Il centro-destra dopo Berlusconi: partito unico e un po’ di democrazia interna

Il partito unico del centro-destra si avvicina con il collasso di Forza Italia. Sarebbe la soluzione migliore per dare dignità politica a un'area che non conosce democrazia interna da 25 anni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il partito unico del centro-destra si avvicina con il collasso di Forza Italia. Sarebbe la soluzione migliore per dare dignità politica a un'area che non conosce democrazia interna da 25 anni.

Giovanni Toti non sembra avere dubbi, e da tempo, a dire il vero: il centro-destra dovrebbe avviarsi verso la nascita di un partito unico. A guardare quanto stia accadendo in queste settimane, con la coalizione a litigare praticamente dalla tattica alla strategia, passando per le leadership, sembrerebbe una velleità. Invece, la creazione di un unico soggetto politico sarebbe a un passo dal vero. Del resto, anche il PDL nacque nella fase di massima tensione tra Forza Italia e l’allora Alleanza Nazionale. C’è una differenza rispetto a oltre un decennio fa: il partito unico che verrà sarà stavolta aggregante tutto il centro-destra, non solo una parte di esso. Si consideri che la Lega di allora fpsse ancora “padana” e non potesse nemmeno permettersi di interrogarsi su una sua fusione con partiti nazionali, dai quali sarebbe stata assorbita per i rapporti di forza vigenti a quel tempo. Stavolta, invece, sarebbe Matteo Salvini ad assorbire gli alleati. E questo mostra il segno dei tempi.

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Si parla già di una Lega Italia, ma “chi se ne frega” del nome, afferma ancora il governatore ligure. Ma sarebbe opportuno fare nascere un altro partito unico nel centro-destra dopo il fallimento del PDL? Sì, assolutamente. La fusione tra Forza Italia e AN non naufragò per un qualche scontro sui contenuti, quanto per l’assenza di dibattito in una formazione, che Silvio Berlusconi volle appositamente come una sorta di restyling di Forza Italia, senza quadri dirigenti e senza meccanismi selettivi trasparenti e democratici. Ne esplose il caos, al netto degli errori dell’allora presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Forza Italia non ha più ragione di esistere

La stagione del berlusconismo è finita non solo per la fine della leadership dell’ex premier, bensì specialmente perché gli italiani hanno segnalato il 4 marzo scorso di non poterne più di nani e ballerine cooptati dall’alto per rappresentarli. Il rilancio di Forza Italia è illusorio, se mai verrà tentato davvero. Quel partito esiste solo nella sua dimensione di comitato del re. Ora che il re non c’è più, o meglio, c’è ma è sovrano di un regno quasi andato del tutto perduto, non ha nemmeno senso che continui ad esistere, sebbene in un’intervista al Corriere della Sera, pubblicata oggi, l’ex premier si dica contrario all’ipotesi del partito unico, chiaramente intravedendo in esso il sigillo ufficiale della sua fine politica.

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Proprio un unico soggetto, al suo interno plurale, sarebbe la risposta, invece, al caos politico di questa fase e finirebbe per agire da freno alle pulsioni disgreganti anche sul versante del centro-sinistra, un po’ come accadde con la nascita del PD nel 2007, seguita appunto da quella del PDL. Un partito unico di centro-destra con primarie o congressi e regole chiare per selezionare l’accesso e l’ascesa ai vertici di chi vi vuole fare parte sarebbe un ritorno alla democrazia in un’area politica, che negli ultimi 25 anni sotto Berlusconi ne ha vista poca o niente. Chi vince detta la linea e chi perde dovrà avere il modo di esprimersi e all’occasione di diventare maggioranza. Tutto questo sarà possibile solo con il collasso di un partito autoreferenziale come Forza Italia, dove non esiste un solo congresso in un quarto di secolo che abbia eletto il dirigente di un circolo di quartiere.

Dirigenti modesti, avulsi dalla società, senza quasi alcuna legittimazione dal basso sono stati la tomba del partito azzurro. Stiamo certi che l’ex premier tenterà ancora una volta di tirare fuori il suo ennesimo improbabile coniglio dal cilindro, nominando qualche volto rassicurante, meglio se femminile, “a capo” di Forza Italia, un po’ come fece nel 2011 con un Angelino Alfano “senza quid”. Semplice operazione di depistaggio per gli allocchi. Il futuro del centro-destra non può ripartire da chi è stato bocciato sonoramente e definitivamente alle urne. Il partito unico potrebbe essere questione di mesi, il tempo che i sondaggi certifichino la morte di una formazione di plastica, senza radicamento territoriale in oltre due decenni e mezzo di esistenza e tra i suoi dirigenti non si scateni il fuggi fuggi alla ricerca di un futuro personale. Chi pensa che la fusione con la Lega non sia né immediata e né possibile per via delle divergenze “ideologiche” dovrebbe dimostrare prima quale ideologia avrebbe oggi Forza Italia, che sventola da 25 anni una rivoluzione liberale nemmeno mai avviata, finendo per esistere oggi proprio come l’ultimo tentativo di resistenza sia a qualsiasi cambiamento “rivoluzionario”, sia a una qualsivoglia trasformazione in liberale dell’Italia.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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