Pensioni degli italiani all’estero: le ‘bufale’ di Tito Boeri (e della cattiva informazione)

Chiarezza sulla questione delle pensioni degli italiani all'estero: le parole di Boeri hanno suscitato polemiche, ma i dati vanno letti accuratamente.

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Chiarezza sulla questione delle pensioni degli italiani all'estero: le parole di Boeri hanno suscitato polemiche, ma i dati vanno letti accuratamente.

Le parole di Tito Boeri hanno suscitato una ventata di polemiche non solo per la questione dei ‘migranti’, ma anche per la dichiarazione circa le pensioni degli italiani all’estero, che costerebbero circa 1 miliardo di euro alle casse dell’Inps. È possibile – come ha sottolineato qualcuno – che le polemiche siano sorte per la ‘traduzione’ giornalistica che ha avuto l’intervento del Presidente dell’Inps e non tanto per le sue parole. Insomma, occorre fare chiarezza: la demagogia è sempre sbagliata, anche perché – invece di difendere – spesso serve proprio a colpire la coscienza popolare dei problemi. Informarsi correttamente è sempre d’uopo, soprattutto su questioni che riguardano previdenza e assistenzialismo.

Qui, un approfondimento – Pensioni, bonus bebè e fiscalità: Tito Boeri contro tutti e c’è chi potrebbe ascoltarlo.

La polemica sulle pensioni degli italiani all’estero: attenzione alle ‘fake news’

Innanzitutto, occorre chiarire il primo aspetto: se è vero – come dice Tito Boeri – che le pensioni degli italiani all’estero costano circa 1 miliardo di euro, è altrettanto vero che non si tratta di assistenzialismo o di un ‘regalo’, ma di persone che hanno maturato dei contributi e che ottengono una pensione commisurata a partire dal versamento dei suddetti contributi. La domanda da porsi è la seguente: perché una persona che ha versato i contributi dovrebbe perdere il diritto alla pensione soltanto perché risiede all’estero? Non bisogna mai confondere previdenza e assistenzialismo: qui, si tratta di un diritto maturato e commisurato, non di una forma assistenziale. La demagogia non dovrebbe mai arrivare al punto da mettere in discussione i diritti sociali.

Ecco, Pensioni e PIL Italia: Boeri chiama a rapporto gli immigrati regolari.

I dati sulle pensioni degli italiani all’estero: attenzione alle ‘fake news’

Le ‘fake news’ non sono soltanto quelle che concernono delle ‘falsità’ belle e buone, ma anche una notizia riportata in maniera incompleta e faziosa. Analizziamo la questione delle pensioni degli italiani all’estero, dati alla mano. Circa il 70% di coloro che percepiscono questo tipo di pensione (dunque 248.532 su 355.835) hanno maturato un periodo contributivo in Italia inferiore a 6 anni e l’assegno che si percepisce è commisurato proprio su tale montante: in parole povere, si tratta di ‘spiccioli’, ma soprattutto di ‘spiccioli’ a cui queste persone hanno diritto. Per quanto concerne la questione del ‘turismo fiscale’, bisogna dire che soltanto il 2,7% di coloro che prendono una pensione all’estero (dunque: 9.648 soggetti) hanno un periodo contributivo trascorso in Italia maggiore di 30 anni.

Dunque, il fenomeno è davvero ridottissimo e chi specula su questa questione fa ‘cattiva informazione’, né più né meno, e soprattutto mette in discussione dei veri e propri diritti. Un ulteriore dato renderà ancora più chiara la questione: sulla base dei dati dell’Inps, la media delle pensioni degli italiani all’estero si attesta intorno ai 2800 euro all’anno (non al mese, all’anno!), proprio perché la maggior parte dei beneficiari ha una storia contributiva che si è svolta prevalentemente all’estero.

L’unico dato su cui si potrebbe ragionare per quanto riguarda le pensioni degli italiani all’estero

Se proprio vogliamo trovare un pelo nell’uovo, allora dobbiamo ragionare su un altro aspetto della questione delle pensioni degli italiani all’estero. Lo Stato italiano eroga forme assistenziali (ad esempio, di integrazione al minimo o maggiorazione sociale, quattordicesima e così via) a chi percepisce pensioni dagli importi molto bassi: per gli italiani all’estero, queste forme assistenziali costano circa 100 milioni di euro. C’è un ‘ma’: il legislatore ha permesso che queste misure fossero estese anche a chi vive all’estero per un motivo molto semplice – la maggior parte di coloro che percepiscono la pensione all’estero vive in paesi in cui il sistema previdenziale locale non permette di vivere una vita dignitosa, per cui si è deciso per l’estensione. Su questo punto, al limite, si può ragionare, ma neanche in questo caso è così semplice. Attenzione alla demagogia e alla cattiva informazione.

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