Pensioni in Italia alte? Purtroppo, questi dati lo dimostrano

Le pensioni in Italia sono molto alte? Contrariamente al piagnisteo comune, i dati OCSE non lasciano alcun dubbio che abbiamo una spesa insostenibile.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le pensioni in Italia sono molto alte? Contrariamente al piagnisteo comune, i dati OCSE non lasciano alcun dubbio che abbiamo una spesa insostenibile.

Più volte abbiamo scritto negli ultimi tempi con riferimento alla spesa per le pensioni in Italia, la seconda più alta in Europa dopo la Grecia, assorbendo il 17% del nostro pil, che al netto degli assegni di invalidità, altrove rientranti sotto la voce “assistenza sanitaria”, scende solo al 16%. E’ la prima voce di spesa del nostro bilancio pubblico e non potrebbe essere altrimenti in un paese sempre più vecchio, nonostante gli ultimi interventi in materia, come l’impopolare riforma Fornero, abbiano cercato di abbassare il fabbisogno atteso dell’Inps per i decenni a venire.

Partiamo da un dato demografico: gli anziani. I cosiddetti over-65 sono il 21,25% dell’intera popolazione italiana (dati aggiornati al 2014), a fronte dei quali gli under-15 rappresentano solo il 14%. Nel primo caso, solo il Giappone detiene una percentuale più alta di anziani, mentre solo la Germania ne ha una giovanile meno numerosa. (Leggi anche: Spesa pensioni alta e per assistenza bassa in Italia)

In Italia molti pensionati e pochi lavoratori

A conti fatti, l’Italia è tra i paesi al mondo con il rapporto maggiore tra over-65 e under 15, suggerendo quanto avanzato sia l’invecchiamento della nostra popolazione e quanto potenzialmente squilibrato possa diventare il nostro sistema pensionistico.

Attenzione a pensare che gli over-65 coincidano con i pensionati, perché fino ad oggi sono andati in pensione anche lavoratori di età inferiore (a volte di parecchio) ai 65 anni, ragione per cui la platea dei pensionati è più ampia di quel 21,25% sopra citato. Allo stesso tempo, quand’anche supponessimo che da qui a breve, grazie alle riforme previdenziali, a godere degli assegni saranno solo ed effettivamente gli over-65 (già da quest’anno le donne potranno accedere alla pensione di vecchiaia a 65 anni e 7 mesi, mentre gli uomini possono farlo a 66 anni e 7 mesi), bisogna fare i conti con un’altra realtà, ovvero la bassa occupazione. (Leggi anche: Abbiamo più assegni che lavoratori)

 

Germania salvata dall’alta occupazione

Scorporando gli under-15, ovvero i giovanissimi, che non rientrano tra la popolazione in età lavorativa, si ottiene che gli italiani con almeno 65 anni di età rappresentano quasi un quarto degli italiani di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Tuttavia, in quest’ultima fascia di età, risultano occupato poco più del 57%, ovvero qualcosa come circa il 37% della popolazione complessiva.

Rapportando gli over-65 agli occupati, scopriamo che, per quanto incisive siano state e saranno le riforme nei prossimi anni, a fronte di un ultrasessantacinquenne già oggi vi sono appena 1,75 lavoratori. In Francia, dove la previdenza non è messa proprio bene, il rapporto è di 2,2. In Germania, malgrado la popolazione tedesca tra le più vecchie al mondo, grazie al tasso di occupazione elevatissimo si hanno 3,6 lavoratori per ogni over-65. E a differenza che da noi, lì i pensionati rientrano praticamente tutti nella fascia di età sopra i 65 anni. (Leggi anche: Spesa pensionistica italiana insostenibile? Servono milioni di lavoratori in più)

Pensioni mediamente più alte in Italia

Tutto qua? No, perché la previdenza italiana risulta anche tra le più generose al mondo, un fatto in sé certamente positivo, ma che alla luce dei dati sopra snocciolati appare insostenibile e fonte di squilibri già da anni, per quanto anche qui le riforme stanno agendo per ridurre l’importo degli assegni e legarlo maggiormente ai contributi versati.

Il tasso di sostituzione, vale a dire il rapporto tra il primo assegno incassato e l’ultimo stipendio percepito, è da noi dell’80%. Equivale a dire, che se guadagnavamo poco prima di andare in pensione 1.000 euro al mese netti, il primo assegno pensionistico ci garantisce 800 euro. La percentuale media nell’area OCSE è del 63%, ma in Germania si scende al 50%, in Giappone al 40%, nel Regno Unito al 29% e in Francia si sale al 68%.

Pensioni italiane generose, ma insostenibili

L’evidenza è che tutte gli stati coinvolti dal fenomeno dell’invecchiamento avanzato della popolazione tendono ad offrire tassi di sostituzione nettamente più bassi dell’Italia, anche se vi sono eccezioni come l’Olanda e l’Austria, dove il primo assegno pensionistico equivale rispettivamente al 96% e al 92% dell’ultimo stipendio netto percepito. Servono più occupati, più nascite e assegni più leggeri per contenere la spesa pensionistica italiana e nessuno di questi tre obiettivi appare di immediata portata.

 

 

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni