Pasta: arriva la nuova etichetta con l’origine, ma non durerà a lungo

Dal prossimo 17 febbraio nelle confezioni della pasta ci sarà una nuova etichetta, che conterrà il Paese dove viene coltivato il grano.

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Dal prossimo 17 febbraio nelle confezioni della pasta ci sarà una nuova etichetta, che conterrà il Paese dove viene coltivato il grano.
Pasta, si cambia ancora. Dal prossimo 17 febbraio nelle confezioni ci sarà una nuova etichetta, contenente il Paese dove viene coltivato e macinato il grano. Si tratta di una rivoluzione per gli italiani, neanche tanto gradita sia a Federconsumatori sia all’Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane). I primi sono sul piede di guerra, in quanto credono che l’introduzione della nuova etichettatura rappresenti un passo indietro (e non uno in avanti) per l’informazione al cittadino.
Una posizione simile quella presa da Aidepi, secondo cui “non è attraverso l’origine della materia prima che si dichiara la qualità della pasta” (Riccardo Felicetti, presidente dell’Aidepi).

Tra pochi mesi si cambia nuovamente

La denuncia di Aidepi riguarda anche un altro aspetto grottesco dell’intera vicenda. Nonostante la fretta con cui si vuole cambiare l’etichetta presente oggi nelle confezioni di pasta, tra pochi mesi verrà tutto azzerato nuovamente a causa dell’introduzione del regolamento europeo. Quest’ultimo sancirà l’origine volontaria di tutti i prodotti: in sostanza, le aziende potranno limitarsi a specificare se l’ingrediente principale abbia un’origine diversa rispetto a quella del prodotto terminato. Il rischio – presumibilmente concreto – è quello di creare un’inutile confusione nella testa dei consumatori, che potrebbero essere disorientati di fronte alle diverse etichette in uno spazio temporale ristretto.
C’è poi un altro nodo da sciogliere, che appare subito di difficile risoluzione: se nell’etichetta della pasta viene riportato un Paese europeo o extraeuropeo per la coltivazione o macinazione del grano, quale sarà la risposta del cliente finale? E’ la domanda, retorica, che si pone Riccardo Felicetti, numero 1 dell’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, secondo cui nel corso di questi anni è stata fatta passare l’idea come il grano italiano sia migliore di quello estero. Una convinzione che potrebbe indurre la persona comune a non tenere in considerazione una confezione di pasta che nell’etichetta riporta un Paese d’origine del grano diverso dall’Italia.
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