Partito il sell-off sui mercati finanziari, ma non chiamatelo roteazione

I toni da "falco" delle banche centrali stanno scatenando una caduta sia delle obbligazioni che delle azioni sui mercati finanziari. Non sarebbe in atto un processo di rotazione.

di , pubblicato il
I toni da

Sono bastate poche dichiarazioni dal tono “hawkish” da parte dei principali banchieri centrali riunitisi nel corso di questa settimana a Sintra, nel Portogallo, precedendo di due mesi il tradizionale simposio a Jackson Hole e organizzato dalla Federal Reserve. Da Mark Carney a Mario Draghi, i segnali lanciati al mercato sono stati chiari: la lunga era degli stimoli monetari della Bank of England e della BCE starebbe volgendo al termine, lasciando spazio alla stretta monetaria.

Il rialzo dei tassi appare molto più vicino nel Regno Unito rispetto all’Eurozona, a causa della reflazione ben più marcata nel primo, conseguenza della caduta della sterlina dopo il referendum sulla Brexit.

Sul mercato si è scatenato quello che in gergo si chiama “sell-off”, ovvero vendite massicce di assets. Vediamo cos’è successo in appena tre sedute, vale a dire dopo i commenti dei banchieri centrali di lunedì 26 giugno. L’impatto si è fatto sentire sui mercati valutari, con il dollaro ad arretrare dell’1,8% mediamente contro le altre valute. Nel dettaglio, il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 2%, salendo ai massimi da oltre un anno, oltre quota 1,14. S’impenna pure la sterlina a oltre 1,30, apprezzandosi del 2,1%, ai massimi da fine settembre dello scorso anno. (Leggi anche: Stretta BCE si avvicina, i guai per l’economia italiana pure)

Il contraccolpo lo hanno subito, in particolare, i bond. I Treasuries a 10 anni rendevano alla chiusura di ieri il 2,27%, in crescita di 14 punti base dal lunedì scorso. In Europa, i rendimenti dei Bund decennali si sono impennati, quasi raddoppiando dallo 0,25% allo 0,46%, quelli dei BTp sulla medesima scadenza si sono portati al 2,16% dall’1,90% (+26 bp), dei Bonos sono passati dall’1,38% all’1,54% (+16 bp). Giù anche il mercato obbligazionario privato. I corporate bond europei con rating “investment grade” hanno perso mediamente nelle tre sedute lo 0,8%, quelli “high yield” hanno ceduto lo 0,3%.

Niente rotazione, cadono borse e bond

Attenzione, perché a fronte della contrazione del mercato obbligazionario sovrano e corporate in Europa e negli USA, non se ne sono giovati i mercati azionari delle due economie. Il Dow Jones ha perso lo 0,6%, le borse europee più del 2%.

Dunque, non saremmo dinnanzi a un processo di rotazione dal mercato obbligazionario a quello azionario, ma a un ripiegamento di entrambi. L’apparente anomalia si spiegherebbe con la consapevolezza del mercato, che la fine degli stimoli monetari in Europa provocherà una riduzione della liquidità, che non potrà che impattare negativamente sulle valutazioni di tutti gli assets.

Negli ultimi anni, infatti, con l’avvio degli stimoli monetari da parte di tutte le principali banche centrali del pianeta, sia l’azionario che l’obbligazionario hanno registrato imponenti guadagni. Prendiamo le borse europee, che dai minimi toccati nel marzo del 2009 hanno segnato ad oggi un roboante +125%. E negli ultimi 5 anni, i prezzi dei corporate bond in euro sono saliti di oltre il 20%. Il legame tra i due comparti, però, potrebbe sussistere non solo nella buona, ma anche nella cattiva sorte. Il rischio è che non vi sia in atto una rotazione in favore delle azioni, ma una loro caduta insieme alle obbligazioni. (Leggi anche: Stretta BCE, Draghi avverte sui rischi)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>