Pensioni, flat tax e reddito di cittadinanza: contenti e scontenti della legge di Bilancio per il 2019

Quota 100 potrebbe portare anche alla cancellazione dell'Ape social e dell'Ape volontaria.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Quota 100 potrebbe portare anche alla cancellazione dell'Ape social e dell'Ape volontaria.

Il governo si appresta a entrare nella fase più calda dall’inizio della nuova legislatura. L’autunno, infatti, porterà in dote la legge di Bilancio per il 2019. L’esecutivo guidato dal Movimento 5 Stelle e la Lega Nord è atteso al varco dai cittadini che alle ultime elezioni del 4 marzo scorso hanno votato in massa le due forze politiche guidate rispettivamente da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, oggi vicepremier e con cariche importanti (Di Maio è ministro del Lavoro e Sviluppo Economico, Salvini ministro dell’Interno). Tante le riforme previste per il prossimo anno: da quella delle pensioni alla flat tax, passando per il reddito di cittadinanza. Come per ogni legge che si rispetti, ci saranno contenti e scontenti.

Riforma pensioni

Quota 100 a 62 anni con 38 di contributi. La proposta di Matteo Salvini supera le migliori aspettative dei cittadini, che in estate hanno spesso fatto i conti con l’uscita 64+36 (misura rilanciata da Alberto Brambilla). Quota 100, però, potrebbe portare anche alla cancellazione dell’Ape social e dell’Ape volontaria, andando così a scontentare coloro che avrebbero avuto diritto all’anticipo pensionistico il prossimo anno.

Flat tax

La riforma fiscale fortemente voluta dalla Lega sarà avviata soltanto in modo parziale. Le imprese (che non superano i 100 mila euro di ricavi nell’arco dei 12 mesi) dovrebbero pagare un’aliquota fissa al 15 per cento. Stessa aliquota per le partite Iva. Anche in questo caso ci sono contenti e scontenti. Ad esultare sono coloro che hanno un reddito pari o superiore ai 2.500 euro al mese. Per tutti gli altri, invece, la flat tax non dovrebbe apportare alcun beneficio.

Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle da anni. Si tratta del reddito che il M5S dovrebbe assegnare a chi percepisce un reddito inferiore ai 780 euro. Ad esultare sono tutti coloro che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese a causa di un reddito troppo basso. La misura però potrebbe anche generare degli scontenti, dal momento che chi lavora per diverse ore al giorno e si ritrova con uno stipendio di poco superiore agli 800 euro potrebbe porsi più di una domanda.

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana