Patrimoniale, +Europa e ius soli: cosa hanno bocciato gli italiani alle elezioni

Se flat tax e reddito di cittadinanza hanno vinto alle elezioni di domenica, quali temi hanno perso? Dallo "ius soli" all'Europa, passando dal dibattito sul fascismo, molti i "vaffa" degli italiani ai politici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Se flat tax e reddito di cittadinanza hanno vinto alle elezioni di domenica, quali temi hanno perso? Dallo

Se “flat tax” e reddito di cittadinanza possono essere considerati i temi vincenti di queste elezioni, espressioni degli unici due partiti che, avendo visto crescere i consensi, aspirano credibilmente a guidare il prossimo governo – Movimento 5 Stelle e Lega Nord – possiamo iniziare a fare un bilancio sommario di quali siano stati, invece, i temi perdenti della campagna elettorale, ossia a cosa gli italiani avrebbero detto di no. Il volto della sconfitta è certamente quello di Matteo Renzi, il cui PD risulta crollato al 19% e che ha portato l’intero centro-sinistra a percentuali imbarazzanti, pari al 23%, meno di un quarto di chi ha votato. Ma non ha perso solo Renzi. Il suo sfidante a sinistra, Pietro Grasso, ha fatto una bruttissima figura. Da presidente del Senato e leader di Liberi e Uguali, un progetto politico che puntava e punta tutt’ora a riportare vita nell’area socialista/ex comunista, ha raccolto un miserrimo 3,3%, molto meno delle attese e tutti i dirigenti del partito hanno subito una clamorosa batosta nei collegi uninominali in cui si sono presentati. Lo stesso Grasso nella sua Palermo ha preso il 6% e Laura Boldrini, terza carica dello stato, a Milano ha riscosso il 4%.

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Se possiamo ben affermare che il PD è stato bocciato per i suoi 5 anni al governo, evidentemente gli elettori non hanno riposto alcuna fiducia nelle proposte di LeU, che aveva proposto una tassa patrimoniale sulle ricchezze della metà più ricca degli italiani, nonché l’eliminazione delle tasse universitarie per tutti gli studenti iscritti. E pur avendo votato il Jobs Act per disciplina di partito, gli “scissionisti” del PD confluiti in LeU avevano promesso pure il ripristino dell’art.18 per le aziende sopra i 15 dipendenti, al fine di contrastare la precarietà del lavoro.

Immigrazione e sicurezza, sinistra debole

C’è un altro tema su cui Grasso e i suoi uomini sembrano avere miseramente fallito: l’anti-fascismo. Avevano cavalcato il tema del pericolo fascista, in parte insieme al PD, per darsi una coloratura politica più identitaria, ma a parte essere stati smentiti dai fatti (Casapound ha ottenuto appena lo 0,9% dei consensi), non sono riusciti ad allargare la platea degli elettori della stessa sinistra, se è vero che LeU nei sondaggi viaggiava intorno al 7-8% a dicembre, al 6% a gennaio e più prossima al 5% a febbraio, scivolando poco sopra la soglia di sbarramento a spoglio ultimato.

Più in generale, è stata fortemente battuta l’impostazione del centro-sinistra in campagna elettorale sui temi dell’immigrazione. Lo “ius soli”, ad esempio, già accantonato da Renzi al termine della legislatura, avrebbe dovuto scaldare i cuori della base, ma evidentemente né il PD e né LeU hanno chiare le istanze dei loro stessi elettori, altrimenti non sarebbero sprofondati così in basso. Cittadinanza a parte per i figli degli immigrati nati in Italia, non sembra uscire premiata nemmeno la linea del “buonismo” sull’immigrazione e, in generale, sulla gestione della crisi dei migranti. Le tre formazioni che hanno incrementato i consensi (oltre a Lega e M5S, anche Fratelli d’Italia) avevano promesso tutte il pugno più duro contro i clandestini, seppure i grillini con accenti meno netti e con un’impostazione più ondivaga.

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C’è un altro sconfitto di queste elezioni, sebbene abbia perso meno degli altri per un fatto di alleanze. Parliamo di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi. Le posizioni degli azzurri in questa campagna elettorale erano molto simili a quelle della Lega, come flat tax e immigrazione, sebbene i toni utilizzati siano stati certamente molto più moderati e rassicuranti sul questo secondo tema. La vera distinzione stavolta era tutta incentrata sul diverso approccio verso l’Europa. Matteo Salvini ha rivendicato anche ieri la propria posizione euro-scettica, mentre Berlusconi, pur critico verso le istituzioni comunitarie negli anni in cui è stato premier e fino a poco tempo fa, si era giocato la carta dell’europeismo non appiattito sui commissari, avendo persino indicato il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, quale candidato premier nel caso di vittoria della coalizione con Forza Italia come prima forza politica al suo interno. Nemmeno la visione proposta da Berlusconi è stata premiata, se è vero che la base gli ha preferito quella più muscolare ed euro-critica di Salvini.

Emerge euro-scetticismo diffuso

E che dire di Emma Bonino? La sua +Europa ha mancato lo sbarramento del 3%, nonostante abbia goduto nelle ultime settimane una visibilità mediatica dovuta proprio ai temi controcorrenti portati avanti dalla lista, ovvero una maggiore integrazione politica europea e una politica fiscale a dir poco impopolare, imbastita da maxi-aumenti dell’IVA, dalla reintroduzione dell’IMU sulle prime case, in cambio del taglio di Irpef e Irap. E sull’immigrazione, l’ex commissario europeo proponeva porte aperte con finalità di sostegno alla demografica declinante dell’Italia. Tanto di cappello per il coraggio delle idee, ma certo che se l’obiettivo fosse di approdare in Parlamento, il messaggio lo avrà allontanato di parecchio.

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Emergerebbe, quindi, una propensione netta degli italiani per proposte politiche non europeiste, segno di un’elevata diffidenza verso Bruxelles. Al contempo, le diatribe pseudo-culturali su presunte onde nere e il ritorno dei mussoliniani al potere hanno allontanato ulteriormente gli elettori dalla sinistra, evidentemente i primi in cerca di soluzioni a problemi concreti e non a interrogativi intellettuali di dubbia applicazione pratica quotidiana. Semmai, gli italiani pretendono di pagare meno e non più tasse, non opterebbero per un mercato del lavoro più rigido (ma i 5 Stelle avevano promesso anch’essi di ripristinare l’art.18), vorrebbero vivere in un’Europa meno ossessionata dai vincoli e dove fosse possibile tutelare gli interessi nazionali. E, infine, è pacifica la domanda trasversale di sicurezza, specie al nord, contro il lassismo degli ultimi anni nella gestione del fenomeno migratorio, alle cui critiche si è risposto con accuse di razzismo e facendo quadrato attorno a politiche fallimentari. Chiunque abbia perso domenica dovrà ripartire da qui e non da tatticismi già in atto per cercare una improbabile rimonta alle prossime elezioni.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana