Paura mercati è vera o solo tanta fuffa? Vediamo cosa dicono i segnali

A che punto siamo con la paura sui mercati per la crisi in borsa di Deutsche Bank?

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A che punto siamo con la paura sui mercati per la crisi in borsa di Deutsche Bank?

La crisi di Deutsche Bank, che sul finale di seduta di venerdì scorso ha realizzato un clamoroso recupero, dopo avere aperto con un tonfo dell’8%, desta parecchie preoccupazioni sui mercati, anche perché arriva in una fase molto delicata per la vita della UE e dell’Eurozona, in particolare. Ma ci chiediamo se davvero possiamo parlare di paura, se non, addirittura, di panico tra gli investitori, oppure se la stampa finanziaria non stia esagerando, come spesso accade. (Leggi anche: Allarme Deutsche Bank, Soros scatena la tempesta)

Un indicatore della paura dei mercati sono i prezzi dei cosiddetti assets sicuri, ovvero di quegli che il mercato individua come riparo dalle situazioni di crisi. Iniziamo con l’oro, bene-rifugio per eccellenza: le quotazioni del metallo sono scese in zona 1.322-1.323 dollari nel corso della seduta di venerdì, in calo di oltre l’1% su base settimanale. Non pare proprio che vi sia stata una corsa all’oro con l’esplodere del caso Deutsche Bank, cosa che avvenne temporaneamente con la Brexit a giugno, quando le quotazioni oltrepassarono i 1.375 dollari.

Rendimenti Bund e Treasuries

E i rendimenti sovrani dei paesi finanziariamente più solidi? I rendimenti decennali dei Treasuries hanno chiuso la scorsa ottava all’1,57-58%, in rialzo rispetto alle sedute precedenti, anche se in calo di circa 3,5 punti base su base settimanale, ma lontanissimi dai minimi record toccati nel luglio scorso. Quelli tedeschi sono scesi anch’essi di 4 bp in una settimana, ma va anche detto, che nel caso specifico, un collasso temuto di Deutsche Bank non dovrebbe giocare granché a favore dei Bund, visto che le conseguenze sarebbero negative anche sul piano dell’intera economia tedesca.

Passando al cambio euro-dollaro, questo ha chiuso sopra 1,12, quando aveva aperto la settimana intorno a 1,1150. Se sui mercati ci fosse paura per il crollo del sistema bancario dell’Eurozona, la moneta unica dovrebbe risentirne negativamente, invece, nemmeno in questo caso si notano ad oggi grosse variazioni. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro non sconta nuovi stimoli BCE)

 

 

 

Paura mercati sembra circoscritta

Vero è semmai che gli swaps valutari a tre mesi tra euro e dollari sono scesi allo 0,58%, ai livelli più bassi dal luglio 2012, mese in cui la fine della moneta unica sembrava questione di tempo. Il dato segnala che le banche sarebbero ben disposte in questa fase a convertire euro in dollari, indebitandosi nella divisa americana al costo massimo sin dalla crisi del debito sovrano di quattro anni fa.

Letti tutti insieme, questi dati ci suggeriscono che qualche tensione c’è, chiaramente come evidenziano i colpi accusati dai titoli bancari europei, ma non ci sarebbero (ancora) preoccupazioni di natura sistemica. Insomma, nessuno starebbe fuggendo dall’euro per mettersi al riparo da una possibile caduta della moneta unica, causata dal tracollo del suo sistema bancario. Certo, non è detto che il panico non attecchisca in futuro, ma ad oggi saremmo dinnanzi a tensioni settoriali, circoscritte.

 

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