Pensioni d’oro, valanga di ricorsi? Il rischio è concreto

Dopo il bye bye vitalizi, sulla misura delle pensioni d'oro potrebbe abbattersi una valanga di ricorsi.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Dopo il bye bye vitalizi, sulla misura delle pensioni d'oro potrebbe abbattersi una valanga di ricorsi.
Il bye bye vitalizi è stato uno degli slogan di maggiore impatto di queste prime settimane di governo gialloverde, autodefinitosi del cambiamento. Il taglio ai “privilegi” degli ex parlamentari della Camera dei Deputati (al Senato si è indietro invece) era uno dei primi obiettivi che il ministro del Lavoro Luigi Di Maio si era prefissato con il Movimento 5 Stelle, una battaglia vinta e dedicata dallo stesso capo politico del M5S a tutte le persone danneggiate in questi anni dalla legge Fornero. Lo step successivo è rappresentato, a questo punto, dal taglio alle pensioni d’oro, passaggio politico più complicato e delicato da affrontare per i 5 Stelle.

Pensioni d’oro, ricorsi dietro l’angolo

In più di un’occasione l’annunciato taglio delle pensioni d’oro ha destato più di una perplessità tra i massimi esperti previdenziali. Il progetto del ministro Di Maio è di eliminare la parte retributiva delle pensioni di importo pari o superiore a 4 mila euro netti al mese. Un’iniziativa che, secondo le prime stime, dovrebbe consentire allo Stato di risparmiare tra i 100 e 200 milioni di euro all’anno. Soldi che Di Maio vorrebbe destinare ad un terzo provvedimento, quello sull’aumento delle pensioni minime, con l’obiettivo di raggiungere l’importo di 780 euro.
Sulla misura delle pensioni d’oro potrebbe però abbattersi una valanga di ricorsi, come preannunciato dall’ex ministro del Welfare Enrico Giovannini nel corso di un’intervista rilasciata a Il Messaggero. Secondo Giovannini, l’intervento sulla parte retributiva non è così semplice come viene fatto credere, in quanto si dovrebbe procedere in specifici casi (come ad esempio le pensioni dei lavoratori del settore pubblico) ad un calcolo presunto. Giovannini, inoltre, ricorda che la maggior parte degli assegni previdenziali di importo nettamente inferiore ai 4.000 euro presentano un problema analogo, vale a dire la somma della pensione non è giustificata dai contributi versati. Non esattamente il miglior viatico per la legge sul taglio delle pensioni d’oro voluto da Di Maio.
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Argomenti: Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana

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