Pensioni Inps, ecco come la previdenza pubblica frega 2 volte i lavoratori

Il sistema pensionistico italiano rischia di diventare una truffa ai danni dei lavoratori, alla quale non potremo sfuggire.

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Il sistema pensionistico italiano rischia di diventare una truffa ai danni dei lavoratori, alla quale non potremo sfuggire.

S’inaspriscono i requisiti per accedere alla pensione in Italia, ma le cattive sorprese per i futuri pensionati non si fermano qui. Ad ottobre, l’Istat ha comunicato che, sulla base della legge Dini del 1995, la rivalutazione del montante contributivo per il 2015 sarà negativa per la prima volta. Nel dettaglio, essa equivarrà al -0,1927%. Che cosa significa? Che i contributi versati ed accumulati dal singolo lavoratore non solo non saranno rivalutati affatto quest’anno, ma addirittura verranno “svalutati” di quasi lo 0,20%. Ciò, in quanto la riforma delle pensioni di oltre 20 anni fa ha fissato un criterio ben preciso per rivalutare il montante contributivo, legato all’andamento medio del pil nominale dei 5 anni precedenti. La bassa inflazione e la recessione dell’economia pesano negativamente, dunque, sulla rivalutazione. Questa è scesa da oltre il 6% del 1996 all’1% del 2014. Con 2 sole eccezioni, nell’ultimo ventennio si è registrata una tendenza costantemente calante del tasso di rivalutazione dei contributi, un segnale allarmante per i lavoratori, perché implica che percepiranno pensioni dall’importo stagnante rispetto al valore odierno dei contributi versati, che regge appena il passo con l’inflazione.

Contributi Inps rivalutati meno del mercato

In assenza di una decisa accelerazione della crescita economica, il lavoratore rischia di versare all’Inps contributi, che saranno di anno in anno rivalutati molto di meno di quanto non farebbe il mercato. Solo per fare un confronto, nell’anno 2014, i fondi pensione in Italia hanno reso mediamente più del 7%, mentre nemmeno il Tfr ha tenuto il passo, offrendo un rendimento di appena l’1,3%. E nel periodo che va dal 2000 al 2014, i fondi pensione privati hanno reso il 60%, mentre il TFR il 48%. Insomma, se i contributi versati obbligatoriamente all’Inps andassero a un fondo pensione, il montante si rivaluterebbe a una percentuale di gran lunga superiore a quella dettata dalle norme in materia di pensioni pubbliche.

E c’è un’ultima rivelazione negativa per i lavoratori: una volta fatta richiesta della pensione, maturati i requisiti, per calcolare l’importo dell’assegno mensile, i coefficienti di trasformazione stanno diventando più bassi, oltre che essere chiaramente legati in funzione dell’età del pensionamento (più è bassa, minore sarà il coefficiente).      

Pensioni Inps sempre più basse

Esempio: chi avesse oggi maturato un montante di contributi per 200.000 euro, andando in pensione a 66 anni percepirebbe un assegno mensile di 918 euro, inclusa la tredicesima. Ma se lo stesso neo-pensionato avesse maturato i requisiti fino al 31 dicembre scorso, avrebbe percepito oltre 17 euro in più al mese. Una tendenza, che sarà confermata anche in futuro, con scatti triennali, per effetto dell’adeguamento alla longevità media degli italiani, registrata dall’Istat. Per riassumere, l’Inps tende a rivalutare i nostri contributi versati obbligatoriamente a tassi sempre più bassi e che negli ultimi anni si mostrano inferiori all’inflazione. Ciò determina, in fase di pensionamento, una base imponibile più bassa per il calcolo dell’assegno mensile di quella che si otterrebbe, se si accantonassero tali versamenti in maniera privatistica, affidandosi al mercato. Non solo: il coefficiente di trasformazione, quello utilizzato per determinare effettivamente l’importo della pensione, tende ad essere sempre più basso. Considerando che i contributi Inps ammontano a un terzo dello stipendio lordo, la percentuale più alta tra i paesi OCSE e forse al mondo, lasciando poche o nulle risorse da destinare alla previdenza integrativa, il lavoratore non avrebbe alcuno scampo alle basse pensioni, dovendo subire il deterioramento dei conti dell’istituto, senza la possibilità di trovare alternative.  

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