Per Carige un salvataggio in stile MPS dopo l’uscita di BlackRock? Non è scontato

Dopo l'abbandono delle trattative su Carige da parte del fondo americano BlackRock, i commissari hanno a disposizione due alternative di mercato prima di valutare seriamente il salvataggio di stato. Ecco su quali si sta ragionando in queste ore.

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Dopo l'abbandono delle trattative su Carige da parte del fondo americano BlackRock, i commissari hanno a disposizione due alternative di mercato prima di valutare seriamente il salvataggio di stato. Ecco su quali si sta ragionando in queste ore.

E’ stato un duro colpo l’abbandono delle trattative da parte del fondo americano BlackRock per rilevare Carige. Il team investimenti ha bocciato l’operazione a un passo dal traguardo, lasciando di stucco tutti, a partire dai tre commissari a capo dell’istituto ligure dall’inizio dell’anno: Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener.

In teoria, BlackRock avrebbe dovuto sottoscrivere il 25% dell’aumento di capitale, stimato in 720 milioni di euro, il quale a sua volta sarebbe stato coperto per 313 milioni grazie alla conversione del bond sottoscritto nei mesi scorsi dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, la cui assemblea dei soci dovrebbe dare formalmente l’ok martedì prossimo. La quota rimanente sarebbe stata offerta ai soci attuali e l’eventuale inoptato sarebbe stato coperto sempre da BlackRock.

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Sui numeri, pare che non ci siano stati problemi, ma forse il fondo ha trovato difficoltà ad accettare rischi di tipo “politici”, come eventuali tensioni con i sindacati sui licenziamenti (smentiti 2.000 esuberi e confermati i circa 1.200) e con lo stato italiano. Va precisato, però, che BlackRock avrebbe agito da advisor, cioè avrebbe investito per conto di 4-5 soggetti, la cui identità sarebbe stata svelata solo al momento della formalizzazione dell’offerta.

Le soluzioni di mercato ancora in auge

E adesso? Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha rassicurato che si continuerebbe a battere la strada della “soluzione di mercato”, prima di considerare realmente quella “ricapitalizzazione precauzionale” del Tesoro, che equivarrebbe alla nazionalizzazione di Carige sullo schema di quanto avvenuto due anni fa con MPS. Gli stessi commissari, in una lettera inviata ai dipendenti, segnalano l’esistenza di alternative al salvataggio di stato, che in sé offrirebbe forti garanzie proprio a lavoratori e correntisti.

Una della strade che si sta percorrendo in queste ore sarebbe quella che porta a offerte alternative a BlackRock, che erano state accantonate nelle scorse settimane, visto che il fondo USA sembrava destinato ormai a concludere positivamente il negoziato.

In corso vi sarebbe la “due diligence” da parte di almeno 3-4 soggetti stranieri. Non è detto che si arrivi a qualcosa di concreto, ma almeno esisterebbe una manifestazione d’interesse da parte di investitori privati, segno che le speranze di salvare la banca senza oneri per i contribuenti italiani esistono.

La seconda alternativa sembrerebbe un po’ remota, eppure il quadro si mostra più favorevole di quanto si pensi. Parliamo della fusione con un altro istituto italiano. Nei mesi passati, ad uno ad uno si sono sfilati tutti. Rispetto ad allora, però, vi sono due novità che inducono a riflettere: l’Fidt convertirà il suo bond in azioni ed entrerà nel capitale di Carige con una quota del 43% non finalizzata alla gestione e che gradualmente cederà sul mercato, man mano che le condizioni lo consentiranno; Sga, la società pubblica attiva nell’acquisizione di crediti deteriorati, ne rileverà per 1,85 miliardi dei 3,5 miliardi di Carige, con ciò consentendo alla banca di fare pulizia del bilancio, abbattendo il rapporto tra NPE e crediti alla clientela in area 10%. Basterà per convincere qualche banca italiana a drizzare le antenne su Genova?

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