Pensioni: la Quota 100 del nuovo governo M5S-Lega non fa per tutti, ecco chi ci perde

La quota 100 del nuovo governo M5S-Lega Nord potrebbe non essere conveniente a tutti.

di Chiara Lanari, pubblicato il
La quota 100 del nuovo governo M5S-Lega Nord potrebbe non essere conveniente a tutti.

Il cavallo di battaglia previdenziale del nuovo governo M5S-Lega Nord è la quota 100, provvedimento inserito all’interno del contratto dell’esecutivo. In origine, la misura di pensione anticipata era stata concepita per offrire l’uscita in anticipo dal mondo del lavoro con una somma pari a 100 tra età anagrafica e anni di contributi. Teoricamente, dunque, quota 100 poteva essere 60+40, 61+39, 62+38, 63+37 ecc. In realtà, le carte in tavola sarebbero cambiate da qualche giorno, visto che il provvedimento avrebbe un paletto non di poco conto: il lavoratore deve avere un’età minima di 64 anni all’anagrafe (e 36 di contributi) se vuole andare in pensione con quota 100. Ma non è tutto.

Addio Ape social?

Contestualmente all’introduzione di quota 100, l’Ape social dovrebbe essere sospesa. Non è ancora chiaro se la sospensione sia temporanea o definitiva. Non si hanno notizie chiare nemmeno sulle tempistiche (c’è chi ipotizza lo stop dal 1° gennaio 2019, chi già da quest’anno). Eliminare l’Ape sociale significherebbe togliere la possibilità alle categorie più deboli del Paese, coloro le quali stanno facendo affidamento sull’anticipo pensionistico agevolato. Esistono migliaia di lavoratori in Italia che sono disoccupati a 63 anni ma che hanno i contributi necessari per accedere all’Ape sociale e andare così in pensione senza attendere di raggiungere i 67 anni (prossimo limite per la pensione di vecchiaia). Con la sola quota 100, questi lavoratori si vedrebbero tolta la possibilità di ricevere la pensione una volta compiuti i 63 anni e 7 mesi ma dovrebbero aspettare altri quattro anni (o quasi).

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C’è poi un altro dettaglio non trascurabile, il tetto dei contributi figurativi (non più di 2-3 anni). Chi è stato in mobilità per più anni, potrebbe avere difficoltà a raggiungere Quota 100, trovandosi così in una posizione svantaggiata rispetto a chi ha potuto godere dell’Ape sociale in questi ultimi 12 mesi. Sono i dettagli, a volte, a fare la differenza. Una lezione che i pensionati italiani in questi anni hanno imparato fin troppo bene.

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana