Per l’Italia niente deroghe UE sul deficit. Margini di spesa strettissimi per il governo

Il neoministro Fabrizio Saccomanni torna a mani vuote dal G7 di Londra: l'Italia non avrà un trattamento come quello di Francia e Spagna. Unica nota positiva è che il pareggio di bilancio è di fatto rinviato e per ora basta tenere il deficit sotto il 3%

di , pubblicato il
Il neoministro Fabrizio Saccomanni torna a mani vuote dal G7 di Londra: l'Italia non avrà un trattamento come quello di Francia e Spagna. Unica nota positiva è che il pareggio di bilancio è di fatto rinviato e per ora basta tenere il deficit sotto il 3%
Il neo ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni

Il G7 finanziario di Londra non ha smosso granché in favore dell’Italia, che presente con il neo-ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, non ha incassato le aperture sperate (ma mai ammesse da Roma) su una possibile deroga al tetto massimo del 3% del deficit sul pil. Una speranza sorta nel mondo politico e dell’economia del nostro Paese, dopo che sia Parigi che Madrid avevano chiesto e ottenuto un rinvio di due anni di tempo per il raggiungimento degli obiettivi fiscali. Tanto che la Francia chiuderà quest’anno con un deficit al 3,9% e per il 2014 è previsto un pessimo 4,2%, ossia un disavanzo in crescita, anziché in diminuzione.

L’Italia, invece, già a fine mese dovrebbe essere depennata dalla Commissione di Bruxelles dalla lista degli stati UE con deficit eccessivo. Dopo avere chiuso il 2012 con un deficit al 3%, quest’anno questo dovrebbe lievemente scendere al 2,9%, mentre il governo stima un 1,8% per l’anno prossimo. Un calcolo, forse, un pò troppo ottimistico, basato su un’improbabile crescita dell’1,3% del pil, quando gli organismi internazionali non vedono una ripresa di oltre mezzo punto di ricchezza.

 

Cosa significano questi numeri? Che causa l’alto livello di debito accumulato, Roma non potrà quasi affatto sgarrare per quest’anno, essendo già a ridosso della soglia consentita. Prudenza vorrà, quindi, che non potremmo approfittare nemmeno degli spiccioli per finanziare eventuali misure di crescita. Qualsivoglia provvedimento (IMU, Tares, etc.) dovrà essere coperto da tagli alla spesa o da un aumento di altre tasse o imposte. Più flessibile il bilancio del 2013, quando si potrebbe avere un margine di manovra di circa un punto di pil.

Il problema è che tale margine è nei fatti già eroso dalla necessità di rimborsare almeno parte dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione, il cui pagamento peserà per 20 miliardi quest’anno e per un importo uguale l’anno prossimo.

 

In altri termini, il raggio d’azione del governo è nullo. Tuttavia, è già un progresso rispetto a quanto era stato preventivato nel 2011, nel passaggio di consegne tra il governo Berlusconi e il successivo a guida Monti. Allora, infatti, Bruxelles caldeggiò il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013. Deficit zero o giù di lì. E’ sotto gli occhi di tutti che né quest’anno e nemmeno il prossimo si raggiungerà anche solo lontanamente tale obiettivo, in quanto nonostante tagli e stangate fiscali, la conseguente recessione ha impedito che il traguardo fosse raggiunto. Adesso, si parla di “pareggio strutturale”, ossia al netto delle incombenze della crisi e in prospettiva.

Sembra poco, ma se avessimo dovuto raggiungere già quest’anno il pareggio a tutti i costi, avremmo dovuto risanare per circa altri 45 miliardi di euro. Un salasso, che evidentemente ci siamo risparmiati, per ora. Attenzione, però. Ciò non implica che potremmo permetterci di mantenere a tempo indeterminato un deficit al 3% o vicino a tale soglia. Un altro impegno che ci siamo assunti riguarda il calo progressivo del rapporto debito/pil, atteso oltre il 132% nel 2014. Questo significa che il disavanzo fiscale non dovrà eccedere tendenzialmente la crescita nominale del pil (pil reale + inflazione), nei prossimi anni. E con un tasso di crescita che rasenta lo zero, sarà molto difficile tenere il deficit a questi livelli.

Argomenti: ,