Pensione a 63 anni? Perché la proposta Boeri prende in giro i lavoratori

Pensioni da 63 anni e 7 mesi? Sì, secondo la proposta di Tito Boeri, presidente dell'Inps, che nasconde, però, un "trucco".

di , pubblicato il
Pensioni da 63 anni e 7 mesi? Sì, secondo la proposta di Tito Boeri, presidente dell'Inps, che nasconde, però, un

Il dibattito sugli aggiustamenti del nostro sistema previdenziale entra nel vivo con l’inizio del nuovo anno e torna a fare sentire la sua voce anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che da quando ha assunto la guida dell’istituto è diventato una sorta di terza Camera del Parlamento, proponendo diverse soluzioni per rendere più eque e sostenibili le pensioni in Italia, sfruttando le sue conoscenze da economista. L’ultima proposta di Boeri punta a consentire ai lavoratori italiani di andare in pensione prima dell’età fissata dalla legge Fornero, che già da quest’anno prevedono un innalzamento dei requisiti a 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato, 61 anni e 1 mese per quelle autonome e 66 anni e 7 mesi per gli uomini. In alternativa, indipendentemente dall’età si può andare in pensione, se in possesso di almeno 41 anni e 10 mesi di contributi versati. Tra 2 anni, le donne andranno anch’esse in pensione a 66 anni e 7 mesi, mentre le pensioni anticipate subiranno di anno in anno un inasprimento dei requisiti per l’accesso. Sempre la legge Fornero consente, poi, ai soli lavoratori che vanno in pensione con il sistema contributivo di uscire dal lavoro a 63 anni, purché abbiano maturato i requisiti minimi previsti (somma età anagrafica + anni di contribuzione) entro la fine del 2012.      

Proposta Boeri

La proposta Boeri estenderebbe tale opzione anche ai lavoratori che andranno in pensione con il sistema misto (retributivo-contributivo), consentendo loro di lasciare il lavoro già a 63 anni e 7 mesi di età. Tuttavia, in cambio dovranno accettare un assegno ridotto, per tenere conto del fatto che usufruiranno della pensione più a lungo. Il presidente dell’Inps ci tiene a precisare che tale novità sarebbe in linea con le richieste dell’Europa, perché non impatterebbe sullo stock di debito pubblico nel medio-lungo periodo, comportando solo un costo per i conti pubblici nel breve termine, a causa dell’aumento del numero dei pensionati. In una precedente intervista nel 2015, lo stesso Boeri aveva notato come le tecniche attuariali fossero poco compatibili con quelle dei bilanci statali. La penalizzazione massima prevista dalla sua proposta di riforma sarebbe del 9,4%, in coincidenza con l’ottenimento dell’assegno a 63 anni e 7 mesi. Un anno dopo, invece, il lavoratore otterrebbe una pensione decurtata del 6,5% e se aspettasse di raggiungere i 65 anni e 7 mesi di età, si vedrebbe ridurre l’assegno solamente del 3,3%. Rispetto alla formulazione di Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, si tratterebbe di un trattamento più punitivo, prevedendo questi una decurtazione dell’assegno del 2% all’anno e la possibilità per i lavoratori di andare in pensione già dai 62 anni di età.

Ma la vera differenza è un’altra: Boeri limiterebbe la richiesta della pensione prima dell’età fissata dalle nuove norme ai soli lavoratori, i quali abbiano maturato un assegno minimo mensile lordo compreso tra i 1.200 e i 1.500 euro.      

Contributi Inps richiesti sarebbero alti

  Considerando che quasi la metà dei pensionati (molti dei quali in quiescenza con il più generoso sistema retributivo) percepisce oggi un assegno inferiore ai 1.000 euro al mese, la proposta escluderebbe di fatto la gran parte della platea potenziale dei richiedenti, in particolari, quelli del settore privato, i cui anni di contribuzione sono notoriamente discontinui, certamente di più di quelli che lavorano alle dipendenze della Pubblica Amministrazione. Considerando i coefficienti di trasformazione previsti per il triennio 2016-2018, ossia i divisori che trasformano il montante dei contributi versati in assegno mensile, si ha che secondo Boeri, chi volesse andare in pensione a 64 anni dovrebbe avere già versato tra i 279 e i 349 mila euro, mentre per chi facesse richiesta a 65 anni, “basterebbero” 263-338 mila euro.

Il monte-contributi si considera chiaramente rivalutato. Andate a verificare sul vostro estratto conto dell’Inps quanto alto sia il vostro montante contributivo e siamo certi che la stragrande maggioranza di voi resterà amaramente deluso dallo scoprire che esso risulti inferiore (e anche di molto, spesso) alle cifre sopra segnalate. Dunque, a chi giova questa proposta di riforma? Certamente, non a coloro che presumibilmente ne avrebbero più bisogno. Infatti, se Boeri si mostra sensibile alle sofferenze di quanti abbiano perso il lavoro a ridosso della pensione, ma non possono percepire l’assegno, in quanto le nuove norme previdenziali hanno inasprito i requisiti di accesso, il risultato della sua proposta sembra incoerente con le premesse.        

Beneficio per pochi, problemi restano

Limitare la pensione in anticipo sull’età ordinaria a chi godrebbe di un assegno relativamente elevato (maturare una pensione oltre i 1.000 euro non è facile), significa escludere dai potenziali beneficiari proprio coloro che ne avrebbero bisogno, ovvero i lavoratori poco qualificati, i quali sono stati maggiormente colpiti dalla crisi, non disponendo dei requisiti richiesti per essere reinseriti sul mercato del lavoro. Certo, sempre Boeri vorrebbe compensare i maggiori oneri di breve termine della sua formulazione con il taglio degli assegni sopra gli 80 mila euro all’anno. Encomiabile, trattandosi di pensioni maturate con il sistema retributivo, quindi, senza alcuna proporzione con gli assegni versati nel corso della carriera lavorativa. Ma ciò non copre la sostanziale presa in giro in cui si tradurrebbe per la gran parte dei lavoratori italiani la sua proposta, visto che a beneficiarne sarebbero in pochi e forse proprio coloro che forse ne avrebbero meno bisogno. Infine, c’è un’altra dichiarazione del presidente dell’Inps, che nasconderebbe una visione alquanto parziale del mercato del lavoro, quando dichiara che consentendo ai più anziani di lasciare la loro occupazione in anticipo, si creerebbero posti di lavoro per i più giovani. Come se la torta dell’occupazione fosse data, come se il lavoro si creasse sottraendolo a qualcun altro.

 

Argomenti: , ,