Pensioni, rimborsi parziali e per fasce di reddito. Ma l’Italia rischia il richiamo della UE

Il governo Renzi si è impegnato a rispettare gli impegni sul deficit assunti con la Commissione europea, ma come farà a rimborsare le pensioni bloccate nel biennio 2012 e 2013?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo Renzi si è impegnato a rispettare gli impegni sul deficit assunti con la Commissione europea, ma come farà a rimborsare le pensioni bloccate nel biennio 2012 e 2013?

L’Italia s’impegnerà a rispettare gli obiettivi già concordati con la Commissione europea sul deficit pubblico. Lo ha confermato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il quale risponde così alle osservazioni di Bruxelles, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato il blocco delle pensioni per il biennio 2012-2013. La decisione della Consulta potrebbe pesare sui conti pubblici per 14 miliardi di euro, lo 0,9% del pil, in termini di rimborsi da effettuare nei confronti dei pensionati penalizzati dalla misura voluta allora dal governo Monti. Sul punto, oggi Padoan discuterà con il vice-presidente della Commissione, Valdis Dambrovskis, e con il commissario agli Affari monetari, Pièrre Moscovici, in occasione dell’Eurogruppo sulla Grecia. L’intento è di rassicurarli sul rispetto degli obiettivi di bilancio, anche se gli spazi di manovra per il governo Renzi sono prossimi allo zero.   APPROFONDISCI – Riforma pensioni, le proposte del governo per non comprometterla  

Rischio deficit

La sentenza rischia di mettere in pericolo 3 target: quello di un rapporto tra deficit e pil al 2,6%  per quest’anno; quello sul tetto massimo del 3% nel rapporto tra deficit e pil; quello sulla discesa del debito pubblico in rapporto al pil. Se il Tesoro rimborsasse integralmente i suddetti 14 miliardi, il rapporto deficit/pil schizzerebbe quest’anno al 3,4%, non solo sforando il tetto massimo del 3% e infrangendo la promessa di scendere al 2,6% nell’esercizio in corso, ma innalzando anche il rapporto debito/pil. Tutto ciò, dopo che la Commissione europea ha avvertito che l’Italia resta sotto “monitoraggio”, ci esporrebbe all’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Il fatto sarebbe devastante non tanto in termini di impatto diretto dell’atto in sé, ma sul piano politico europeo e sui mercati finanziari.

Rimborsi pensioni parziali

Per evitare un simile disastro, Padoan e il tecnici del ministero starebbe ipotizzando di legare i rimborsi “una tantum” al reddito: più quest’ultimo è alto, minore sarà la percentuale rimborsata; è probabile che il rimborso sia azzerato al di sopra dei 3 mila euro al mese. Resta da vedere se per reddito s’intende solo quello riferito agli assegni pensionistici o anche agli altri percepiti dal pensionato.   APPROFONDISCI – Riforma pensioni: ecco a quanto ammontano i rimborsi dopo la sentenza della Consulta   Stando ai calcoli di questi giorni, però, quand’anche si valutasse una soluzione del genere, i rimborsi ammonterebbe a circa 7-8 miliardi di euro. Da ciò si deducono due cose: in primis, che il reddito a cui si farà riferimento comprenderà con ogni probabilità anche tutte le altre entrate del pensionato, in modo da limitare al minimo i rimborsi; secondariamente, che il provvedimento, quale che sia il suo impatto sui conti pubblici, dovrà essere coperto con nuove entrate o con tagli alla spesa pubblica, dato l’impegno del ministro a centrare il target fiscale concordato.

Aumento tasse o tagli spesa in vista?

La UE non farebbe più concessioni, avendo già permesso di abbassare il deficit al 2,6%, anziché al 2,2%, com’era stato inizialmente previsto. Se si avverasse la previsione del governo di un rapporto tra deficit e pil al 2,5% quest’anno, grazie ai risparmi ottenuti sui rendimenti sui titoli di stato, il Tesoro avrebbe solo 1,6 miliardi a disposizione per rimborsare gli assegni bloccati in deficit, appena un quinto del totale presumibile necessario. C’è un altro aspetto di cui non si starebbe tenendo molto conto nel dibattito pubblico. Se è pur vero che i rimborsi saranno “una tantum”, la rivalutazione degli assegni è, invece, strutturale, ovvero essi saranno rivalutati per gli anni precedenti e sbloccati anche per l’anno in corso e quelli successivi. Dunque, si dovrà tenere conto di una maggiore spesa per qualche miliardo di euro all’anno, da coprire con aumenti di tasse e/o tagli ad altre spese. E non sarà facile per un governo già alle prese con il tentativo di impedire che l’anno prossimo si realizzi l’aumento dell’IVA, se scattassero le clausole di salvaguardia da esso stesso fissate nella legge di stabilità 2015.   APPROFONDISCI – Pensioni, rimborso non per tutti e sarebbe coperto con nuove tasse e tagli alla spesa  

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Argomenti: Manovra economica Renzi