Pensioni, ius soli e banche: chi traccia la linea adesso tra Gentiloni e Renzi?

PD sconfitto alle elezioni di Sicilia e Ostia. Il segretario Matteo Renzi esce indebolito. Quali ripercussioni sui temi-chiave del dibattito politico di questi mesi?

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PD sconfitto alle elezioni di Sicilia e Ostia. Il segretario Matteo Renzi esce indebolito. Quali ripercussioni sui temi-chiave del dibattito politico di questi mesi?

Brucia la sconfitta del PD in Sicilia e alle amministrative nel municipio di Ostia. La leadership di Matteo Renzi non viene messa formalmente in discussione dentro al partito, la sua premiership, però, vacilla e pure di molto. Essendo diventata la prospettiva più probabile quella di una coalizione di centro-sinistra, il segretario del PD non solo non sarà automaticamente il candidato per Palazzo Chigi alle prossime elezioni, ma proprio la sua figura appare la meno adatta a rappresentare questa svolta al Nazareno, tanto che lo stesso ex premier ha avanzato l’ipotesi di indicare il premier dopo le elezioni, consapevole che se la coalizione lo facesse prima, di certo non sarebbe lui a correre per il centro-sinistra. (Leggi anche: Cosa cambia con il crollo del PD)

Pensione a 67 anni?

Le ripercussioni dell’indebolimento di Renzi si avranno forse anche sui temi clou di questa fase al vaglio del governo Gentiloni. Il primo riguarda le pensioni. L’età pensionabile dovrebbe aumentare di 5 mesi a 67 anni dal 2019, effetto dell’adeguamento alla maggiore longevità tra gli italiani rilevata dall’Istat. Il segretario democratico preme per un rinvio dell’innalzamento e a Palazzo Chigi si studiano diverse soluzioni: dall’ipotesi minimal dell’ampliamento dell’Ape social, consentendo a una platea più vasta di lavoratori di andare prima in pensione; al rinvio di due anni dell’inasprimento del requisito anagrafico; all’ipotesi di differenziare l’età pensionabile e il relativo aumento a seconda della tipologia lavorativa svolta. (Leggi anche: Età pensionabile a 67 anni, la vera soluzione sta nel lavoro)

Quanto a quest’ultima idea, ieri l’Istat è stata chiara: non si hanno dati sulla longevità per categoria professionale per giustificare un trattamento differenziato sul piano dell’uscita dal lavoro. Servirebbero studi per fornire informazioni dettagliate al governo, richiedendosi tempo e risorse. Ergo, l’ipotesi sarebbe da scartare.

E poco fa, in audizione alla Commissione Bilancio di Camera e Senato, il vice-direttore di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, ha avvertito che il rinvio dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni non dovrebbe essere toccato, perché sulle riforme previdenziali, spiega, si fonda la stabilità dei conti pubblici attesa per i prossimi anni. Un assist al governo, che non vorrebbe intaccare l’adeguamento automatico e dalla sua ha anche l’Inps, che con il presidente Tito Boeri tuona quasi quotidianamente ormai contro l’indebolimento delle normative introdotte negli anni passati.

Dunque, Renzi appare isolato sul piano istituzionale, ma è con il tracollo elettorale del PD di domenica scorsa che rischia di perdere la sua battaglia anche sulle pensioni, dopo avere incassato la batosta su Bankitalia, il cui governatore Ignazio Visco ha ottenuto dal premier Paolo Gentiloni un secondo mandato contro il suo parere e quello del gruppo democratico alla Camera.

Ius soli e banche

Altro tema caldo e controverso riguarda lo “ius soli”, ovvero la concessione automatica della cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati nel nostro paese. A volerlo è Renzi, che spera così di mettere elettoralmente nell’angolo la sinistra. Contrari sono i centristi di Angelino Alfano, usciti sconfitti alle elezioni regionali in Sicilia, essendosi fermati sotto la soglia di sbarramento del 5% e, dunque, rimanendo fuori dal Parlamento isolano. Lo stesso esecutivo è costretto a fare buon viso a cattivo gioco, trovandosi esposto alle tensioni nella maggioranza e temendo, quindi, ripercussioni negative sul proprio operato da qui alla fine della legislatura. Un Renzi più debole tornerà probabilmente alla carica sullo ius soli, ma è pur vero che le sue armi contro Palazzo Chigi parrebbero più spuntate di prima.

Infine, non per importanza, le banche. La Commissione d’inchiesta sulla crisi del settore ha da poco preso il via e il PD si è mostrato bellicoso verso Bankitalia, cercando di risaltarne l’inefficienza dei controlli, sgravando il governo Renzi dalle responsabilità che gli vengono addebitate sul piano del dibattito pubblico. Questa linea, inaugurata poche settimane fa per impedire la rielezione di Visco, non sembra avere portato fortuna di alcun tipo ai democratici, che hanno nel frattempo persino perso tra i loro banchi il presidente del Senato, Pietro Grasso, lo stesso ad avere definito “patetico” il tentativo del segretario di addossargli la responsabilità della sconfitta in Sicilia. (Leggi anche: Crisi banche, come la Commissione d’inchiesta rischia di colpire i mercati)

Intendiamoci, siamo già a fine legislatura e il governo ha esaurito nei fatti qualsiasi spinta propulsiva, restando solo in attesa che si fissi la data delle elezioni, probabilmente nel marzo prossimo. Tuttavia, Gentiloni si gioca la sua permanenza a Palazzo Chigi dopo il voto, nel caso in cui i risultati non fossero in grado di esitare alcuna maggioranza parlamentare. Per questo, i suoi obiettivi divergono da quelli renziani, dovendo mantenere l’esecutivo al riparo di tensioni, critiche e polemiche, in modo da non intaccare le proprie chances per un bis.

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