Pensioni versus profughi, lo scambio in corso tra Grecia e Germania

Baratto in vista tra riforma delle pensioni e gestione dell'emergenza profughi. Sarebbe questo lo schema d'intesa sotterraneo tra Germania e Grecia, nel quale si è messo di traverso il Fondo Monetario Internazionale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Baratto in vista tra riforma delle pensioni e gestione dell'emergenza profughi. Sarebbe questo lo schema d'intesa sotterraneo tra Germania e Grecia, nel quale si è messo di traverso il Fondo Monetario Internazionale.

Chi l’avrebbe detto fino a qualche mese fa che la Germania sarebbe stata, a un certo punto, tra i creditori più flessibili della Grecia? Ma se il premier Alexis Tsipras stupì l’intero pianeta, ad iniziare dalla moglie, il 13 luglio scorso, quando rimangiandosi tutte le idee per le quali era riuscito a spazzare via il vecchio sistema politico ellenico, firmava un duro accordo per ottenere un terzo piano di aiuti da 86 miliardi, stavolta a sorprendere sono i tedeschi.

Riforma pensioni Grecia, scontro FMI-Tsipras

Accade che in questi giorni, la tensione è alta tra Atene e Fondo Monetario Internazionale. Quest’ultimo chiede alla prima nuovi tagli delle pensioni, la cui spesa è insostenibile per stessa ammissione di Tsipras. Ogni anno, la Grecia spende per la previdenza il 17% del pil, di cui la metà finanziata ricorrendo al gettito fiscale, visto che i contributi versati bastano solamente a pagare la metà. In pratica, lo stato deve metter mano al portafogli per l’8-9% del pil, quando la media europea è di appena il 2%. Tuttavia, il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ha rispedito al mittente la richiesta di nuovi tagli, chiarendo che dal 2010 ne sono stati effettuati 11 e che non ci sarebbe più alcuno spazio su questo versante. Il governo di Atene sarebbe semmai disposto ad aumentare i contributi a carico degli impiegati e degli agricoltori, un’ipotesi che non piace ai creditori, perché allontanerebbe ulteriormente la ripresa dell’occupazione e dell’economia del paese, ottenendo anche come risposta l’indizione di svariati scioperi da parte delle categorie eventualmente colpite dalla stangata. Ma l’FMI, il cui piano di assistenza finanziaria scade alla fine del mese, non potrà decidere di erogare nuovi aiuti, se il debito pubblico ellenico risultasse insostenibile, chiedendo per questo un taglio a carico dei creditori pubblici europei.      

Ristrutturazione debito Grecia in cambio di riforme, gli ostacoli

A loro volta, i governi dell’Eurozona sono disponibili non a un taglio del debito (“haircut”), bensì a concedere una ristrutturazione in forma di allungamento delle scadenze dalla media attuale di 31,5 anni, di abbassamento degli interessi, già appena all’1%, e di una proroga del periodo di grazia oltre il 2022 previsto, ovvero dell’arco di tempo, all’interno del quale la Grecia non dovrà né  versare gli interessi, né rimborsare il capitale ricevuto. Affinché tale ristrutturazione sia possibile, però, chiedono riforme al governo Tsipras, tra cui anche quella sulle pensioni. Lo scontro tra FMI e greci rischia così di bloccare l’agognato condono parziale mascherato del debito, per cui tra le parti stanno volando scintille. Oltre tutto, se l’FMI si rifiutasse di partecipare al terzo piano di salvataggio varato 7 mesi fa, creerebbe problemi alla Germania, il cui governo aveva promesso al Bundestag in una delle votazioni più contestate per i “bailout” il coinvolgimento pieno dell’istituto di Washington, a garanzia dell’attuazione degli accordi con Atene e di un monitoraggio “non politico” sulle riforme da questa varate. Ma la linea tedesca si è ammorbidita in questi giorni, tanto che Berlino ha segnalato di volere andare incontro alle esigenze dei greci, essendo per loro questa fase abbastanza complicata per la gestione dell’emergenza profughi. Se la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato nei giorni scorsi di non avere voluto salvare la Grecia, per poi abbandonarla, dal G-20 di Shanghai dello scorso fine settimana, il suo ministro delle Finanze, il “falco” Wolfgang Schaeuble, ha quasi bacchettato i partner europei, rei di mostrarsi poco solidali nei confronti di Atene.      

Il baratto tra Germania e Grecia

Non è la prima volta che si rincorrono le voci di un “baratto” sottobanco tra tedeschi e greci sulla questione profughi. Già in autunno, i primi avevano mostrato aperture sulla ristrutturazione del debito, in cambio di una gestione più efficace dei flussi dei profughi di passaggio dai Balcani. L’accordo, se così possiamo definirlo, è sembrato naufragare sull’incompetenza mostrata dal governo Tsipras nel gestire l’emergenza, nonostante la UE gli abbia versato 2 miliardi allo scopo. Ora, però, la vicenda ha assunto contorni molto più drammatici, perché ad essere messa in dubbio è l’intera sopravvivenza della UE, dell’area Schengen, come risultato del “fai da te” di ciascuno stato membro in queste ultime settimane. E prima che sia troppo tardi per salvare il progetto europeo, che metterebbe a rischio anche quello della moneta unica, la Germania vuole correre ai ripari, cercando di allentare la pressione sulla Grecia. Se non dovesse farcela a convincere gli alleati del Centro-Nord Europa ad accogliere parte dei rifugiati, quanto meno cercherà di incentivare Tsipras a soluzioni idonee sul suolo ellenico. In cambio, riceverebbe in dono il mancato taglio delle pensioni. Per una volta, le riforme e l’austerità possono attendere.

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Argomenti: Crisi della Grecia, Crisi Euro, Economia Europa, Emergenza profughi, Grexit, Troika