Patrimoniale rimborsabile e piano di dismissioni per ridurre il debito pubblico

L'ex Senatore del PdL Cutrufo propone un'imposta una tantum rimborsabile per agevolare il risanamento delle finanze pubbliche e da affiancare a un piano di dismissione di asset disponibili e non strategici

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
L'ex Senatore del PdL Cutrufo propone un'imposta una tantum rimborsabile per agevolare il risanamento delle finanze pubbliche e da affiancare a un piano di dismissione di asset disponibili e non strategici

«Finora, le imposte italiane sul reddito sono sempre salite, su su, sino alla intollerabilità. La molteplicità, l’intrico, le sovrapposizioni sono oramai giunte a tale stremo, che nessuno ci si raccapezza più. La gente tira a non pagare. Il rimedio antico ed accettato al malanno è noto: poiché le vecchie imposte non rendono quanto debbono, se ne creano delle nuove. Il gettito attuale non basta e bisogna crescerlo. Con le male maniere non ci si riesce; con le buone, sì; ma alla lunga. All’intervallo pericoloso provvede la straordinaria patrimoniale. Una tassa patrimoniale può essere sul serio un efficace strumento della ricostruzione economica del Paese». Sono le parole usate da Luigi Einaudi nell’incipit del saggio L’Imposta Patrimoniale. Era il 1946, l’Italia iniziava il percorso di ricostruzione post bellica e lo Statista, allora Governatore della Banca d’Italia, interveniva sul tema dell’imposizione patrimoniale come strumento necessario per traghettare il Paese fuori dalla crisi.  

IL REVIVAL DELLA PATRIMONIALE: ABETE, AMATO E CAPALDO

Sebbene il contesto economico attuale non sia paragonabile a quello del 1946, nel corso dell’ultimo biennio è riaffiorata l’ipotesi della reintroduzione di una imposta una tantum sui redditi e sui patrimoni. Tra le ipotesi circolate figurano quelle del presidente di Assonime Luigi Abete (una tassa dello 0,1% su tutti i patrimoni), dell’ex Primo Ministro Giuliano Amato (un prelievo di 30 mila euro sui conti correnti di un italiano su tre) e dell’ex presidente della Banca di Roma Pellegrino Capaldo (un’imposta sulle plusvalenze immobiliari compresa fra il 5 e il 20%). Proposta Capaldo: privatizzare il debito tassando gli immobili privati  

LA PROPOSTA CUTRUFO: UNA PATRIMONIALE RIMBORSABILE Mario Cutrufo

Nel dibattito a favore della “meno popolare delle imposte” si inserisce anche la proposta avanzata nel 2012 dall’ex Senatore del PdL Mauro Cutrufo. Si tratterebbe di introdurre un “contributo per il riequilibrio”, ossia un’imposta tantum rimborsabile, che peserebbe per 37 miliardi sulle persone fisiche, 13 miliardi sui pensionati, 130 miliardi sulle imprese finanziarie e non finanziarie, 220 miliardi sulle attività finanziarie. L’imposta – rateizzabile su un periodo trentennale – escluderebbe le persone fisiche con un reddito inferiore a 20 mila euro e le società con un giro d’affari non superiore ai 30 mila euro. L’importo da corrispondere allo Stato verrebbe calcolato applicando aliquote progressive comprese tra il 6% e il 22,5%. L’obiettivo della proposta è quello di “privatizzare” una parte del debito pubblico italiano (400 miliardi) liberando così risorse da destinare alla crescita. Per finanziare l’operazione e quindi ottenere liquidità da impiegare in funzione di riduzione del debito, Cutrufo suggerisce l’istituzione di una società veicolo, la Riequilibrio SpA, in grado di emettere obbligazioni per un valore pari al valore dei contributi per i quali è stata richiesta la dilazione. Contemporaneamente all’emissione di bond, verrebbe anche istituito un un fondo (“Fondo per il rimborso del contributo straordinario di riequilibrio”) alimentato dai proventi derivanti dalla dismissione delle proprietà immobiliari e delle partecipazioni azionarie non strategiche dello Stato e degli Enti Territoriali. I proventi di questa operazione, da realizzare nell’arco di 15-20 anni, verrebbero successivamente impiegati per la graduale restituzione agli italiani del “contributo di riequilibrio”.  

Link alla proposta di legge di Mauro Cutrufo:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00620421.pdf

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Argomenti: Debito pubblico italiano