I governi vogliono la patrimoniale per rimediare ai loro disastri, mentre la bolla immobiliare avanza

L'idea di tassare le grandi ricchezze per ridurre le crescenti disuguaglianze si diffonde tra i governi, responsabili del problema

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Dalla bolla immobiliare alla patrimoniale

In Italia, il tema è caldo ed è stato lanciato dal segretario del PD, Enrico Letta, che nell’ansia di dire qualcosa di sinistra per mascherare la vacuità programmatica del suo partito sui temi economici, ha proposto l’aumento dell’imposta patrimoniale. Con il relativo gettito, sostiene, lo stato offrirebbe una dote da 10.000 euro ai giovani di 18 anni per finanziare le spese di studio, formazione lavoro e casa.

Ma anche all’estero si discute di patrimoniale. Negli USA, l’amministrazione Biden è a caccia di categorie da tartassare per finanziare almeno parte dei maxi-stimoli fiscali varati e da varare. E in Svezia, l’idea avanza per bocca del ministro delle Finanze, Magdalena Andersson. Secondo i dati Bloomberg, i primi 5 uomini più ricchi del paese scandinavo avrebbero aumentato i loro patrimoni di 18 miliardi di dollari complessivi durante la pandemia.

Il dibattito in Svezia sulla patrimoniale

La Svezia è considerata una patria dell’egualitarismo, per cui l’aumento delle distanze tra redditi bassi e alti viene mal tollerata dalla sinistra al governo. E così, l’esponente socialdemocratica pensa a ripristinare una patrimoniale esistente fino ai primi anni Duemila. L’imposta fu eliminata, perché i costi superavano i benefici. Dal Secondo Dopoguerra, al massimo arrivò a far introitare allo stato lo 0,4% del PIL, ma in cambio incentivava la fuga dei capitali e scoraggiava gli investimenti.

Ma la Svezia a marzo ha visto lievitare i prezzi delle case mediamente del 13% annuale. La media mondiale è stata del 7,3%, con la Turchia a guidare la classifica con il 32%, seguita dal 22,1% della Nuova Zelanda e dal 16,6% del Lussemburgo. Negli USA, l’indice segna +13,2%. Il rischio di una bolla immobiliare è ormai conclamato. Esistono dinamiche socio-demografiche alla base del trend, ma certamente stanno influendo caratteristiche comuni un po’ a tutti i mercati: tassi d’interesse molto bassi per i mutui, alta liquidità disponibile, rendimenti nulli o negativi dei bond e prezzi già altissimi per le azioni.

I titolari di asset finanziari e di immobili stanno vedendo crescere la loro ricchezza praticamente senza fare nulla. I governi e le banche centrali hanno inondato e continuano a inondare di liquidità le rispettive economie per sostenerle contro la pandemia. Nei fatti, hanno accentuato una tendenza in atto ormai dopo la crisi finanziaria globale del 2008-’09. Questa liquidità è impiegata dai detentori per acquistare titoli finanziari o tutt’al più immobili, facendone esplodere i prezzi. Il resto della popolazione rimane ai margini di questa enorme accumulazione di ricchezza del tutto slegata da lavoro e investimenti.

Gli effetti della bolla immobiliare

In sostanza, sono proprio i governi ad avere creato il problema delle crescenti disuguaglianze, paradossalmente nel tentativo di contenerle dopo il 2008. E adesso ipotizzano una patrimoniale per risolverlo, ritenendo che sia un modo anche pacchiano di segnalare ai cittadini una seria lotta alle iniquità sociali. Ma la soluzione non sarebbe tale. Una stangata sui grossi patrimoni incentiverebbe il deflusso dei capitali e disincentiverebbe gli investimenti, oltre ai risparmi. Inoltre, i benefici per il resto della popolazione sarebbero risibili. Il gettito fiscale crescerebbe di qualche decimo di punto percentuale, non riuscendo a finanziare alcun programma corposo con finalità sociali.

E, soprattutto, i soggetti ai margini della società o a rischio di emarginazione non vedrebbero migliorate le loro prospettive. Non è tassando un ricco che si creino opportunità per i meno abbienti. La patrimoniale equivarrebbe a uno scalpo che i governi offrirebbero in pasto all’opinione pubblica per mostrarsi sensibili verso le tematiche sociali. Ma le disuguaglianze non si ridurrebbero affatto fintantoché le banche centrali non la smetteranno di “regalare” denaro a banche e grossi investitori e i governi di pompare denaro senza alcuna connessione con il lavoro e gli investimenti.

A quanti oppongono che i tassi a zero abbiano abbassato il costo di acquisto di una casa alle famiglie economicamente meno abbienti, basterebbe replicare che il boom dei prezzi degli immobili scaturitone abbia finito per divorare tali benefici.

Non solo. Le categorie ai margini, come giovani e lavoratori precari, sono rimaste escluse dall’accesso al credito in un mercato come quello italiano. Pertanto, il basso costo dei mutui è andato a vantaggio di una cerchia ristretta di clienti, mentre la bolla immobiliare la pagano un po’ tutti, rendendo ancora più remota per alcune fasce l’acquisto di una casa di proprietà.

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