I “populisti” italiani si rallegrino: Renzi e Berlusconi tornano a inciuciare

Aria di inciucio tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale e il dopo elezioni. Ma i due leader potrebbero restare vittime delle loro stesse tattiche astruse.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Aria di inciucio tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale e il dopo elezioni. Ma i due leader potrebbero restare vittime delle loro stesse tattiche astruse.

Forza Italia, PD e Alternativa Popolare hanno votato per rinviare di una settimana l’avvio discussione sulla legge elettorale in commissione Affari istituzionali, ad appena tre giorni dalla vittoria di Matteo Renzi alle primarie del PD che l’hanno incoronato di nuovo segretario con il 70% dei voti. Un segnale, nemmeno più tanto celato, sulle trattative sotterranee con Silvio Berlusconi, tese a cambiare le regole sul voto in direzione proporzionale. Obiettivo: sventare una vittoria altrimenti molto probabile del Movimento 5 Stelle. Renzi e Berlusconi si starebbero accordando su una legge elettorale, che preveda lo sbarramento del 5% come in Germania, in modo da lasciare fuori dal Parlamento i partiti più piccoli. A rischiare sarebbero gli scissionisti del PD, quelli che hanno formato a sinistra il Movimento Democratico e Progressista, ma anche Fratelli d’Italia a destra, oltre alle altre formazioni minori, come gli stessi centristi di Angelino Alfano, che quasi certamente chiederanno un abbassamento della soglia di sbarramento al 3%. (Leggi anche: Berlusconi punta al 40%, ma poi che succede?)

Non si parlerebbe di premio di maggioranza, cosa che lascia supporre che sia risorto il Patto del Nazareno, con i due ex premier ad ambire alle larghe intese, puntando solo così ad avere una maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, necessaria per governare. I sondaggi segnalano che questo scenario non sarebbe affatto certo, perché PD, Forza Italia e centristi messi insieme otterrebbero un numero di seggi alla Camera inferiore ai 316 per governare da soli. Tuttavia, sia Renzi che Berlusconi confidano di potere rosicchiare qualcosa agli altri partiti in campagna elettorale. Anche se mancasse loro qualche deputato o senatore per avere la certezza dei numeri, dite che non ne troverebbero di disponibili per spirito di “responsabilità nazionale” tra le folte file delle opposizioni?

Larghe intese alla tedesca niente a che vedere con la Germania

L’auspicio dei due leader sarebbe una Grosse Koalition simile a quella che ha governato in Germania negli 8 degli ultimi 12 anni. Chiaramente, se i conservatori e i socialdemocratici tedeschi hanno concordato un minuzioso piano di governo, in Italia si tratterebbe solamente di evitare che a Palazzo Chigi vi arrivi qualcun altro, ovvero Beppe Grillo o un Matteo Salvini. (Leggi anche: Accordo Berlusconi-Grillo per fregare Grillo, ma accadrà il contrario)

Perché il paragone con la Germania non è calzante? Aldilà della credibilità certamente maggiore di cui godono i due schieramenti tedeschi, lì a governare insieme per necessità sono due culture politiche europee alternative tra di loro – popolari del centro-destra e socialisti – qui avremmo un pastrocchio centrista, che creerebbe sul mercato politico le condizioni perfette per la nascita di un’offerta adeguata a sinistra e per lo sviluppo di una a destra.

Ipotesi governissimo sarebbe assist ai “populisti”

Un governissimo Renzi-Berlusconi spingerebbe l’elettorato di sinistra del PD verso gli scissionisti, quelli più a destra di Forza Italia tra le braccia, in particolare, della Lega Nord. Ma a gongolare più di tutti sarebbero i grillini, che potrebbero sbandierare ai quattro venti l’inciucio tra PD e Forza Italia, accreditandosi quale unica reale alternativa al sistema politico tradizionale. Se teniamo presente che le condizioni finanziarie sul piano internazionale nei prossimi anni dovrebbero essere meno favorevoli per l’economia italiana, quando già oggi riusciamo a malapena a non arretrare, il “pactum sceleris” del Nazareno rischia di sortire effetti completamente opposti a quelli che i rispettivi leader credono di ottenere.

Già alle stesse elezioni politiche potrebbero essere puniti dagli italiani, se formazioni come Lega, M5S e MDP, non essendo più tenute a un vincolo di coalizione (i grillini non sono coalizzati con nessuno per natura), per via di una legge elettorale proporzionale, iniziassero ad attaccare da destra e sinistra rispettivamente Forza Italia e PD, tacciandoli di essersi già accordati per governare insieme. Dinnanzi a un’alternativa secca tra inciucio e posizioni “cristalline”, leghisti e pentastellati potrebbero uscirne vincitori, potenzialmente ottenendo i numeri sufficienti per governare, dando vita a una maggioranza “sovranista”. (Leggi anche: Sondaggi, adesso c’è una maggioranza sovranista)

Il ritorno al proporzionale rischia di essere un boomerang sia per Renzi che per Berlusconi. Il primo sarebbe risucchiato all’interno di un confronto politico meno personale e muscolare e più partitico, in cui ha dimostrato di non essere all’altezza; il secondo, verrebbe marginalizzato a possibile leader della quarta forza politica italiana e se i suoi parlamentari non risultassero nemmeno sufficienti a consentire al PD di continuare a governare, sarebbe la fine.

 

 

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Argomenti: Matteo Renzi, Politica, Politica italiana