Patrimoniale del 20% sulla ricchezza degli italiani? Proposta demenziale, inutile e impossibile della Germania

La patrimoniale del 20% proposta dalla Germania per l'Italia sarebbe impraticabile, anche se ugualmente dobbiamo rimanere vigili.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La patrimoniale del 20% proposta dalla Germania per l'Italia sarebbe impraticabile, anche se ugualmente dobbiamo rimanere vigili.

Una patrimoniale del 20% sulla ricchezza netta delle famiglie italiane per abbattere il debito pubblico tricolore. La proposta è arrivata sul finire della settimana scorsa dalla Bundesbank, anche se il governatore Jens Weidmann ha precisato che trattasi di una ricetta che il capo della divisione Finanze, Karsten Wendorff, propinerebbe a titolo personale. Secondo la banca centrale tedesca, la metà del debito del Tesoro di Roma potrebbe essere abbattuto attraverso una soluzione interna, ovvero che coinvolga il patrimonio stesso degli italiani. Come? Imponendo un investimento forzoso relativamente a un quinto della loro ricchezza. A differenza di un prelievo forzoso, spiegano da Francoforte, si tratterebbe non di espropriare le famiglie, bensì di costringerle a investire in titoli di stato italiani per uno scopo solidale. L’investimento offrirebbe un rendimento annuo, per cui frutterebbe comunque qualcosa agli italiani. Secondo i calcoli dell’istituto, grazie a questa misura l’Italia si libererebbe di metà del suo immenso debito pubblico e il legame tra banche italiane e BTp verrebbe finalmente rescisso.

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Giustamente, a leggere simili proposte drizzano i capelli. Non è la prima volta che dalla Bundesbank arrivino simili ricette per cercare di risolvere una volta per tutte il problema dell’alto debito italiano. E nel declassare il nostro rating sovrano, due venerdì fa Moody’s ha citato proprio “l’elevata ricchezza privata” tra le ragioni che l’hanno spinta a mantenere un outlook stabile, come a segnalare che nel caso di bisogno lo stato italiano saprebbe dove mettere le mani. Per nostra fortuna, trattasi di misure impraticabili per come sono state lanciate e che denotano semmai come i banchieri centrali tedeschi siano a tal punto impauriti da una possibile crisi sovrana del nostro Paese, che nei fatti non riescano a ragionare in termini minimamente accettabili e concreti. Vediamo perché.

Soluzione impraticabile

L’Italia possiede una ricchezza privata di oltre 5 volte il pil, circa il doppio della Germania. Ora, il 20% immaginato da Wendorff non potrebbe applicarsi a tutti i circa 8.700 miliardi di euro posseduti dagli italiani, non fosse altro per l’impossibilità pratica, oltre che per l’insostenibilità politica, di mettere sul mercato un quinto del patrimonio immobiliare, parte determinante della ricchezza complessiva. Dunque, il 20% deve intendersi come imponibile sulla sola ricchezza finanziaria, stimata in circa 4.400 miliardi di euro, 2,5 volte il pil. A questa massa si farebbe riferimento e forzare gli italiani a investire il 20% di essa porterebbe nelle casse del Tesoro qualcosa come 880 miliardi di euro.

Ora, una cosa sono le chiacchiere, un’altra la realtà. E qui Francoforte segnala di non avere minimamente idea di cosa parli. Dei 4.400 miliardi di ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane, 1.365 risulterebbero in forma di conti correnti, depositi vincolati e liquidità, altri poco più di 1.000 miliardi investiti in fondi pensionistici e assicurativi, 970 miliardi in azioni, 537 miliardi in fondi d’investimento e 310 miliardi in obbligazioni. A ben guardare, la massa realmente aggredibile sarebbe quella più liquida, ovvero i conti bancari. Immaginando che si possa colpirla con un’aliquota del 20% – circa 33 volte più alta dello 0,6% imposto dal governo Amato nel 1992 con il prelievo forzoso – ne ricaveremmo qualcosa come 270 miliardi. Tale cifra corrisponderebbe al fabbisogno finanziario del Tesoro per coprire un anno di titoli in scadenza a medio-lungo termine. Non un granché! E sarebbero soldi sottratti alle banche, che si ritroverebbe in preda a una crisi di liquidità, con conseguenze sistemiche da far rabbrividire.

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E se colpissimo tutta la ricchezza finanziaria? Nella pratica, dovremmo espropriare le famiglie di parte dei loro investimenti azionari, obbligazionari, delle coperture assicurative, etc. Verrebbe giù il mondo. Lo stato, ammesso che concretamente fosse mai capace di attuare una simile misura, entrerebbe nel portafoglio titoli delle famiglie e costringerebbe alla vendita del 20% delle azioni, delle obbligazioni e così via. Sul mercato vi sarebbe un eccesso di offerta di titoli finanziari, che a sua volta provocherebbe il crollo delle quotazioni. E si badi bene che non stiamo parlando solo di titoli italiani, in quanto grossa parte degli investimenti delle nostre famiglie risulta realizzato all’estero. Per essere più chiari, se Mario Rossi ha 100.000 euro investiti in titoli Facebook, Amazon, Deutsche Bank, Bnp Paribas, dovrebbe vendere un quinto di tali azioni. Poiché milioni di altri connazionali dovrebbero fare lo stesso, la finanza mondiale sarebbe travolta dal “sell-off”, per non parlare dell’effetto psicologico di uno stato occidentale che espropri i suoi cittadini.

