Pensioni: ecco come il governo Conte rottamerà la legge Fornero

La quota 100 del governo del cambiamento: pensionamento con la somma di 64 anni di età e 36 di contributi.

di Chiara Lanari, pubblicato il
La quota 100 del governo del cambiamento: pensionamento con la somma di 64 anni di età e 36 di contributi.

Il governo del premier Giuseppe Conte si appresta ad intervenire su uno dei punti più importanti del programma firmato da Movimento 5 Stelle e Lega Nord, contenuto in precedenza sia nel programma elettorale del Centrodestra che in quello dei 5 Stelle. Dopo le recenti dichiarazioni di Luigi Di Maio, nuovo ministro del Lavoro, sembra essere tracciata la strada per l’approvazione di quota 100, il sistema attraverso il quale si supererebbe la riforma Fornero. La formula quota 100, rispetto ai requisiti richiesti, potrebbe indurre in inganno più di un lettore. Per questo motivo, in queste prime ore emergono opinioni contrastanti sul provvedimento. Da una parte c’è chi è soddisfatto dell’immediato interessamento al tema previdenziale, dall’altra parte invece c’è chi protesta all’indirizzo di coloro che rimarranno fuori dalla misura.

La quota 100 del governo del cambiamento

La quota 100 del governo Conte prevede il pensionamento con la somma di 64 anni di età e 36 di contributi. Questi vanno intesi come requisiti minimi e non come mero esempio per spiegare il meccanismo che regolerà il nuovo sistema previdenziale. Agli inizi si credeva che la somma 100 potesse essere raggiunta con qualsiasi età anagrafica e con qualsiasi contributo, purché appunto le due cifre sommate arrivassero a 100. Oggi scopriamo che non era esattamente così. Se, ad esempio, un lavoratori ha 63 anni e 37 di contributi non potrà usufruire della quota 100 ma dovrà aspettare un altro anno, andando dunque con 64 anni di età e 38 di contributi (non più quota 100 ma quota 102 in questo caso).

Altri casi al limite riguardano le persone che hanno 62 anni e 38 di contributi, le quali avranno necessità di lavorare fino a 64 anni, raggiungendo così 40 anni di contributi, ad un passo dalla quota 41. A differenza però della quota 100, la quota 41 è studiata per essere fruibile da tutti coloro che effettivamente raggiungono i 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica. A meno di sorprese dell’ultimo minuto.

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana