Pensioni, sette italiani su dieci a rischio povertà: prendono meno di 1000 euro

In Italia il 70,8 per cento dei pensionati percepisce un assegno mensile inferiore ai 1.000 euro e il 2050 dove, secondo le stime, il rischio povertà per i millenials sarà realtà non è più solo un rischio.

di Chiara Lanari, pubblicato il
In Italia il 70,8 per cento dei pensionati percepisce un assegno mensile inferiore ai 1.000 euro e il 2050 dove, secondo le stime, il rischio povertà per i millenials sarà realtà non è più solo un rischio.

Ogni giorno, il mito della pensione in Italia riceve contraccolpi di varia natura. L’ultimo in ordine di tempo è arrivato direttamente dall’Inps, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale il cui presidente è Tito Boeri, spesso protagonista in passato di accesi confronti con l’ex presidente della commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano (onorevole Partito democratico, favorevole alla quota 41 e alla pensione anticipata). Secondo le ultime stime dell’istituto previdenziale, in Italia il 70,8 per cento dei pensionati percepisce un assegno mensile inferiore ai 1.000 euro. Non esattamente una pensione con cui poter vivere dignitosamente la seconda parte della propria esistenza, anche se devono essere fatte delle precisazioni importanti.

Valore in aumento rispetto allo scorso anno

I dati dell’Inps fanno riferimento al 1° gennaio 2018. Il numero totale delle pensioni erogate dall’istituto nel settore privato è pari a 17.886.623, circa 170 mila prestazioni in meno rispetto al 2017. Nonostante ciò, il valore complessivo è in aumento dell’1,5 per cento, pari a 200,5 miliardi. Di queste, 13,9 milioni sono di natura previdenziale, di cui 12,8 milioni hanno un importo inferiore ai 1.000 euro, come detto in apertura. Il dato diventa ancora più allarmante se vengono prese in considerazione esclusivamente gli assegni corrisposti alle ex lavoratrici: l’86,6 per cento delle pensioni percepite dalle donne ha un importo più basso della soglia dei 1.000 euro.

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Nel corso del 2017 è stato poi registrato un aumento delle pensioni anticipate pari al 25 per cento, favorito soprattutto dagli strumenti introdotti dal governo Gentiloni (Ape social, ndr), rispetto ai 66 anni e 7 mesi fissati come limite per la pensione di vecchiaia. Infine, è salita leggermente l’età media con cui i lavoratori italiani hanno guadagnato l’accesso alla pensione, passata da 63,2 a 63,5 anni.

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Un dato preoccupante per i millenials

Il dato è abbastanza preoccupante se si pensa che le nuove generazioni, secondo le ultime stime effettuate, andranno in pensione ad un’età pari o superiore ai 70 anni (la causa è ovviamente da ricercare nel ritardo dell’ingresso nel mondo del lavoro e la discontinuità contributiva), senza contare che l’importo dell’assegno previdenziale sarà di gran lunga inferiore rispetto a quello già insufficiente percepito dai neo pensionati.

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni

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