PD verso lo scioglimento: Renzi distruggerà due partiti, a godere saranno i populisti euro-scettici

PD e Forza Italia stanno auto-condannandosi alla scomparsa, accumulando errori politici di giorno in giorno. Matteo Renzi cerca la scissione e Silvio Berlusconi punta sull'europeismo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
PD e Forza Italia stanno auto-condannandosi alla scomparsa, accumulando errori politici di giorno in giorno. Matteo Renzi cerca la scissione e Silvio Berlusconi punta sull'europeismo.

L’assemblea nazionale del PD del fine settimana passato è stata la conferma che i democratici come partito non esistono più. Qualcuno dirà che non si tratterebbe di una novità, ma stavolta lo scontro tra i sostenitori e i detrattori di Matteo Renzi è andato persino oltre l’ammirazione o il disgusto per il segretario dimissionario. Le divisioni riguardano adesso il collocamento del Nazareno nella Terza Repubblica. I renziani vorrebbero che il partito guidasse il vessillo europeista in funzione anti-populista, mentre gli anti-renziani, che comprendono un’area politico-elettorale maggiore di quella ristretta alla sola sinistra, desiderano dialogare con il Movimento 5 Stelle, sia perché credono che i grillini rappresentino per loro un ritorno alle origini più pure, sia anche perché paventano altrimenti il rischio di una “deriva a destra” della politica italiana, con un’alleanza più o meno stabile tutta tra euro-scettici (con la Lega di Matteo Salvini), che finirebbe per fare sparire il PD dalle schede elettorali.

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Renzi appare sempre più intenzionato a non morire politicamente tra le braccia dei suoi nemici interni, anche nella consapevolezza che i democratici sarebbero destinati all’estinzione, come confermano praticamente ormai tutti i risultati elettorali a ogni livello. Il PD è percepito come un partito del sistema, delle banche, dei commissari europei, delle élite, insomma di quelli che comandano e che tanto male avrebbero fatto all’Italia. Se non ha toccato palla alle recenti elezioni regionali di Molise e Friuli-Venezia-Giulia, persino in Valle d’Aosta è rimasto fuori dal Consiglio regionale, mentre la Lega è volata a oltre il 17%, ottenendo lo stesso numero di seggi degli autonomisti dell’Union Valdotaine. Segno, che gli italiani hanno abbandonato i vecchi partiti, ovvero non solo il PD, ma anche Forza Italia.

Scissione in vista per il PD

Come reagire alla crisi? L’ex premier fiorentino intende fondare in Italia quel “En Marche” del presidente Emmanuel Macron, che in Francia gli ha consentito di battere i nazionalisti della destra euro-scettica del Fronte Nazionale, sbarrando la strada per l’Eliseo a Marine Le Pen. Verosimilmente, il nuovo soggetto politico centrista nascerebbe prima delle elezioni europee e quell’appuntamento verrebbe utilizzato quale momento della verità, al fine di verificare se esista una buona base di partenza per ragionare seriamente su un partito liberaldemocratico, che guardi anche ai consensi della moribonda Forza Italia.

Silvio Berlusconi, dal canto suo, vorrebbe risalire la china, approfittando anche della sua ritrovata candidabilità. Tutto, pur di dimostrare di esistere ancora e di ridimensionare la forza dell’alleato leghista, che ormai sovrasta gli azzurri con multipli di consenso persino imbarazzanti nel nord del Paese. Se Renzi riuscisse nell’intento di rubacchiare qualche voto ai forzisti, mentre da destra Salvini cercasse di spolpare ciò che resta del consenso azzurro, per Forza Italia significherebbe rischiare la scomparsa alle urne. I sondaggi la danno già oggi sotto il 10% e se il governo giallo-verde dovesse mostrarsi popolare nei primi mesi di attività, l’opposizione non pagherà e nemmeno l’eventuale tentativo di avvicinarsi alla maggioranza, dato che gli elettori preferirebbero, a quel punto, tenersi la Lega. E se l’atteggiamento di Berlusconi verso Renzi fosse morbido, quasi accondiscendente, il tracollo per Forza Italia risulterebbe ancora più veloce, perché la residua base opterebbe per uno dei due Matteo, entrambi giovani rampanti della politica italiana.

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E il PD? Senza Renzi, il 19% di cui ancora viene accreditato nei sondaggi sarebbe un miraggio. Forse, riuscirebbe a rimanere a due cifre, sempre che l’M5S non attiri a sé consensi da sinistra, svuotando i democratici. In un colpo solo, l’ex segretario dem avrebbe distrutto due partiti, senza che verosimilmente sarà in grado di crearne un altro dalle percentuali lusinghiere, se è vero che l’Italia il 4 marzo scorso si sia rivoltata proprio contro Renzi e Berlusconi, a torto o a ragione individuati come il perno su cui ruota il sistema politico-istituzionale inefficiente e distante anni luce dai cittadini e i loro bisogni. Se, poi, arrivasse per il progetto renziano persino la benedizione europea, l’abbraccio si rivelerebbe mortale per l’ex premier. Abbiamo visto che fine abbia fatto Berlusconi presentandosi alle elezioni politiche come il rappresentante delle istituzioni comunitarie, sbagliando per la prima volta dal 1994 la campagna elettorale e mostrando scarsa lucidità.

Le speranze di Renzi e Berlusconi, in queste ore, di sopravvivere alla tempesta ancora solo agli inizi risiedono tutte nel presidente Sergio Mattarella. I due auspicano che il Quirinale non avalli come premier Giuseppe Conte o come ministro dell’Economia quel Paolo Savona euro-scettico e caldeggiato dalla Lega, così che l’accordo tra Lega e 5 Stelle salti e PD e Forza Italia riescano a tornare in gioco da forze “responsabili”. Il fatto che Mattarella stia dilungando i tempi per assegnare l’incarico asseconda le loro aspettative, ma al più tardi entro domattina, forse i desideri dei due ex inquilini di Palazzo Chigi verranno infranti. Il Colle starebbe allungando il brodo per dare alla nomina quel sigillo di autorevolezza, che mancherebbe nel caso in cui accettasse all’istante la proposta di Luigi Di Maio e dello stesso Salvini.

Il peggio arriverà per Forza Italia, quando sarà chiamata a scegliere tra opposizione dura o morbida. Nel primo caso, addio alle tutele per le aziende del leader e alle nomine condivise per le posizioni di sottogoverno. Nel secondo, fuga potenziale di decine di parlamentari azzurri verso la Lega, partito dal quale godrebbero dei benefici di stare in maggioranza. E il PD? Cincischierà per mesi di Europa, di massimi sistemi, di pericoli fascio-populisti, di quanto si stesse bene quando di stava peggio e dell’autorevolezza dei suoi governi, prima di accorgersi di elezione in elezione di essersi ridotto a un’associazione culturale, brava a sproloquiare e molto meno a raccogliere consenso.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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