Paura mercati, fuga da azioni e bond e liquidità ai massimi dalle Torri Gemelle

Mercati finanziari spaventati come all'indomani dell'11 settembre del 2001. Diverse le ragioni, che spingono gli investitori a tenersi liquidi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mercati finanziari spaventati come all'indomani dell'11 settembre del 2001. Diverse le ragioni, che spingono gli investitori a tenersi liquidi.

Le fibrillazioni dei mercati finanziari sono sotto gli occhi di tutti. Solamente nel corso della settimana scorsa, le borse mondiali hanno “bruciato” 2.500 miliardi di dollari. Il fattore di rischio maggiore temuto si chiama Brexit, ma non è l’unico a impensierire gli investitori. Anzi, a dirla tutta, i due terzi degli intervistati da Bank of America – Merrill Lynch ritengono che il Regno Unito non lascerà la UE. E allora di cosa hanno paura?

Sempre la banca d’affari americana ha scoperto che gli investitori ritengono “sopravvalutato” il mercato azionario ai livelli tra i più alti dai 2003, anno di inizio delle rilevazioni. Soltanto in tre precedenti occasioni si è registrata una convinzione più forte sul fatto che i prezzi delle azioni sarebbero eccessivi.

Ma il dato, che maggiormente ha impressionato la stessa BofA-Merrill Lynch riguarda la detenzione di liquidità tra gli investitori intervistati, che risulta pari al 5,7% degli assets totali, ovvero ai livelli più alti dal novembre del 2001. Parliamo di quasi 15 anni fa, a poche settimane dagli attacchi terroristici contro le Torri Gemelle a New York. Eppure, grazie al cielo non sembra che siamo nelle stesse condizioni di panico di allora.

Investitori si tengono liquidi, hanno paura

Già all’inizio di quest’anno, la banca aveva mostrato stupore, quando tra gennaio e febbraio aveva riscontrato afflussi verso il mercato monetario per 200 miliardi. Allora, le borse mondiali tremavano sul rallentamento della Cina e il prezzo delle materie prime arretrava ai minimi dalla fine degli anni Novanta, tra cui le quotazioni del greggio, le più basse dal 2003 nel range 25-30 dollari al barile.

Detenere cash allo stato attuale non conviene, se è vero che viene remunerato mediamente per appena lo 0,11% e che gli investitori più spinti riescono ad ottenere un pur miserrimo 1%. Evidentemente, pur di non investire in azioni e obbligazioni, si è disposti anche a mantenersi liquidi.

 

 

 

Ritorno agli acquisti possibile

Alla base di questo atteggiamento, oltre alla paura per i diversi eventi temuti (Brexit, rallentamento della Cina, elezioni presidenziali americani, mercati emergenti, commodities), potrebbe esservi la reazione per il crollo dei rendimenti obbligazionari, scesi in territorio negativo anche per i titoli privati con rating “investment grade”, a seguito delle politiche monetarie ultra-espansive delle principali banche centrali del pianeta.

Detto ciò, tanta liquidità detenuta come scorte significa anche possibilità di acquisti futuri. A beneficiare potenzialmente di più di un ritorno sul mercato potrebbero essere i titoli azionari, così come il comparto obbligazionario di breve durata. Serve, però, che passi la paura, quale che ne sia la ragione.

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Argomenti: Altre economie, bolla finanziaria, Brexit, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, rendimenti bond