Parlare di ripresa in Grecia è prematuro e serve a giustificare l’austerità

I boss delle banche e i politici stanno cercando di convincere il mondo che la Grecia è in via di guarigione - ma tutto questo ottimismo serve a giustificare la terapia d'urto imposta all'eurozona.

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
I boss delle banche e i politici stanno cercando di convincere il mondo che la Grecia è in via di guarigione - ma tutto questo ottimismo serve a giustificare la terapia d'urto imposta all'eurozona.


The Guardian
 – Forse vi ricorderete di aver letto di un caso disperato chiamato Grecia. La prima tessera del domino a cadere nella crisi della zona euro, ufficialmente in bancarotta e tenuta a galla solo da centinaia di miliardi di euro dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale. Per garantire i prestiti, Atene ha dovuto tagliare la spesa, licenziare o tagliare le retribuzioni a migliaia di dipendenti pubblici e svendere i beni dello Stato. Il risultato è stato la rivolta sociale, disordini politici e collasso economico. Centinaia di migliaia di greci sono scesi in piazza. Il Paese ha affrontato la minaccia dell’espulsione dall’euro, quel che gli economisti hanno soprannominato “Grexit”. In breve, è entrato in una crisi profonda. Ma se questa è la vostra immagine della Grecia, forse avete bisogno di un aggiornamento: alla primavera / estate 2012

Nel corso delle ultime settimane, i vertici di Atene hanno cercato di convincere il mondo che i giorni felici sono ritornati. Il primo ministro Antonis Samaras ora parla della “storia di successo” greca. Il boss della banca centrale e il Ministro delle finanze dicono che la Grecia ha svoltato. Editorialisti della stampa nazionale e parti della stampa finanziaria internazionale confermano doverosamente. E quelli che hanno asset greci o europei da vendere applaudiscono: “Dimenticate il Grexit – potrebbe essere invece Greecovery” sosteneva una “ricerca” particolarmente stupida che ho ricevuto Venerdì.

 

Quel che c’è in gioco qui è qualcosa di molto più grande del fatto se un’economia che vale il 2% del PIL annuo europeo sia davvero in via di guarigione. Si tratta di giustificare la terapia shock imposta ai membri in difficoltà dell’eurozona.

La cosa è stata francamente ammessa da Maria Paola Toschi, market strategist di JP Morgan, nel FT della scorsa settimana. “Se la Grecia può essere presentata come un’economia in ripresa, dopo aver preso la medicina dell’austerità fiscale e le riforme dal lato dell’offerta, allora il programma di riforme della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale potrà ricevere un ulteriore impulso.”

Se le élite dell’Europa e di Washington possono vantarsi di aver “guarito” la Grecia, allora possono anche scrollarsi di dosso le critiche sull’austerità. E possono anche difendere un modello economico che solo tre anni fa sembrava essersi schiantato contro un muro.

Eppure, i dati non supportano questa tesi. Il mercato azionario di Atene è raddoppiato nell’ultimo anno? Il denaro a buon mercato dalle banche centrali e gli investitori alla disperata ricerca di rendimenti possono giocare brutti scherzi. I salari sono scesi? Sì, ma gli investimenti delle aziende che avrebbero dovuto seguire non si sono materializzati. I conti pubblici sono tornati in qualche modo in ordine? Magari tagliare con l’accetta il welfare e i servizi pubblici produrrà questo risultato; comunque, pochi pensano che Atene un giorno potrebbe uscire dalla sua immagine di sovrano prigioniero dei debiti.

 

DISOCCUPAZIONE GRECIA – E nessuno contesta seriamente il fatto che l’economia rimane gravemente malata; l’OCSE prevede che nel 2014 la Grecia dovrà affrontare il suo settimo anno di recessione consecutivo. Più di un greco su quattro è senza lavoro, quasi due giovani greci su tre. Circa il 60% dei disoccupati non lavorano da più di un anno. Secondo un recente pezzo di Nick Malkoutzis e Yiannis Mouzakis per Ekathimerini, ci sono 400.000 famiglie in Grecia senza un capofamiglia che le sostenga.

Anche se fin dall’inizio io sono stato contrario all’austerità imposta alla Grecia, avrei preferiito di gran lunga essere smentito. Avendo vissuto ad Atene nel 2011, e avendo un certo numero di amici greci, mi piacerebbe vederli rifiorire.

Sia come sia, il più che si può dire sulla fuggevole ripresa è che la Germania e il resto d’Europa hanno deciso di mantenere Atene nella moneta unica e di continuare a rifornirla di euro. Da questo è arrivata una certa stabilità finanziaria che ha attratto gli investitori. La silenziosa corsa agli sportelli delle banche, con i risparmiatori che ritirano il loro denaro, si è fermata, ma le istituzioni finanziarie ora funzionano più come caveau di depositi che come erogatori di credito. E ci sono stati alcuni cambiamenti culturali e istituzionali importanti, come sottolinea il gestore di fondi Jason Manolopoulos. Prima della crisi, il governo non sapeva quanti dipendenti pubblici avesse alle sue dipendenze, ora lo sa. E, se desiderate operare nel bel mezzo di una depressione, creare un’impresa è diventato più facile e meno costoso.

Ma mettete questi guadagni contro un sistema sanitario quasi al collasso, l’ascesa del partito neo-nazista Alba Dorata e il giro di vite sui giornalisti investigativi come Kostas Vaxevanis, perseguitati per la pubblicazione di un elenco dei super-ricchi evasori fiscali.

Mentre l’economia rimane catatonica e la società civile è in crisi, tutto questo ottimismo equivale a rivendicare il successo di un’operazione anche quando purtroppo il paziente è morto. E’ una variante più drammatica di quel che di George Osborne e i sostenitori dell’austerità stanno cercando di fare anche nel Regno Unito: definire al ribasso un’esperienza di successo.

Due estati fa, ero seduto con l’economista Yanis Varoufakis sul suo balcone con vista sull’Acropoli, e gli ho chiesto di riassumere le prospettive per la Grecia. “E ‘in caduta libera”. Ieri sera, gli ho rivolto la stessa domanda. “E’ ancora in caduta libera.”

Poi mi ha raccontato una storia. L’anno scorso, il suo libro The Global Minotaur era un bestseller in Grecia. Tuttavia, ha detto di non aver ricevuto un centesimo di royalties. Perché no? Il suo editore non aveva ricevuto soldi dalle librerie, che erano tutte fallite. Piuttosto che inseguirle, mettere i librai fuori mercato e, infine, dire addio definitivamente ai soldi, l’editore ha preferito lasciar stare. Quindi, i negozi, l’editore e l’autore non hanno tirato su nulla. Questa piccola amabile storia di inerzia economica mi sembra significativa.

Articolo originale: Talk of recovery in Greece is premature – and all about justifying austerity

 

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Argomenti: austerità fiscale, Grexit, Visti dall`estero

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