Pensione per Boeri all’Inps, Salvini vuole cacciarlo ed elegge il nuovo segretario del PD

Tito Boeri potrebbe essere cacciato ben prima della scadenza del suo mandato come presidente Inps. E per lui si aprirebbero le porte della politica, ovviamente nel PD.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tito Boeri potrebbe essere cacciato ben prima della scadenza del suo mandato come presidente Inps. E per lui si aprirebbero le porte della politica, ovviamente nel PD.

Lite furibonda tra organi dello stato sul “Decreto dignità” licenziato dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Poco prima che il testo arrivasse sulla scrivania del presidente Sergio Mattarella, una relazione tecnica metteva nero su bianco che la stretta sui contratti a termine provocherebbe la perdita di 8.000 posti di lavoro. E’ successo il finimondo. Di Maio sostiene che di quella nota non ne sapesse nulla, per cui l’attenzione dei media si è spostata sul ministro dell’Economia, Giovanni Tria, per qualche giorno quasi sul banco degli imputati per avere esposto al pubblico ludibrio il governo sul tema scottante dell’occupazione. Invece, passano le ore e si scopre chi sarebbe realmente nel mirino dei due vice-premier con l’accusa di stare dietro a quella “manina” che nei fatti avrebbe cercato di impallinare sul piano mediatico il decreto tanto voluto dal leader pentastellato: Tito Boeri, presidente dell’Inps.

Decreto dignità, volano stracci tra Boeri e governo

Notoriamente logorroico e prono allo sconfinamento quotidiano rispetto alle sue funzioni, l’economista ha dichiarato che l’inasprimento delle condizioni normative previste dal testo sui contratti a termine, stando alla teoria economica e alla stessa esperienza pratica, indurrà alla perdita di posti di lavoro, anche se non sarebbe facile la determinazione quantitativa del danno. Ed ecco che dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è partita la richiesta delle dimissioni: “Boeri è contrario all’abrogazione della legge Fornero, ci dice che dobbiamo accogliere gli immigrati per pagare le pensioni e che il Decreto dignità non va. Se non è d’accordo su niente, si dimetta”. Più cauto Di Maio, secondo cui al presidente dell’Inps andrà servito quanto meriti, ma alla scadenza del mandato, ossia tra 5 mesi.

Attenzione a interpretare le due dichiarazioni dei vice-premier come una divaricazione tra Lega e Movimento 5 Stelle sul da farsi. E’ l’esatto contrario. La baraonda sui contratti a termine è servita come pretesto per scatenare la tempesta contro Boeri. Possibile che davvero Di Maio non si fosse accorto della nota tecnica allegata al decreto? E che tutto questo finimondo stia accadendo su un burocrate, il cui mandato è agli sgoccioli? Il sospetto è che Di Maio e Salvini abbiano creato ad arte il “casus belli” con un duplice obiettivo: gettare in pasto all’opinione pubblica l’impopolare presidente Inps, che ogni giorno esterna contro requisiti meno stringenti sulle pensioni e in favore dell’accoglienza dei migranti; lanciare un segnale agli altri “boiardi” di stato, ovvero che o ci si allinea al nuovo governo o si verrà cacciati senza complimenti anche prima del termine. Un messaggio nemmeno tanto velato alla Rai, le cui nomine sono già sul tavolo del governo in questi giorni.

Una carriera politica per Boeri?

Boeri si presta ottimamente allo scopo. E’ il classico burocrate senza appeal, che si scaglia contro misure – a torto o a ragione – che tendono ad essere popolari. Facile additarlo di volere contrastare “il cambiamento”. Di più. E’ uomo vicino al PD, tanto che nel 2014 fu nominato proprio dal governo Letta a pochissimi giorni dalla sua caduta. Andò molto in disaccordo pure con Matteo Renzi a Palazzo Chigi, mentre le cose si misero un po’ meglio con Paolo Gentiloni, anche se il personaggio è risultato ostico per la sua caratteristica di commentatore del tutto, distinguendosi dalla linea poco loquace del predecessore Antonio Mastrapasqua.

E le esternazioni sempre più frequenti di Boeri contro il governo giallo-verde potrebbero andare oltre il suo malinteso ruolo di presidente dell’Inps. Egli punterebbe – lo vedremo subito dopo la fine del mandato o le eventuali dimissioni – ad accreditarsi tra quegli ambienti di centro-sinistra, privi oggi di leader mediatici capaci di contrastare Salvini e Di Maio. Peraltro, c’è una fortunata coincidenza nella tempistica tra la fine del mandato di Boeri nel febbraio prossimo e la celebrazione del congresso del PD, che si terrà poche settimane dopo. Senza nemmeno l’imbarazzo di dover scegliere tra ruolo amministrativo e carriera politica, semmai potendosi dimettere dalla carica qualche settimana prima e magari su un pretesto che possa trasformarlo in martire del governo, Boeri passerebbe dallo gestire le pensioni degli italiani a cercare una seconda vita come al Nazareno. Fidatevi, in assenza di sostanza, verrà accolto dalla base dem come l’ennesimo salvatore della patria in pochi anni. Non è affatto detto che vincerebbe eventuali elezioni primarie, algido com’è e privo di capacità di interpretazione degli umori del Paese, ma non gli sarebbe chiusa, in ogni caso, la porta in faccia, specie dagli ambienti anti-renziani in seno al centro-sinistra, che con i burocrati hanno da sempre un legame quasi naturale.

E Salvini sta consapevolmente gettando Boeri tra le braccia della sinistra, intuendo come non vi sarebbe niente di meglio per la sua fortuna elettorale trovarsi un avversario siffatto, quasi una Laura Boldrini in versione maschile. Quanto all’economista, lasciamo perdere. L’attuale presidente Inps fu lo stesso ad avere lanciato bordate contro l’ultimo governo Berlusconi per non avere contrastato la crisi del 2008-’09 con “politiche anti-cicliche”, ovvero aumentando la spesa pubblica. Se Giulio Tremonti avesse seguito il suo consiglio, oggi saremmo forse usciti da poco dal salvataggio della Troika. Non è detto che sarebbe andata peggio di come effettivamente andò, ma certo che non ci saremmo risparmiati la durezza della crisi, come il dott. Boeri ci lasciava intendere ormai quasi un decennio fa.

Ecco come Salvini e Di Maio manderanno a casa Boeri, presidente Inps chiacchierone

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Argomenti: Politica, Politica italiana