Paura sui mercati, questo dato sui bond allarma molto

Titoli obbligazionari in euro sempre meno allettanti e il mercato si sposta sui bond "spazzatura". Gli ultimi dati appaiono preoccupanti e lasciano presagire un bagno di sangue con la normalizzazione della politica monetaria.

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Giuseppe Timpone

Sui mercati fa paura il trend dei bond

C’è fame di rendimento sui mercati finanziari. I titoli di stato continuano a mostrarsi forti in tutte le economie avanzate e rendono a livelli storicamente bassissimi, con il decennale americano intorno al 2,25%, nonostante la stretta monetaria negli USA sia stata avviata dalla Federal Reserve dal dicembre 2015. In Europa, dove le banche centrali non hanno nemmeno iniziato ad uscire dall’accomodamento monetario, troviamo Bund a 10 anni ancora intorno allo 0,50%, quando l’inflazione in Germania è tre volte più alta. Per trovare sulla medesima scadenza il 2% è necessario venire in Italia, mentre il 3% non lo offre ora nemmeno il Portogallo.

Quasi un decennio di politiche monetarie ultra-espansive stanno esitando effetti devastanti sui mercati finanziari, dove gli investitori sono costretti a puntare su assets sempre più rischiosi, pur di ottenere un rendimento, di cui in tempi “sani” avrebbero potuto godere possedendo titoli relativamente abbastanza sicuri. (Leggi anche: Volatilità mercati ai minimi storici: se fosse paralisi e non ottimismo?)

Titoli spazzatura come Treasuries

E così, siamo arrivati al punto che tra lunedì e martedì, i rendimenti medi delle obbligazioni in euro “high yield”, quelle con rating basso, “non investment grade” o “spazzatura”, sono scesi al minimo storico del 2,33-6% (dati BofA-Merrill Lynch), solamente 6-8 punti base al di sopra dei Treasuries a 10 anni. Una follia pura, perché implica che il mercato starebbe prezzando il rischio per questi titoli alla stessa stregua di quello sovrano degli USA. Pur mettendo in conto le possibili aspettative rialziste negli anni del cambio euro-dollaro, un differenziale sostanzialmente nullo tra i rendimenti degli eurobond “junk” e i titoli sovrani o quelli corporate con rating elevato resta molto preoccupante, perché anticiperebbe potenziali crolli dei primi con la fine dell’era dei tassi zero.

I corporate bond denominati in euro renderebbero mediamente intorno all’1% oggi, secondo i dati Markit. Lo spread con i titoli “high yield” è sceso, quindi, nell’ordine di 130-135 punti base, quando un anno fa si attestava sui 270 bp. In sostanza, si è dimezzato in 12 mesi, per effetto quasi interamente di un calo dei rendimenti dei bond meno sicuri, segno evidente della caccia al rendimento sui mercati, anche al costo di esporre il portafoglio verso assets sempre più a rischio. E sempre un anno fa, i titoli “junk” in euro rendevano oltre il doppio dei decennali americani.

Per fare un raffronto con un periodo non ancora condizionato dalle scelte delle banche centrali e precedente alla crisi finanziaria del 2008, vi proponiamo i dati dell’estate 2007, quando i rendimenti delle obbligazioni più solide in euro si aggirano poco sopra il 5%, mentre quelli dei bond più a rischio rendevano oltre il 7,5%. E quando esplose la crisi, dopo il crac di Lehman Brothers, il mercato cercò disperatamente di sbarazzarsi dei secondi, i quali nel dicembre 2008 arrivarono a rendere mediamente quasi il 26%, quando i bond con rating più alto non oltrepassarono l’8%. (Leggi anche: Rendimenti corporate, ora va bene anche la spazzatura)

Rischio di un bagno di sangue

Che cosa vogliamo dire con questi numeri? Il mercato è “drogato” di troppa liquidità in circolazione e non sa come impiegarla. Per questo, i rendimenti restano bassissimi e inducono gli investitori a rischiare sempre più, accollandosi assets qualitativamente scadenti, pur di ottenere una remunerazione più adeguata per il capitale. Ciò sta minimizzando i rendimenti tra i bond con rating elevato e quelli con rating “spazzatura”, con la conseguenza che oggi i secondi rendono meno della metà dei primi in tempi ordinari.

Ma come dimostrerebbe il caso Lehman Brothers, quando il mercato entra nel panico per un qualche evento molto negativo sul piano finanziario, tende a disfarsi velocemente, anzitutto, dei titoli più rischiosi. Se a fine 2008 si registrò un bagno di sangue per i bond “high yield” in pochi mesi, cosa dovrebbe accadere con la normalizzazione della politica monetaria, che sarà avviata anche in Europa tra pochi mesi? Cosa faranno gli investitori, quando si ritroveranno in mano titoli pagati a caro prezzo, ma che sanno valere ben meno e i quali dovranno necessariamente rendere molto di più in un ambiente finanziario “normale”? (Leggi anche: Bolla finanziaria minaccia il pianeta)

 

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