Pensioni anticipate? Sì, con il prestito bancario: ecco la truffa sulla flessibilità

Il prestito bancario per la flessibilità sulle pensioni sarebbe un ennesimo regalo del governo alle banche, nemmeno efficace, perché di fatto gli italiani non accetterebbero un simile "imbroglio". Vediamo come funzionerebbe.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il prestito bancario per la flessibilità sulle pensioni sarebbe un ennesimo regalo del governo alle banche, nemmeno efficace, perché di fatto gli italiani non accetterebbero un simile

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo ieri davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha aperto all’ipotesi di una maggiore flessibilità in uscita per i lavoratori italiani, sostenendo che sarebbe in corso un ragionamento del governo su come rendere loro possibile andare in pensione con qualche anno di anticipo rispetto all’età prevista per la vecchiaia con la riforma Fornero, consentendo allo stesso tempo ai giovani di entrare nel mercato del lavoro. Quasi contemporaneamente arriva il “fate presto” del presidente dell’Inps, Tito Boeri, che sollecita il governo a introdurre subito maggiore flessibilità, in modo da ridurre la disoccupazione giovanile, incentivando un ricambio generazionale nel mercato del lavoro. Altrimenti, spiega, si rischia che, a causa della discontinuità contributiva causata da lavori non stabili, i giovani di oggi, nati nel 1980, vadano in pensione a 75 anni.

Pensione anticipata non avrebbe effetti sul bilancio nel lungo termine

Boeri è da mesi impegnato a sostenere che la flessibilità potrebbe essere strappata all’Europa, se solo si ragionasse in termini di bilancio di medio-lungo periodo e non esercizio per esercizio. Il numero uno dell’ente previdenziale sostiene che negli anni non si avrebbe alcun impatto sui conti pubblici, se si consente a un lavoratore italiano di andare in pensione qualche anno prima, in cambio di un assegno più basso, perché ciò significa che percepirà di meno, in conseguenza del fatto che godrà della pensione per un maggiore numero di anni. Tuttavia, il calcolo attuariale non coincide con i criteri di finanza pubblica, che considerano entrate e spese anno per anno. A causa di ciò, lo stato dovrebbe registrare nei primi anni un aggravio di spesa, ovvero un deterioramento dei conti pubblici, se non coperto da misure di risparmio. E che sia proprio questo il problema lo si capisce dal continuo rinvio della questione. Il premier Matteo Renzi aveva promesso un anno fa che se ne sarebbe discusso entro l’autunno del 2015, in sede di legge di stabilità 2016. Alla scadenza promessa, si è dovuto rimangiare la parola, sostenendo che i calcoli non fossero pronti e che il tema sarebbe stato affrontato a inizio 2016. Ma proprio poche settimane fa, ha promesso che la flessibilità sarà contenuta, ove possibile, nella legge di stabilità 2017. Ergo, c’è tempo fino ad ottobre per ragionare sul se e sul come mandare in pensione prima gli italiani. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]In pensione prima col prestito bancario, ennesima truffa del governo[/tweet_box]      

L’ipotesi del prestito bancario

Ma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannincini, ieri ha messo le mani avanti, quando ha parlato di un costo compreso tra i 5 e i 7 miliardi di euro per la flessibilità, non sostenibile per le nostre casse statali. Da qui, l’ipotesi tornata sul tavolo del governo, per quanto all’inizio fosse stata respinta proprio da Renzi, di consentire ai lavoratori over 60 di andare in pensione con 2-3 anni di anticipo, ma non solo accettando un taglio dell’assegno del 3-4% all’anno, bensì pure attraverso la pratica del cosiddetto “prestito bancario”. Come funzionerebbe? Il lavoratore, anziché andare in pensione a 66 anni e 7 mesi, supponiamo che chieda di ottenere l’assegno a 63 anni e mezzo, ovvero con circa 3 anni di anticipo. A quel punto, riceverà un trattamento mensile decurtato del 9-12%, a seconda dell’entità del taglio fissato per ogni anno (la proposta di Cesare Damiano fissa un limite massimo per il taglio all’8%). Tuttavia, fino all’età pensionabile, stanti i requisiti per il trattamento di vecchiaia, egli riceverebbe l’assegno non dall’Inps, bensì dalla banca. Solo con la maturazione del requisito per ottenere la pensione di vecchiaia sarà l’Inps a erogarglielo. Da quel momento, però, il pensionato dovrebbe restituire all’ente gli assegni intascati in anticipo, attraverso il rimborso in piccole rate sulla pensione. In altre parole, poniamo che egli abbia intascato in 3 anni 30.000 euro di pensione, li dovrebbe restituire in un arco di tempo ancora da stabilire, attraverso un taglio dell’assegno pensionistico, che si andrebbe a sommare, se non abbiamo capito male, a quello già effettuato per consentirgli di andare in pensione prima del tempo.      

Ci guadagnerebbero solo le banche

Ora, ipotizziamo che l’Inps si faccia rimborsare il “prestito” in 10 anni. Il pensionato dovrebbe restituire 1-2-3 anni di assegni percepiti, subendo una decurtazione di ben il 10-20-30% del trattamento, oltre a quel 8-12% già accusato per essere andato in pensione prima. Sarebbe questa la soluzione “geniale” scovata dal governo, che potrebbe fare campagna elettorale al primo appuntamento utile, spiegando agli italiani di avere introdotto flessibilità, salvo averla caricata con gli interessi proprio agli stessi pensionati. E c’è un aspetto pratico da non sottovalutare: perché le banche dovrebbero prestarsi al gioco, erogando per anni a chi lo richiede un assegno? Evidentemente, dovrebbero essere compensate in qualche modo. Dovremmo supporre che, o i pensionati saranno chiamati a restituire all’Inps gli assegni con gli interessi, che saranno girati alle banche, oppure che queste riceveranno altri benefici di natura fiscale, etc. Ancora una volta, lo si voglia o no, ci sarebbe il sistema bancario quale unico beneficiario netto della pretesa riforma sulla flessibilità pensionistica, mentre ai lavoratori over 60 sarebbe semplicemente consentito di ottenere un prestito con cui sostentarsi fino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Una truffa, che non ammette altra definizione.

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Argomenti: Banche italiane, Economia Italia, Governo Renzi, Pensioni