Catastrofe economica e politica

Anche solo fingendo che il problema sia superabile, se ne presenta subito un altro: l’investimento forzoso quanto durerebbe? Supponiamo 10 anni. Lo stato sui quasi 900 miliardi espropriati transitoriamente offrirebbe, per ipotesi, il 2% all’anno alle famiglie. Bene, ma al termine del decennio dovrebbe rimborsarle di tutto l’investimento coattivo. Con quali soldi? Chiaramente, emettendo nuovi titoli del debito pubblico, per cui l’abbattimento di metà del debito, come da proposta Bundesbank, è inesistente sia nei numeri  – il 20% della ricchezza finanziaria netta equivale a meno del 40% dello stock da 2.300 miliardi – sia come conseguenza della necessità dello stato di restituire dopo diverso tempo alle famiglie il maltolto. La misura si tradurrebbe, quindi, in un semplice rinvio della soluzione al problema.

E ci rendiamo conto di cosa significherebbe togliere agli italiani un quinto del loro patrimonio liquido? Sul piano politico si scatenerebbe l’inferno e non sarebbe impensabile un tracollo delle istituzioni democratiche, perché difficilmente un esproprio di questa portata non porterebbe a una reazione persino violenta degli italiani. Decenni di sacrifici, lavoro, risparmi verrebbero meno. Se è vero che buona parte della ricchezza privata “extra” detenuta dal Bel Paese rispetto alle altre economie europee proviene proprio dall’elevato debito pubblico, che nel concreto si è tradotto in stipendi, sussidi, assistenza, erogazioni a vario titolo, appalti, etc., resta indubbio come sia iniquo e impensabile farsi restituire sotto simili forme la spesa pubblica allegra di decenni di condotta fiscale lassista.

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Rischio patrimoniale concreto?

Sul piano economico-finanziario, il disastro sarebbe assicurato. Chi mai investirebbe un solo euro in un paese dove lo stato ha espropriato i suoi cittadini? E quale pensate sarebbe la reazione dei risparmiatori italiani, se non di assaltare gli sportelli delle banche per ritirare fino all’ultimo centesimo e portare tutte le giacenze residue all’estero? Per il nostro sistema del credito, sarebbe una catastrofe, ma anche Piazza Affari sprofonderebbe in una crisi pressoché irreversibile, dato che nessuno si sognerebbe di investire nella borsa di uno stato con derive venezuelane. I consumi interni crollerebbero, il gettito fiscale pure (avete sentito mai parlare di “effetto ricchezza?”), il deficit pubblico salirebbe, anziché scendere e, ripetiamo, formalmente il debito pubblico rimarrebbe intatto, trattandosi non di un prelievo, quanto di un investimento forzoso, ossia da restituire negli anni successivi.

Possiamo credere davvero che Wendorff sia così poco intelligente da non capire quanto demenziale sia la sua proposta? Tutto può essere. Il dubbio che ci viene è che la Germania sia spaventata dalla perdita dell’accesso ai mercati finanziari dell’Italia. Berlino teme che di questo passo, con lo spread così alto, il Tesoro non sia più capace di emettere titoli per onorare le scadenze, con la conseguenza di scatenare una crisi sovrana nell’Eurozona dalla portata devastante per tutta l’area, visto che siamo troppo grandi per essere salvati. L’ESM, il fondo europeo salva-stato, disporrebbe di risorse sufficienti giusto a consentirci di restare alla larga dagli investitori privati per un anno e mezzo, due anni nel caso in cui si limitasse a sostituirsi alle sole emissioni a medio-lunghe scadenze. Poiché appare inverosimile che uno stato riacquisti in così poco tempo la fiducia eventualmente perduta sul mercato e che la crisi non contagi le altre economie dell’area, di fatto quattrini per salvare l’Italia non ve ne sarebbero. Da qui, la ricerca di soluzioni fantasiose, frutto più della disperazione di chi ritiene che questo sarebbe l’unico modo per evitare che Roma goda di un potere di ricatto nei riguardi della UE, essendo un debitore così grosso da minacciare l’esistenza stessa dell’euro.

Tassa patrimoniale, conti correnti nel mirino?

Dunque, possiamo dormire sonni tranquilli? Non esattamente. Un governo politico non si azzarderebbe mai di imporre un prelievo forzoso o scemenze come l’investimento coattivo. Uno tecnico, forse sì. Il governo Monti non fu in grado di avallare simili soluzioni, perché la maggioranza trasversale che lo sostenne non se la sentì di arrivare a tanto. Questo non implica che in futuro non sia così, magari sull’onda di un clima di terrorismo finanziario, per cui agli italiani verrebbe spiegato che l’alternativa sarebbe il ritorno alla lira e il fallimento dell’intero sistema-Paese. E si consideri un dato: l’investimento forzoso abbatterebbe nei fatti parte del debito pubblico nel caso in cui la restituzione delle somme estorte ai cittadini avvenisse in un futuro molto, molto lontano. Se prelevo dal tuo conto in banca 100 euro e mi impegno a restituirteli tra 50 anni, ammesso che tu sarai ancora vivo, alla scadenza rimborserò a te o ai tuoi eredi un valore infinitamente più basso di quello attuale. Stimando una crescita nominale media annua del 2,5%, l’esproprio equivarrebbe tra mezzo secolo a meno del 15% del pil, una percentuale rimborsabile senza alcun problema dallo stato, considerando che oggi emettiamo BoT e BTp per anche oltre il 20% del pil all’anno. E i tedeschi sotto sotto puntano proprio a simili soluzioni, noncuranti dei contraccolpi che avrebbero sul sistema Italia, ma speranzosi semplicemente che le misure draconiane eliminino il rischio sistemico per l’Europa. Del resto, perché pensate che a Roma da anni abbiano imposti limiti all’uso del contante?

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Argomenti: Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia