Immigrazione: PD a sinistra e M5S a destra ed entrambi ridicoli

I grillini si buttano a destra e il PD a sinistra dopo le amministrative. Entrambi gli schieramenti cercano di riassestarsi in vita delle elezioni politiche, ma rischiano solo di scadere nel ridicolo.

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I grillini si buttano a destra e il PD a sinistra dopo le amministrative. Entrambi gli schieramenti cercano di riassestarsi in vita delle elezioni politiche, ma rischiano solo di scadere nel ridicolo.

Dopo il primo turno delle elezioni comunali, che ha visto l’affermazione del centro-destra, la buona tenuta del PD e il crollo del Movimento 5 Stelle, gli schieramenti tentano un riposizionamento, in previsione della campagna per le politiche di fine 2017 o dell’anno prossimo.

La prima “svolta” è stata tentata a poche ore dalla chiusura dei seggi da Beppe Grillo, che ha annunciato la posizione dura del suo movimento contro l’immigrazione clandestina e i campi rom, nell’evidente tentativo di recuperare consenso a destra, area in cui la coalizione di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si mostrano in ripresa. E sempre sull’immigrazione è arrivata un’altra sterzata, ma stavolta del PD e in direzione sinistra, attraverso la richiesta di velocizzazione dell’iter per lo “ius soli”, la norma che consentirebbe di concedere la cittadinanza italiana agli immigrati nati sul territorio nazionale.

Ieri, la bagarre al Senato, che ha portato il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, a ricorrere alle cure dell’infermeria dopo essere stata spintonato, pare da un senatore della Lega Nord, ha simboleggiato la spaccatura dentro le istituzioni e nel paese su un tema molto sensibile, che rischia di diventare uno dei principali della prossima campagna elettorale. (Leggi anche: Immigrazione, Di Maio contro Ong: chi ci guadagna?)

La sterzata a sinistra del PD

Improvvisamente, dopo anni di fermo in Parlamento, lo “ius soli” ridiventa una priorità del PD, che cerca così di serrare i ranghi del proprio elettorato, rubando consensi alla sua sinistra e risaltando come i grillini sul tema non possano essere assimilabili ai valori del centro-sinistra. L’operazione del segretario Matteo Renzi è studiata e spregiudicata, per quanto non se ne sentisse il bisogno in questa fase.

Emerge, però, una politica dei due forni dei due schieramenti sul fenomeno immigrazione: i pentastellati, gli stessi che votarono per abrogare il reato di clandestinità introdotto con la legge Bossi-Fini, passano con disinvoltura da una posizione di accoglienza a una di attacco contro gli sbarchi, mentre il PD sente l’esigenza a pochi mesi dal voto di rimarcare la propria identità con la proposta di concedere la cittadinanza agli stranieri nati in Italia.

Entrambi scadono grettamente nel ridicolo. Non si possono assumere posizioni alla bisogna su fenomeni complessi, non si può pensare che temi caldi come quello dei flussi migratori possano essere riesumati tra un voto popolare e un altro, a copertura dei propri fallimenti nel darsi un’identità politica riconoscibile. I renziani scimmiottano gli odiati “bersanian-dalemiani” per ridimensionarli a sinistra, i grillini imitano i toni del Carroccio per recuperare alla loro destra. (Leggi anche: Stanare i grillini o arrendersi al caos tripolare?)

PD e M5S stanno a destra e sinistra contemporaneamente

Se tornassimo con la mente al 2013, quasi non riconosceremmo questi due partiti di oggi. Il PD si era presentato come il solito schieramento di centro-sinistra, legato più alle tutele che non alle ragioni dell’efficienza dell’economia. Nessun democratico avrebbe anche solo immaginato che da lì a poco avrebbe assestato un duro colpo con il Jobs Act a quell’art.18 dello Statuto dei lavoratori difeso e gelosamente custodito per decenni.

L’M5S sviluppò sin da allora posizioni più variegate, strizzando l’occhio anche a destra sull’economia, ma mai avremmo potuto pensare che avrebbe cercato di contendere alla Lega l’elettorato più anti-immigrati. Una mutazione per certi versi genetica, che se da un lato è legittima, dall’altro disorienta. Lo stesso apparente scoop di Repubblica, da sempre vicinissima al PD, secondo cui nei giorni scorsi vi sarebbe stato a Milano un incontro tra il leader leghista Salvini e Davide Casaleggio, figlio del guru grillino scomparso pochi mesi fa, punta a fornire l’immagine di un movimento ormai su posizioni di destra e disposto ad allearsi con il Carroccio dopo le elezioni per tentare la formazione di un governo su basi euro-scettiche. (Leggi anche: Governo Grillo-Salvini? Ecco lo scenario)

A sua volta, il PD oscilla tra possibile alleanza con Forza Italia dopo il voto e rinnovo della coalizione con la sinistra “scissionista”, che fa capo a Bersani-D’Alema-Pisapia.

Insomma, per Renzi governare con Berlusconi o con Nichi Vendola sarebbe la stessa cosa. Che problema ci sarebbe? Un giorno ci si butterebbe a destra, magari alzando la voce con la UE sugli sbarchi e i conti pubblici, un altro si tornerebbe a tenere buona la sinistra, promettendo cittadinanza agli immigrati e qualche bonus contro la povertà. D’altra parte, ai giorni d’oggi essere di destra o di sinistra si riduce a questione di qualche slogan. Sarà forse per questo che l’Italia scivoli nel ridicolo, oltre che nelle mani della Troika!

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