Pensioni a rischio con la Brexit: buco da 140 miliardi nel Regno Unito

La Brexit starebbe mettendo a rischio le pensioni dei lavoratori britannici. Ma si potrebbero consolare, sapendo che forse sarebbe andata peggio, se fossero nell'Eurozona.

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La Brexit starebbe mettendo a rischio le pensioni dei lavoratori britannici. Ma si potrebbero consolare, sapendo che forse sarebbe andata peggio, se fossero nell'Eurozona.

C’è un paradosso in questa storia della Brexit, ovvero che a votare per lo più in favore dell’uscita del Regno Unito dalla UE siano stati, in particolare, gli over 65 e con una percentuale di ben il 60%. Eppure, potrebbe essere la classe di età immediatamente più danneggiata dal divorzio tra Londra e Bruxelles. Vediamo perché.

Gli over 60 sono i lavoratori maggiormente dipendenti dall’andamento del mercato con riferimento ai fondi pensione, visto che sono prossimi alla quiescenza.

Ebbene, sta accadendo che con la vittoria dei “Leave” al referendum del 23 giugno scorso, si è scatenata nel pianeta una corsa verso i beni-rifugio, ovvero quegli assets maggiormente considerati al riparo dai rischi.

Fondi pensione sotto pressione

Tra i titoli a beneficiare di questa corsa ci sono quelli emessi dal governo britannico, che contrariamente alle previsioni della vigilia, stanno andando a ruba, tanto che i rendimenti decennali sono diminuiti di una cinquantina di punti base all’attuale 0,82-0,83%.

Un effetto indesiderato di questo crollo dei rendimenti sovrani britannici è, però, l’aumento del gap tra i contributi versati ai fondi pensione e quelli necessari per adempiere alle obbligazioni assunte dagli stessi, in termini di capitale erogato al raggiungimento dell’età prevista o della rendita mensile assicurata.

 

 

 

Rendimenti bond UK in picchiata

Prima della Brexit, il gap era stimato in 820 miliardi di sterline, ma all’1 luglio scorso era schizzato a 935 miliardi. Pertanto, l’uscita dalla UE del Regno Unito si è tradotto in un aumento del “buco” nei fondi pensione britannici di quasi 140 miliardi di euro.

Come mai? Il 47,5% della raccolta nel paese viene investito sul mercato a reddito fisso, di cui i tre quarti sono rappresentati da titoli di stato denominati in sterline. Il crollo dei rendimenti sta riducendo, quindi, i guadagni di questi fondi e il peggio potrebbe arrivare nelle prossime settimane, quando la Bank of England dovrebbe varare nuovi stimoli monetari per scongiurare la recessione, facendo diminuire ulteriormente i rendimenti dei bond.

Non è caso isolato

La pressione sui fondi pressione è tale, che questi potrebbero essere costretti a chiedere ai datori di lavoro di aumentare i contributi in favore dei dipendenti o, in alternativa, potrebbero comunicare ai clienti un taglio dei benefici pensionistici futuri.

La Brexit ha danneggiato i lavoratori prossimi alla pensione, quindi. Eppure, il fenomeno è tutt’altro che isolato. Ne sanno qualcosa le compagnie di assicurazione e i fondi pensione anche dell’Eurozona, dove tra rendimenti negativi o azzerati non è possibile allo stato attuale produrre risultati soddisfacenti per gli iscritti. I sudditi di Sua Maestà potrebbero consolarsi, sapendo che se fossero oggi nell’Area Euro, probabilmente le loro pensioni sarebbero ancora di più minacciate da rendimenti sovrani simili a quelli tedeschi.

 

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