottrarlo alle erogazioni a favore di imprese e famiglie. Hai voglia ad abbassare i tassi, se nel contempo fai in modo che le banche prestino di meno, anziché di più.

E poiché i bond più in crisi sono quelli emessi dagli stati maggiormente colpiti dall’emergenza Coronavirus e che nei prossimi mesi rischiano di incorrere in una severa emergenza fiscale, la BCE sta aggravando le prospettive per la tenuta delle economie nel Sud Europa, quelle che avrebbero maggiormente bisogno di sostegno alla liquidità.

Ecco la frammentazione dei mercati, a parole contrastata da Francoforte, nei fatti agevolata dalla sprovvedutezza delle affermazioni dei suoi rappresentanti.

Dimissioni di Lagarde necessarie

Lasciare incancrenire la crisi in una parte dell’Eurozona, però, implica anche accettare che i debiti di questi paesi implodano e che i governi perdano l’accesso ai mercati, costretti a ricorrere a un qualche salvataggio internazionale. E fin quando c’era da circoscrivere il default alla sola Grecia, al Portogallo o all’Irlanda, economie di piccole dimensioni, il gioco è riuscito, pur a fatica, ma altra cosa sarebbe mettere in salvo stati come Italia, il cui pil vale quasi un sesto del totale nell’area e che ogni anno emette titoli di stato per 400 miliardi di euro. Una volta che la situazione sfuggisse di mano, senza soccorso della BCE si andrebbe a sbattere direttamente con la necessità di rinegoziare i debiti, infliggendo perdite ai sistemi bancari, non solo domestici, bensì di tutta l’area, vuoi perché i BTp li posseggono anche le banche francesi e, in misura assai inferiore, tedesche, etc., vuoi perché gli istituti sono ormai integrati tra loro.

La BCE di Lagarde aggraverà la crisi dell’Italia

L’onda d’urto sarebbe così potente da costringere il malcapitato di turno ad uscire dall’euro per tentare una strada per la risalita diversa (e più veloce) da quella imboccata dalla Grecia. E così, il bene primario tutelato dalla BCE, ossia l’euro, scomparirebbe, almeno nella sua configurazione attuale di moneta unica di 19 stati diversi. Dunque, si rende urgente una retromarcia di Francoforte, che salvi le forme e al contempo cancelli la prova fallita di Lagarde. Ma fino a quando questa rimane al suo posto, qualsiasi passo compiuto in dissonanza dalle sue dichiarazioni verrebbe letto come informale, temporaneo e in conflitto con la linea ufficiale, risultando inefficace.

Da qui, le dimissioni obbligate per colei che da direttore generale non fu estranea ad altri grossi pasticci al Fondo Monetario Internazionale.

Ipotizzare che un governatore getti la spugna a pochissimi mesi dall’inizio di un mandato dalla durata di otto anni appare impensabile, trattandosi della seconda banca centrale più importante al mondo. E lo è. Ma in tempi straordinari, straordinarie si rivelano anche le azioni necessarie per porre argine a guai ben peggiori che deriverebbero dal proseguire come nulla fosse. E alla stessa Bundesbank, azionista di riferimento di fatto della BCE, serve che al comando vi sia una figura autorevole, non sotto tutela dei tecnici per schermarla dalle incomprensioni. Se e quando la situazione dovesse peggiorare, Lagarde si ritroverà costretta al grande passo indietro. Forse, più presto di quanto immaginiamo.

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