Economia USA, Russiagate per ora non fa male: è il paradosso Trump

Presidenza Trump nell'occhio del ciclone sul Russiagate, ma all'economia americana non starebbe facendo male, per adesso.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Presidenza Trump nell'occhio del ciclone sul Russiagate, ma all'economia americana non starebbe facendo male, per adesso.

Infuria la polemica politica negli USA, dopo che il New York Times ha pubblicato una serie di emails risalenti al 2016 e intercorse tra Donald Trump junior, il figlio del presidente americano, e un’avvocatessa vicina al Cremlino, con quest’ultima ad invitare il primo a recarsi in Russia per ottenere informazioni scottanti contro la candidata democratica Hillary Clinton. L’uomo ha confermato dei contatti con il legale russo, ma ha anche sostenuto di non averne informato il padre, in quanto non rilevanti in sé. Insomma, non siamo alla “smoking gun” contro la Casa Bianca, ma certo che le tensioni intorno al cosiddetto Russiagate non fanno bene al presidente, la cui agenda economica rischia di impantanarsi al Congresso sulle tensioni relative ai suoi presunti rapporti con i russi.

E, però, il caso più politico che giudiziario, che sta coinvolgendo l’Fbi, l’intelligence americana, oltre che interi pezzi dell’amministrazione Trump, sta avendo effetti negativi sul dollaro, che in queste ore scambia mediamente contro le altre valute ai minimi da 10 mesi. Dall’inizio dell’anno, il biglietto verde risulta indebolitosi del 6,6%, segno che sui mercati si guardi con maggiore pragmatismo all’implementazione dell’agenda economica da parte del governo USA, rispetto alle prime settimane successive alla vittoria inattesa del candidato repubblicano. (Leggi anche: Economia USA grande di nuovo? Non con dazi, ma taglio deficit)

Tassi USA in aumento

Ma un dollaro più debole non è un male per l’economia americana, che ha chiuso il 2016 con un deficit commerciale di oltre 502 miliardi di dollari, di cui il 60% verso la sola Cina. Le imprese a stelle e strisce esportano poco, dunque. Un rafforzamento del cambio, conseguenza di una stretta monetaria in corso, non farebbe bene su questo piano, rendendo ancora meno convenienti le merci e i servizi degli USA rispetto a quelli nel resto del pianeta.

Non solo. Un dollaro più debole sta contribuendo ad accelerare l’inflazione verso il target del 2% fissato dalla Federal Reserve, rendendo più necessaria la normalizzazione della politica monetaria americana, nonostante il gradualismo ostentato ancora ieri dal governatore Janet Yellen davanti al Congresso. Tassi USA più alti servono a contrastare la bolla finanziaria, che alimentandosi ulteriormente accrescerebbe i rischi futuri sui mercati. (Leggi anche: Governatore Federal Reserve, Trump rimpiazza Yellen con un suo uomo?)

Russiagate non danneggia gli USA, ma se dura poco

Come ogni stretta, però, esiste sempre l’inconveniente di deprimere l’economia, colpendo i consumi interni e le esportazioni, tramite rispettivamente tassi e cambio più alti. Tutto questo non starebbe avvenendo in questi mesi, vuoi perché l’impatto delle mutate condizioni finanziarie si esplica in un arco di tempo più lungo, vuoi pure perché da tutto quest’anno il dollaro si sta indebolendo mediamente contro le altre valute, cosa che non si è ancora tradotta in benefici visibili per le imprese americane, se è vero che il deficit commerciale cumulato nei primi 5 mesi di quest’anno risultava cresciuto di 27 miliardi su base annua a 233 miliardi di dollari. Tuttavia, è probabile che esso abbia risentito almeno in parte dell’apprezzamento del dollaro nei mesi precedenti, considerando che tra il maggio e il settembre dello scorso anno, il cambio si sia rafforzato mediamente di quasi l’11%.

Attenzione, non stiamo affermando che il Russiagate sia un toccasana per l’economia americana, perché se il dossier occupasse non solo le prime pagine dei giornali internazionali, ma anche le sedute del Congresso e le giornate del presidente Trump, si correrebbe il rischio di sottrarre tempo ed energie alle questioni realmente importanti per la prima economia mondiale, come il taglio delle tasse, la riforma sanitaria e le relazioni commerciali. In questa fase, però, paradossalmente la campagna anti-Trump orchestrata dai grandi media made in USA farebbe il gioco degli interessi nazionali, i quali possono confidare in condizioni esterne più favorevoli per le esportazioni, nonostante il ciclo monetario restrittivo avviato nel dicembre 2015. Sia chiaro, però, che il gioco è bello, quando dura poco. E su questo non sappiamo granché. (Leggi anche: Borse e dollaro festeggiano parole Yellen su tassi ed economia USA)

 

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Argomenti: Economia USA, Fed, Presidenza Trump, tassi USA